Scuola regionale o nazionale. Siamo al punto di non ritorno?

Trieste – Nella scuola c’è qualcosa che non va. È sotto gli occhi di tutti. Se non altro perché, a esasperare la crisi del settore – almeno per la soddisfare il palato dell’opinione pubblica – ci sono le critiche alla preparazione grammaticale degli alunni che frequentano l’università. E non solo.

Il circolo vizioso è chiuso dall’ultimo concorso per reclutare nuovi maestri e maestre in Veneto. Il 53% non ha superato l’esame. Vuol dire che 1.604 aspiranti hanno dimostrato una preparazione grammaticale insufficiente a insegnare l’abc ai bimbi delle elementari. Troppi strafalcioni di italiano, dicono i commissari.

Conclusione arcinota: la scuola è in sofferenza. E sofferenza doppia in Friuli Venezia Giulia. Perché alla questione nazionale si somma quella regionale: qualche giorno fa, la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, ha incontrato a Roma il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli.

Serracchiani ha esposto al ministro le preoccupazioni per il prossimo anno scolastico: con il primo marzo rimarrà vacante la carica di dirigente dell’Ufficio scolastico regionale con ovvie conseguenze sull’efficienza dei servizi. Poi ci sono la carenza nell’organico del personale ATA e, viceversa, il sovrannumero del personale di segreteria che la dematerializzazione sta rendendo superfluo o sovraccaricato di lavoro.

Un altro problema è quello della carenza di dirigenti scolastici (presidi).

Il concorso è atteso invano da un paio d’anni. Ogni mese se ne annuncia l’imminente pubblicazione… Il ministero, per legge, ricorre al sistema della reggenza e non solo per le scuole “sottodimensionate”: sarebbe a dire che, non essendoci presidi a sufficienza, un dirigente (ma anche un responsabile dei servizi amministrativi) può essere nominato a dirigere più scuole.

Sul fenomeno, la letteratura inmateria – ma anche l’esperienza comune – proclama che il preside “assume in tal modo un ruolo puramente amministrativo e burocratico, svilito nella portata educativa e nelle relazioni nei confronti di docenti, discenti e famiglie”.

Ciò è quanto si rischia. Nella nostra regione, in  particolare, in ben un terzo circa degli istituti. Per la precisione nel 30,4% delle scuole. Tanti sono gli istituti senza guida, contro una media nazionale del 16%. Per una volta, i sindacati condividono le medesime preoccupazioni di Serracchiani. Anzi, si attendono un peggioramento dovuto ai prossimi pensionamenti.

A ciò si deve aggiungere l’importante nodo dei test Invalsi che investono l’ideologia-guida di questo modo di intendere la scuola e l’educazione e, fortemente connesso, il meccanismo dell’alternanza scuola-lavoro contro il quale molti studenti hanno manifestato dubbi e avversione, non fosse altro per il legame con le spesso sgradite società multinazionali.

La sofferenza regionale è aggravata dalla situazione nazionale: oltre alle proteste mai sopite contro la legge 107 e i suoi corollari, come il bonus docenti, la valutazione del merito, la perdita del potere d’acquisto degli stipendi. Ora interviene la riforma Madia sulla pubblica amministrazione.

Sebbene manchi l’ultimo passaggio in parlamento affinché diventi legge, l’articolo 55 bis del decreto legislativo contiene quanto previsto e temuto durante l’estate scorsa a proposito dei superpoteri del preside sceriffo: il dirigente – se tutto sarà approvato – potrebbe avere la facoltà di sospendere per 10 giorni un docente, oltre a stabilire gli aumenti del compenso accessorio dei docenti e chiamare i nuovi insegnanti a proprio giudizio. Inoltre rimane aperta la ferita del precariato.

Inutile sottolineare che i sindacati si preparano alla mobilitazione. Com’è accaduto finora, una gran parte di docenti, famiglie, studenti e forze politiche si è dichiarata contraria a questo modo di intendere la scuola. Invano. Perché il processo non si ferma e le otto deleghe della legge 107 sono discusse in parlamento in questi giorni.

Il ministro Fedeli non deflette dalla via indicata da Giannini e Renzi e, se può, rimarca la direzione sostenendo che la legge 107 ha fatto molto per il precariato con l’assorbimento di molti docenti. Ma questo urta decisamente con il problema del “potenziamento” degli insegnanti che è sotto gli occhi di tutti.

Vale a dire con tutti quegli insegnanti assunti per motivi elettorali e che si ritrovano a girare i pollici negli istituti assegnati e non possono essere impegnanti in attività didattiche perché nulla hanno a che vedere con l’indirizzo degli studi.

Per ora, 8 marzo e 17 marzo sono le date delle prossime mobilitazioni anche contro Invalsi e alternanza scuola lavoro.

[Roberto Calogiuri]

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