Ogni uomo è mio fratello… o no?
Il motto l’avevano coniato i giovani di Mani Tese, un’associazione di volontari di ispirazione cristiana, dediti all’aiuto dei popoli più poveri. E non era solo un motto, ma piuttosto una dichiarazione di intenti, una scelta di condivisione, un retaggio naturale del patrimonio valoriale cristiano, che va oltre i confini confessionali.
Non penso di dire niente di nuovo se affermo che per molti cittadini dei Paesi occidentali dove si gode di benessere purtroppo non è più così. Vige un altro motto: famigliari a parte, i fratelli me li scelgo io secondo criteri soprattutto di convenienze personali senza regole o freni di nessun tipo, di schieramento ideologico, al massimo di prossimità nazionale. E poi chi ha detto che dovrei occuparmi di altri che vengono da lontano, che non conosco, con cui non voglio incontrarmi? L’uguaglianza tra gli esseri umani non mi convince e non ci credo, meglio stare tutti a casa propria.
Questo esercizio di esclusione va avanti, per cui anche tra chi è del “nostro” popolo si fanno le debite distinzioni e alla fine si sceglie chi ci piace, ci asseconda, ci dà ragione e si scarta chi è diverso per idee, condizione sociale o umana.
E poi, stringendo il cerchio ancor di più, se i famigliari corrispondono al nostro sentire, va bene, se no non si frequentano più. Un volo a precipizio e senza paracadute verso la solitudine, piaga ormai diffusa ovunque, per cui ciascuno crea il suo piccolo mondo/bunker e lascia fuori chi non gradisce a suo giudizio inappellabile.
Il declino di una relazionalità umana importante, rasserenante, compassionevole, porta sempre più in basso verso forme di ostilità, di rifiuto, persino di odio e di permanente conflittualità. Si finisce per annegare nelle passioni tristi, nell’ideologia “dell’io e basta”, trappola esiziale, in cui domina il disincanto e si prepara la depressione divenuta ormai una malattia sociale diffusa.
E allora ecco rispuntare come rimedio e via di uscita dal tunnel il grido, direi l’urlo pacificatore e liberante di quei giovani, ormai anziani, ma seguiti oggi da tanti altri giovani, di cui non si parla, e che invece sono lì, oltre le frontiere, oltre le esclusioni, oltre i razzismi, oltre i fanatismi, oltre le miserevoli visioni individualistiche a dirci, pur sotto diverse bandiere e diversi pensieri umanitari o religiosi, che invece credono ancora, e forse più di sempre, nel motto “Ogni uomo è mio fratello”.
Ignorando chi li deride e si vanta di preparare non si sa quale ordine nel mondo, mentre di quanti ci hanno già provato nel passato ricordiamo bene le disfatte e le catastrofi. Tanto i conti si fanno alla fine del percorso di questa vita, che senza amore e senza solidarietà, termine non a caso “scolpito” nell’articolo 2 della nostra Costituzione, scivola nel buco nero di una malizia velenosa, nella perenne insoddisfazione, che sfocia poi in forme persecutorie e terrificanti della vita. Insomma nell’infelicità distruttiva.
Silvano Magnelli

