Fine vita, stop al DDL Bazoli in Senato. La consigliera FVG di AVS Serena Pellegrino critica la sospensiva

Trieste – “L’Aula del Senato ha approvato la questione sospensiva sul disegno di legge Bazoli in materia di fine vita. Con 88 voti favorevoli e 59 contrari, la maggioranza ha di fatto bloccato la discussione, rispedendo il testo in Commissione. Una scelta da criticare aspramente, poiché si tratta di un’azione grave che calpesta i diritti di libertà e dignità dei malati”. Così la consigliera regionale Serena Pellegrino commenta in una nota “lo stop imposto dalla maggioranza di Governo a Roma sul ddl in materia di Fine vita, che torna così all’esame delle commissioni Affari sociali e Giustizia del Senato”.

“Il testo, volto a regolamentare il suicidio medicalmente assistito, si è scontrato contro il muro della maggioranza che ne ha preteso lo stop immediato. La decisione – sottolinea Pellegrino – congela ancora una volta il dibattito su una norma fondamentale, lasciando un vuoto legislativo in cui sono i cittadini a pagare le conseguenze della mancanza di tutele chiare”.

La consigliera denuncia come il tema del fine vita in Italia sia ormai in un limbo, sballottato tra interventi della Corte costituzionale, iniziative regionali e ripetuti tentativi di regolazione parlamentare che, finora, non sono arrivati a una legge organica nazionale.

La sentenza e la situazione legislativa

Il punto di svolta è la sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, nata dal caso Cappato–Dj Fabo. La Consulta ha dichiarato non punibile chi agevola il suicidio assistito in presenza di quattro condizioni precise: persona capace di autodeterminarsi, patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili e dipendenza da trattamenti di sostegno vitale.

La stessa sentenza ha però sottolineato la necessità di un intervento del legislatore per definire procedure, tempi e garanzie, lasciando così un vuoto normativo che nel tempo ha generato interpretazioni difformi sul territorio.

Da allora il Parlamento ha avviato più tentativi di disciplinare la materia, senza arrivare a un testo condiviso. L’ultimo passaggio è il disegno di legge di iniziativa parlamentare (il cosiddetto DDL Bazoli), che mirava a definire modalità e condizioni per l’accesso al suicidio medicalmente assistito all’interno del Servizio sanitario nazionale. Il provvedimento, però, si è scontrato con forti divisioni politiche, sia sulla definizione dei requisiti sia sul ruolo del sistema sanitario pubblico e delle Regioni.

La questione sospensiva

La decisione del Senato di approvare una questione sospensiva, con conseguente ritorno del testo in Commissione, si inserisce in questo stallo ormai strutturale. In termini parlamentari, la sospensiva non archivia il provvedimento ma ne interrompe l’esame in Aula, rinviandolo a una fase istruttoria: di fatto, però, rallenta ulteriormente un iter già complesso e frammentato.

Nel frattempo, il vuoto normativo viene in parte colmato dalla giurisprudenza e dalla prassi amministrativa. Alcune aziende sanitarie applicano le indicazioni della Corte costituzionale attraverso comitati etici e commissioni mediche, ma con differenze significative tra Regione e Regione. Anche questo elemento alimenta il dibattito politico: da un lato chi invoca una legge nazionale uniforme, dall’altro chi ritiene che l’attuale quadro giurisprudenziale sia sufficiente o che il legislatore debba introdurre limiti più stringenti.

In questo contesto si colloca la presa di posizione della consigliera regionale Serena Pellegrino, che interpreta lo stop parlamentare come un ulteriore rinvio di una scelta politica considerata ormai non più differibile. La sua critica si inserisce in una linea condivisa da parte dell’opposizione e da diverse associazioni, che sottolineano come l’assenza di una legge nazionale produca incertezza applicativa e differenze di trattamento tra cittadini.

Condividi