Campioni di umanità, storie di ordinaria bellezza

Eppure ci sono stati, ci sono, ci saranno sempre i campioni di umanità, anche se passano inosservati, sconosciuti dimenticati. Sono lampade accese per chi vuol vedere e capire e non si accontenta delle tristi notizie che producono solo disincanto e intende vivere meglio.

Il buon Raja

Guardando al passato, mi ha colpito la vita speciale del principe e filantropo indiano dal nome impronunciabile, Digvijaysinhji Ranjitsinhji, Maharaja di Nawanagar, che all’inizio della seconda guerra mondiale diede rifugio a 740 bambini polacchi, a cui nulla lo legava se non la compassione, sopravvissuti ai campi di lavoro sovietici, dove i genitori erano morti di fame e di stenti, messi su una nave, che si era trovata a navigare vicino alle coste indiane, senza più cibo e medicinali, nave respinta dalle autorità coloniali del posto, ancora dominanti in India, e accolti a sorpresa da questo principe filantropo (nella foto).

Sfidando l’incomprensione pubblica, li accolse di persona, inginocchiandosi davanti a loro per essere all’altezza dei loro occhi. Ne ebbe cura e costruì una dimora capiente e per quattro anni li ospitò e diede loro una buona istruzione. In seguito divennero medici, insegnanti, genitori , nonni, e il principe ricevette un’onorificenza per non aver chiuso le sue porte e il suo animo. Una lezione per tutti noi a pochi giorni dal naufragio nel Mediterraneo con 116 vittime.

La mamma Erasmus

Da poco se n’è andata la professoressa Sofia Corradi, pedagogista italiana di fama internazionale e docente all’Università di Roma, nota come “mamma Erasmus”, fondatrice del famoso progetto europeo, che ha messo in moto e in rapporto cinque milioni di giovani europei. Il suo ideale era la formazione dei giovani alla dimensione europea e così si era espressa in un’intervista a Repubblica: “La formazione dei giovani europei rimane il tema centrale, soprattutto oggi che abbiamo grande bisogno di creare unità e una rete di protezione contro la minaccia dei conflitti”. Le testimonianze dei giovani sono sempre di gratitudine per quanto hanno vissuto e che li ha fatti crescere in umanità e in cultura.

Spider Man

Mattia è un giovane trentenne ligure lavoratore portuale, molto provato nella salute fin da piccolo e costretto a numerosi ricoveri. Ora che sta meglio ed è adulto, avendole provate, ha cercato di alleviare le sofferenze dei bambini in ospedale con malattie gravi, utilizzando il famoso costume di Spider Man – l’uomo ragno. Le sue iniziative, i suoi giochi, le sue parole, i suoi abbracci in combinata coi medici del posto hanno avuto grande risonanza gioiosa nei bambini, tanto che ha ricevuto un’onorificenza dal Presidente della Repubblica ed è stato chiamato da Papa Francesco, che voleva conoscerlo. Dedicato a chi parla sempre male dei giovani….

Queste storie, e tante altre,  parlano con delicatezza una lingua per fortuna molto diversa dal chiasso frastornante e omicida delle imprese belliche, dove la vita di ogni uomo non vale nulla o comunque molto meno delle ambizioni folli dei prepotenti in auge, imprese che sono spacciate per normalità, mentre sono e restano solo nefandezze.

 Silvano Magnelli 

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