I Comuni della Bassa Friulana chiedono una Casa della Comunità spoke, la Giunta: prima l’attuazione del DM 77
San Giorgio di Nogaro (Ud) – La richiesta di istituire una Casa della Comunità spoke a San Giorgio di Nogaro, avanzata da sei Comuni della Bassa Friulana (San Giorgio di Nogaro, Carlino, Marano Lagunare, Muzzana del Turgnano, Porpetto e Torviscosa) attraverso ordini del giorno approvati dai rispettivi consigli comunali, ha aperto un confronto diretto con la Regione. Il tema è stato al centro dell’incontro svoltosi nel municipio di San Giorgio lo scorso giovedì 8 gennaio, alla presenza dei sindaci del territorio e dell’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi.
La proposta nasce dall’esigenza di migliorare l’accessibilità ai servizi sanitari territoriali e di rafforzare la prossimità delle cure in un’area che rivendica una maggiore presenza strutturata del sistema pubblico.
La posizione della Regione: prima ciò che è programmato
L’assessore Riccardi ha chiarito che la proposta non viene respinta, ma collocata in una sequenza di priorità. La Regione, ha spiegato, deve prima portare a piena attuazione quanto già programmato nell’ambito del DM 77, il decreto che ridisegna l’assistenza territoriale del Servizio sanitario nazionale.
«Non un no – ha affermato – ma prima attuiamo pienamente quanto già programmato, poi valutiamo soluzioni sostenibili». Il riferimento è alla necessità di rendere operativi i modelli già approvati, prima di introdurre ulteriori articolazioni della rete.
Che cosa prevede il DM 77
Il Decreto ministeriale 77 del 2022 definisce standard e modelli organizzativi per l’assistenza territoriale, nell’ambito della Missione 6 del PNRR. Prevede una rete basata su Case della Comunità, Centrali operative territoriali, Ospedali di Comunità, infermieri di famiglia e di comunità, assistenza domiciliare e telemedicina, con un forte accento sull’integrazione sociosanitaria.
Le Case della Comunità sono pensate come punti di riferimento per la presa in carico multiprofessionale dei cittadini, con il Punto unico di accesso e il coordinamento tra sanità e servizi sociali. L’attuazione è soggetta a monitoraggio semestrale da parte di AGENAS e incide sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale.
Lo stato di attuazione in Friuli Venezia Giulia
In Friuli Venezia Giulia il Programma regionale dell’assistenza territoriale, approvato nel 2022, prevede 22 Case della Comunità hub, 12 Centrali operative territoriali e 281 posti letto di Ospedale di Comunità. I dati del primo semestre 2025 indicano un buon avanzamento sulle COT, tutte funzionanti, e una copertura completa dell’assistenza domiciliare integrata nei distretti.
Più articolata la situazione delle Case della Comunità: molte strutture hanno almeno un servizio attivo, ma nessuna risulta ancora completa di tutte le funzioni obbligatorie previste dal DM 77. È su questo passaggio che la Regione concentra l’attenzione, prima di valutare nuove sedi spoke.
Personale e sostenibilità organizzativa
Secondo Riccardi, il nodo principale non riguarda le risorse finanziarie, ma il capitale umano. La carenza di personale, in particolare infermieristico, rappresenta il limite più rilevante per l’attuazione piena dei nuovi modelli territoriali.
Nel confronto è emersa anche l’ipotesi di coinvolgere medici di medicina generale in pensione. La Regione si è detta favorevole, ma restano da risolvere questioni fiscali e normative. L’eventuale apertura nel decreto Milleproroghe alla stipula di contratti di lavoro autonomo potrebbe offrire uno strumento operativo in più.
Integrazione sociosanitaria e non autosufficienza
Nel dibattito è stato richiamato anche il tema della non autosufficienza e dell’integrazione tra sanità e sociale. A San Giorgio di Nogaro è presente una struttura residenziale di qualità, che secondo l’assessore va inserita in una strategia condivisa tra Regione ed enti locali.
L’obiettivo, per la Giunta, è evitare un indebolimento dell’offerta pubblica nel lungo periodo e garantire risposte adeguate nell’ambito delle cure primarie e dell’assistenza territoriale, in coerenza con l’impianto del DM 77.
La richiesta dei Comuni e i prossimi passaggi
I Comuni della Bassa Friulana chiedono tempi certi e una valutazione attenta delle specificità territoriali. La Regione, dal canto suo, ribadisce che l’orizzonte resta quello del DM 77 e dei target PNRR al 2026, con una fase prioritaria dedicata al funzionamento pieno delle strutture già previste.
Il confronto resta aperto. Si tratta di investire sulla capacità di tradurre i dettati normativi in servizi effettivi, accessibili e continuativi per i cittadini.
Le critiche dell’Opposizione sull’attuazione del DM 77
Dall’Opposizione in Consiglio regionale arriva una lettura fortemente critica dello stato di attuazione del DM 77. La consigliera regionale Laura Fasiolo (Pd) parla di una riorganizzazione della medicina territoriale che «si sta rivelando preoccupante» e chiede chiarezza sulle azioni concrete messe in campo per rendere operative le Case della Comunità in modo coerente con il decreto ministeriale. Al centro delle contestazioni c’è la carenza di medici di medicina generale, ritenuta un rischio serio per i pazienti cronici e fragili.
Secondo Fasiolo, in assenza di medici di medicina generale strutturati, le Case della Comunità rischiano di diventare «scatole semivuote» o di basarsi su personale a gettone, vanificando l’impianto del DM 77, che punta su équipe multidisciplinari stabili e sulla presa in carico continuativa, non su un semplice servizio orario per alleggerire i pronto soccorso.
La consigliera sollecita inoltre un quadro chiaro della disponibilità reale di medici nelle strutture già aperte, anche in Friuli, e chiede alla Regione se l’intenzione sia quella di superare davvero il sistema degli ambulatori sperimentali di assistenza primaria o di trasferirne di fatto le stesse criticità dentro le nuove Case della Comunità.

