Pordenone Docs Fest, cinema reale che sceglie umanità oltre orrore

Pordenone – Dal 25 al 29 marzo 2026, sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, il Pordenone Docs Fest trasforma nuovamente la città in un punto di riferimento internazionale per il cinema del reale. Giunto alla sua XIX edizione, il festival di Cinemazero si conferma tra i principali appuntamenti europei dedicati al documentario, segnando una tappa significativa nel percorso che conduce verso “Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027”.

L’edizione di quest’anno nasce da una consapevolezza precisa: viviamo immersi in un flusso continuo di immagini che rivendicano una presunta immediatezza ma che, proprio per la loro sovrabbondanza, rischiano di produrre assuefazione e perdita di senso. In un’epoca di sovraesposizione visiva, il dolore altrui può trasformarsi in rumore di fondo e lo sguardo in superficie distratta. Il Pordenone Docs Fest sceglie quindi una direzione netta: non rincorrere lo shock visivo, ma restituire complessità, profondità e tempo alla visione.

In questo solco si inserisce l’anteprima nazionale di Peacemaker di Ivan Ramljak – che sarà presente al festival -, già vincitore del festival DOK Leipzig, che ricostruisce la figura di Josip Reihl Kir, capo della polizia di Osijek (ora Croazia) nel 1991, uomo che scelse il dialogo come strumento di mediazione. Attraverso materiali d’archivio e testimonianze, il film restituisce il ritratto di una scelta individuale capace di interrogare il presente: una riflessione anche sull’attuale ascesa di estremismi, sempre più incontrollati e preoccupanti anche nel territorio balcanico.

Tra le opere più intense e attuali della selezione figura l’anteprima nazionale di A Fox Under a Pink Moon di Mehrdad Oskouei, film vincitore di IDFA, il più grande festival di documentario d’Europa: il diario visivo di Soraya, giovane artista afghana in Iran (che col regista sarà presente al festival), che filma con il proprio smartphone la sua quotidianità sospesa tra paura e desiderio di futuro.. Il film è un esempio emblematico di come il dispositivo personale possa diventare strumento di autorappresentazione e resistenza narrativa: il racconto dei suoi tentativi di fuga dall’Iran, per evitare violenze in una società maschile e contraria alle libertà femminili, e della sua arte sono un manifesto alla autodeterminazione e un grido di speranza.

Il rapporto tra immagini e percezione è al centro anche di The Longer You Bleed di Ewan Waddell, che, presentato in anteprima nazionale alla presenza del regista, segue un gruppo di giovani ucraini mentre osservano la propria patria attraverso i feed di Instagram. Tra ironia (talvolta paradossale, sconvolgente) e sperimentazione visiva, il film diventa una riflessione potente su come consumiamo le immagini del dolore e su come queste, inevitabilmente, finiscano per consumare noi.

Lo sguardo del festival si apre inoltre a traiettorie femminili e a storie di trasformazione. In Wise Women, sempre in anteprima nazionale, la regista Nicole Scherg (presente al festival) accompagna lo spettatore tra Etiopia, Brasile e Austria, accanto a cinque ostetriche – figure chiave non sempre ricordate e quasi sempre femminili – che trasformano ogni nascita in un gesto di libertà e responsabilità, ricordando come il modo in cui veniamo al mondo contribuisca a definire il nostro futuro.

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