Venti di guerra: in crescita l’utile di Fincantieri. Il portafoglio ordini sale a 74 miliardi

Trieste – Il Consiglio di amministrazione di Fincantieri, riunito a Trieste sotto la presidenza di Biagio Mazzotta, ha approvato oggi 29 luglio la relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2026. La società chiude il primo semestre 2026 con risultati in crescita e un rafforzamento della propria posizione industriale. Indubbiamente, su queste elevate performance pesano i venti di guerra.

L’utile netto raggiunge quota 102 milioni di euro, quasi tre volte superiore rispetto ai 35 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. Un risultato che avvicina già a metà anno il record dell’intero esercizio precedente, chiuso con un utile di 117 milioni.

I ricavi si attestano a circa 4,6 miliardi di euro, in linea con il primo semestre dello scorso anno, ma con una crescita significativa nel secondo trimestre, sostenuta dall’aumento dei volumi produttivi legati agli ordini già acquisiti. Migliora la redditività: l’Ebitda raggiunge 350 milioni di euro, in aumento del 12,5 per cento rispetto al primo semestre 2025, con un margine Ebitda del 7,6 per cento.

Secondo l’amministratore delegato e direttore generale Pierroberto Folgiero, i risultati confermano il percorso di crescita del gruppo, sostenuto dalla solidità del portafoglio ordini e dal contributo crescente delle attività nel settore subacqueo.

«L’utile netto, quasi triplicato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, testimonia l’efficacia del percorso intrapreso e la nostra capacità di tradurre la profonda visibilità del portafoglio ordini in risultati», ha dichiarato Folgiero.

Crescono difesa, tecnologie dual-use e settore subacqueo

L’industria della Difesa e le tecnologie dual-use, cioè applicabili sia in ambito civile sia militare, rappresentano uno dei principali assi di sviluppo per Fincantieri. Il settore militare ha risentito, nel confronto con il primo semestre 2025, della presenza, lo scorso anno, dell’ordine straordinario per due unità destinate alla Marina Militare indonesiana, quest’anno non presente. Inoltre c’è stata una revisione del programma statunitense Constellation.

Nonostante questo effetto di confronto, il comparto Difesa ha registrato un miglioramento della marginalità operativa, sostenuto da una maggiore efficienza industriale e da condizioni economiche più favorevoli. La presenza internazionale del gruppo si è inoltre rafforzata attraverso nuovi accordi e partnership strategiche.

A luglio Fincantieri ha siglato intese con i cantieri croati Brodotrogir Cruise e Iskra Shipyard nell’ambito del programma della Marina croata per due Corvette Multi Ruolo. In Indonesia è stato avviato un percorso di cooperazione industriale con REPUBLIKORP per una joint venture dedicata allo sviluppo di piattaforme navali militari, mentre in Albania è nata Fincantieri Albania, società costituita con KAYO per la costruzione e manutenzione di unità destinate alla Marina albanese e per lo sviluppo di attività nel settore navale.

Particolare rilievo assume il segmento Underwater, dove convergono tecnologie civili e militari. Il comparto comprende infatti soluzioni per il monitoraggio delle infrastrutture e dell’ambiente marino, ma anche sistemi destinati alla difesa sottomarina.

Nel primo semestre 2026 il segmento ha registrato una crescita organica dei ricavi del 29,9 per cento, raggiungendo 356 milioni di euro, con un Ebitda di 60 milioni e un margine del 17 per cento. Il risultato è sostenuto anche dal consolidamento di WASS Submarine Systems, entrata nel perimetro del gruppo nel 2025.

Tra gli accordi recenti figura quello tra WASS Submarine Systems e la canadese Magellan Aerospace per individuare ambiti di collaborazione nel settore dei siluri pesanti e dei sistemi di contromisure. A questo si aggiungono le operazioni annunciate nel luglio 2026 per la creazione di un polo internazionale integrato nella subacquea, con competenze lungo l’intera catena del valore.

Portafoglio ordini da 74 miliardi

La consistenza degli ordini conferma la forte visibilità industriale del gruppo. Il carico di lavoro complessivo raggiunge circa 74 miliardi di euro, pari a otto volte i ricavi del 2025.

Il backlog ammonta a 43 miliardi di euro e comprende 92 navi, con consegne previste fino al 2036, estese al 2039 considerando l’ordine acquisito da Princess Cruises nell’aprile 2026. Il soft backlog, cioè gli ordini ancora in fase di definizione contrattuale, vale 30,9 miliardi.

Nei primi sei mesi dell’anno sono stati finalizzati nuovi ordini per 6,1 miliardi di euro. La società evidenzia che il portafoglio già acquisito consente una copertura significativa degli obiettivi fissati per il 2026.

Migliora anche la posizione finanziaria: il debito netto adjusted scende a 756 milioni di euro rispetto agli 1,31 miliardi di fine 2025, con un rapporto tra indebitamento ed Ebitda ridotto da 1,9 a 1.

Navi specializzate e nuove commesse internazionali

Nel semestre Fincantieri ha rafforzato anche la propria presenza nei mercati delle navi specializzate. La controllata norvegese Vard ha ottenuto il più grande ordine della propria storia per una singola unità, del valore di circa 700 milioni di euro, relativo alla progettazione e costruzione di una nave da ricerca per acque profonde destinata al gruppo statunitense Inkfish.

L’unità sarà impiegata per attività di mappatura dei fondali, carotaggi, campionamenti e operazioni con sommergibili e veicoli autonomi, confermando la convergenza tra competenze sviluppate nel settore offshore e nel dominio subacqueo.

Prosegue inoltre lo sviluppo di tecnologie robotiche applicate al mare: attraverso la controllata IDS, Fincantieri ha siglato un accordo con Eni per la commercializzazione globale della tecnologia “Clean Sea”, sistema robotico destinato al monitoraggio dell’ecosistema marino e delle infrastrutture.

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