Si presenta a Trieste “Il governo delle donne. Viaggio tra le amministratrici italiane”. Intervista all’autrice

Trieste – È da poco uscito per le edizioni Vita Activa Nuova il libro di Fabiana Martini “Il governo delle donne. Viaggio tra le amministratrici locali italiane” (Trieste, 2022). Ventuno interviste ad altrettante donne che ricoprono ruoli di amministratrici locali o fanno parte di consigli comunali. Una per ogni regione italiana.

La prima presentazione del libro si svolge a Trieste martedì 25 ottobre alle 18.15 nella sala del Circolo della Stampa di Trieste, in Corso Italia 13. 

L’obiettivo, far conoscere il lato femminile della politica locale attraverso un vero e proprio viaggio in Italia: tutte le interviste, tranne una, si sono svolte nelle città delle donne al governo.

Diciamo subito una cosa: Fabiana Martini, che è anzitutto una giornalista, con la sua scrittura ha la capacità “magica” di portarti esattamente lì, sul posto, che si tratti di Milano, Assisi (Pg), Champorcher (Ao) o Augusta (Sr). Inquadra con brevi ed efficaci tratti il contesto in cui amministratrici e consigliere si trovano ad agire e scatta un’istantanea delle persone colte nel pieno esercizio delle acrobazie quotidiane – sempre sul filo del rasoio tra impegni istituzionali e vita privata.

La decisione di intraprendere il cammino per il Paese nasce dalla sua personale esperienza come vicesindaca del Comune di Trieste (dal 2011 al 2016, sindaco Roberto Cosolini) e consigliera comunale di opposizione (dal 2016 al 2021, sindaco Roberto Dipiazza): “Mi è capitato di essere ‘apripista’ al femminile in incarichi di responsabilità: prima donna a dirigere un settimanale cattolico, prima donna vicesindaca di Trieste. Sono state esperienze che mi hanno fatto toccare con mano l’essere – come donna – in condizione di estrema minoranza”. Da qui la necessità della narrazione: “Ciò che non è raccontato non viene immesso nella cultura, non è in grado di creare modelli. Finito il mio mandato, ho voluto ascoltare le colleghe amministratrici anzitutto per verificare se le difficoltà che avevo incontrato erano simili e poi dipanare un racconto delle esperienze femminili che andasse al di là degli schieramenti, cogliendo le asperità – e talvolta il lato comico – di gestire tempi e ruoli in quanto donne”.

L’autrice spiega che il suo progetto iniziale era più ambizioso: trascorrere un’intera giornata accanto alla donna al governo; una sorta di monitoraggio h24. Poi però dopo il primo tentativo (con Laura Marzi, sindaca di Muggia) si è resa conto che sarebbe stato un impegno troppo difficoltoso sia per la protagonista che per la giornalista. Progettazione, ideazione, viaggi e tempi della scrittura di questo saggio sono stati totalmente autofinanziati. Solo in qualche caso è riuscita ad agganciare la visita sul posto a qualche evento ad invito o a vacanze di famiglia.

Come è avvenuta la scelta delle donne da intervistare? “Ho stabilito di dare le giuste proporzioni a diversi aspetti. Per quanto riguarda il Comune: la posizione geografica, la collocazione e vocazione (mare, montagna, città d’arte), le sue dimensioni. Per la donna al governo: par condicio di appartenenza politica, ruolo istituzionale, tipo di deleghe. Senza trascurare alcuni aspetti di novità, come il fatto che in grandi città come Roma e Torino sia stata eletta per la prima volta una sindaca”.

Per Fabiana Martini è difficile stabilire le figure ed i temi che l’hanno colpita di più durante la strada: “Tutte le donne mi hanno lasciato qualcosa di importante. Ogni volta che riascoltavo le loro parole e riguardavo gli appunti scoprivo risposte inattese, punti di vista diversi che mi hanno interpellato”.
Cita fra le tante Francesca Toffali, assessora alle attività produttive del Comune di Verona, quando dice che “la prima conciliazione [tra tempo per la politica e tempo per la vita privata, ndr.] te la devi trovare a casa. Devi prima chiederlo a chi dorme con te e non pretenderlo da altri”.

E ancora, sempre Toffali: non occorre inventarsi progetti specifici per la conciliazione, l’elemento di base sono i servizi pubblici essenziali come l’illuminazione, i trasporti: “garantire che un bambino di 10 anni possa muoversi in sicurezza coi mezzi pubblici dalla periferia al centro è già un tempo conciliato, che non obbliga la madre ad accompagnarlo”.

Dall’altra parte però trova le parole sconsolate di Angela Fiore: “Io non so se a casa c’è lo zucchero, c’è il sale: io non lo so più. Perché io la spesa non la faccio più”. E sempre a proposito di famiglia e lavoro, cita le due esperienze di Luisa Guidone, presidente del Consiglio comunale di Bologna, che tiene “box e lettino in Comune per riprendere dopo meno di due mesi l’attività senza rinunciare all’allattamento” ma lo ritiene “un grande privilegio più che un esempio perché molte altre donne non potrebbero permetterselo”; e quella di Stefania Proietti, sindaca di Assisi che, per incoraggiare le altre donne, “in alcune occasioni pubbliche sceglie di portare anche i suoi figli” di 10 e 4 anni.

Anche le posizioni rispetto al tema delle quote di genere non sono univoche. Tra le intervistate, c’è chi le ricusa appellandosi al merito – se una persona è brava non importa se è uomo o donna – e chi invece le ritiene necessarie per dare una necessaria spinta alla partecipazione femminile. “Personalmente – afferma Fabiana Mertini – ritengo che ci sia ancora bisogno di questo strumento. Occorre aprire spazi alla rappresentanza femminile, se non ci diamo la possibilità di misurarci con questo impegno non ne usciamo”.

Emerge una tipicità dell’impostazione femminile del governare: quella di lavorare in modo trasversale fra le diverse sezioni dell’amministrazione. “Sembrerebbe ovvio, specialmente in un tempo come il nostro, non lavorare a compartimenti stagni, ma di fatto per gli uomini è molto difficile avviare ‘contaminazioni’ con altri assessorati. La mentalità imperante è quella di rivendicare risultati personali, per avere visibilità”.

Assolutamente comune tra generi e ruoli è invece il grido di dolore per l’invasione inarrestabile della burocrazia: “Le procedure da seguire per fare qualsiasi cosa, anche la più semplice, sono decuplicate. Un ostacolo che scoraggia qualsiasi amministrazione, da Nord a Sud e di tutto l’arco costituzionale. Stare dietro alle incombenze burocratiche polverizza il tempo, schiaccia la quotidianità su un presente fatto di carte e moduli da riempire online e offline e così impedisce a chi amministra di dedicarsi a progettare per la propria città con una visione più ampia”.

Infine – ultimo ma non meno importante – parliamo delle parole. Parole che feriscono, parole che discriminano.

“L’ostilità pesante sui social network è un aspetto odioso, purtroppo ampiamente diffuso. Molte amministratrici ne sono rimaste scottate, umiliate, spaventate. Tanto da non ricandidarsi o per lo meno farsi venire più di un dubbio se proseguire nell’attività politica. Questa ostilità è particolarmente sentita se sono coinvolti anche i figli”.

La questione del linguaggio di genere: “Alcune donne vivono con fastidio la declinazione al femminile della propria carica, preferiscono esser chiamate ‘assessore’ o ‘sindaco’ piuttosto che utilizzare la forma italiana grammaticalmente corretta. Non si tratta, come potrebbe sembrare a prima vista, di una questione marginale o risibile: il linguaggio costruisce la cultura, il linguaggio indirizza la storia. Adottare sostantivi maschili per i ruoli fa passare il messaggio che siano riservati agli uomini e che quindi una donna debba adattarsi a quel modello”.

Al termine del suo viaggio/racconto Fabiana Martini riassume così il suo bilancio: “Ho cercato di far vedere l’invisibile. La narrazione è vita, l’invisibilità è una forma di violenza”.

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