Timavo sotterraneo, nuovo accesso sul Carso triestino dopo vent’anni di esplorazioni
Trieste – Un nuovo accesso al Timavo sotterraneo è stato aperto sul Carso triestino dopo un lungo lavoro, durato quasi vent’anni. Il risultato è stato raggiunto dagli speleologi della Commissione Grotte “E. Boegan” della Società Alpina delle Giulie, sezione di Trieste del Club Alpino Italiano.
L’esplorazione ha interessato la grotta numero 104 del Catasto Speleologico Regionale, oggi denominata Abisso Luciano Filipas in memoria di un socio scomparso. Si tratta della quarta cavità che, nella parte italiana del Carso Classico, consente di raggiungere il corso sotterraneo del Timavo.
La grotta si trova nei pressi di Fernetti, all’interno dell’area dell’autoporto, la cui direzione ha dato permessi e supporto al progetto. La cavità era nota già nell’Ottocento come “buco soffiante” durante le piene del fiume, ma si fermava a pochi metri di profondità ed era rimasta a lungo inesplorata. I lavori sono ripresi con decisione nel 2006 e hanno richiesto centinaia di uscite e il contributo di numerosi speleologi.
Nel gennaio scorso il gruppo ha raggiunto un pozzo che conduce a una vasta caverna situata a 315 metri sotto la superficie. Sul fondo scorre il Timavo sotterraneo, con acque di colore verde smeraldo. La prima discesa completa risale ai primi giorni di aprile. Nell’occasione è stato effettuato il prelievo di campioni d’acqua e sedimenti per analisi scientifiche.
Le prime osservazioni hanno evidenziato un ambiente ancora intatto, con la presenza di due laghi, uno a monte e uno a valle del corso d’acqua, lunghi circa cinquanta metri. All’interno sono stati osservati anche esemplari di proteo, specie tipica delle acque sotterranee carsiche.
L’attività proseguirà con ulteriori esplorazioni dei percorsi idrici e con rilievi topografici dettagliati. È prevista anche una fase di studio con l’installazione di strumenti per il monitoraggio continuo e test di tracciamento. I dati raccolti permetteranno di approfondire la conoscenza del sistema idrico del Reka-Timavo e delle caratteristiche dell’acquifero carsico.
Il risultato rappresenta un nuovo tassello nella conoscenza del sottosuolo del Carso e conferma il valore di un lavoro che ha coinvolto più generazioni di speleologi.
(Crediti fotografici: Andrea Miglia)

