Catena di pizzerie nel mirino della Finanza: un milione di euro nascosti al fisco

Trieste – I Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Trieste, su delega della Procura della Repubblica, hanno sequestrato immobili e quote societarie degli amministratori di un noto gruppo di pizzerie a Trieste e in altre località del Nord, già oggetto di indagini avviate anni fa.

Il provvedimento cautelare è stato adottato a conclusione di complesse indagini che lo scorso anno avevano verificato l’omessa presentazione della dichiarazione fiscale da parte di un notissimo locale triestino, la pizzeria “Peperino”, appartenente ad un grosso gruppo operante nel settore che – nel solo 2015 – ha nascosto al Fisco un milione di euro di incassi.

I danni per l’erario sono stati pari ad oltre 100mila euro, relativi alle imposte dirette e all’I.V.A. non riscosse. Un immobile di pregio, sito in pieno centro città, risultato essere nella disponibilità di uno degli indagati, fu sottoposto a sequestro “per equivalente” e, ancora oggi, è vincolato.

I successivi ed articolati sviluppi investigativi hanno rivelato che gli amministratori del gruppo societario avevano preordinatamente architettato di eseguire un disegno fraudolento, al fine di sottrarsi agli obblighi emersi a seguito di un controllo fiscale condotto dalle Fiamme Gialle nel 2010, anch’esso conclusosi con la scoperta di una rilevante evasione fiscale, ovvero con la notifica di cartelle esattoriali per oltre 220 mila euro.

Infatti, allo scopo di eludere le procedure di riscossione coattive relative all’importo dovuto all’erario, gli indagati hanno trasferito formalmente il controllo dell’azienda debitrice a “prestanome” nullatenenti, dopo averla però “svuotata” dei beni aziendali che erano strumentali all’attività di ristorazione.

La proprietà del locale è stata ceduta ad una società costituita “ad hoc”, che di fatto ha continuato nella gestione del medesimo ristorante/pizzeria senza preoccuparsi di assolvere al debito tributario.

Sulla scorta di un solido impianto probatorio, la Procura della Repubblica di Trieste ha disposto perciò un ulteriore sequestro “per equivalente” di due immobili, situati in centro e nella rinomata località turistica di Rivisondoli (AQ), nonché di quote societarie relative a sei imprese alle quali sono riconducibili alcuni locali del gruppo “Peperino” a Milano e a Udine.

Si tratta di una mera struttura dal netto profilo antisociale che da anni operava a Trieste, capace di forte espansione e munita di sofisticati metodi evasivi rivelati dall’intensa attività investigativa svolta dagli uomini del Nucleo.

Tre sono gli indagati: Nicola Taglialatela, Pietro Savarese e Adi Sade, su cui gravano specifiche accuse che si sommano a quelle precedentemente formalizzate.

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