Acciaieria in Aussa Corno: no della Regione. Saranno invece favorite attività a basso impatto ambientale

Trieste – L’amministrazione regionale ha deliberato che nell’area Aussa Corno saranno preferite altre tipologie di investimento rispetto al progetto dell’acciaieria, che abbiano un minore impatto sull’ambiente.

Lo ha detto giovedì 21 settembre l’assessore alle Attività produttive e Turismo, Sergio Emidio Bini, durante l’audizione avvenuta in Consiglio regionale in merito al futuro dell’area industriale, con particolare riguardo al progetto integrato di infrastrutturazione industriale, capacità logistica e implementazione dell’accessibilità al porto di San Giorgio di Nogaro.

Oltre a Bini hanno partecipato alla riunione congiunta della II e della IV Commissione permanente anche gli assessori alle Infrastrutture e Territorio e Difesa dell’ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile, rispettivamente Cristina Amirante e Fabio Scoccimarro.

“Gli studi commissionati dalla Regione hanno messo in evidenza come la manifestazione d’interesse pervenuta sia molto articolata, in particolare sul fronte urbanistico, dei trasporti ed economico, e tale da comportare per le finanze pubbliche un esborso superiore ai 250 milioni di euro per opere di dragaggio e potenziamento degli assi viari e ferroviari, per la cui realizzazione si prefigurano tempistiche dilatate nel tempo”.

Da qui la decisione di desistere dal progetto “tenuto debito conto anche delle istanze manifestate dai Comuni limitrofi alla zona industriale”.

“L’operato della Regione e dei suoi uffici – ha rivendicato l’assessore – è sempre stato trasparente e coerente. Dopo aver ricevuto una manifestazione d’interesse privata, sono stati prontamente coinvolti i territori interessati, le cui istanze e segnalazioni sono state attentamente considerate. Inoltre, sono stati predisposti degli studi di approfondimento, per valutare il possibile impatto ambientale, economico e sociale dell’insediamento. Soltanto di fronte alle evidenze di questi studi è stato possibile maturare una decisione che fosse supportata da dati scientifici ed esatti”.

“Anche se gli studi – ha proseguito Bini – sono pervenuti alla Regione solo parzialmente, è già possibile comunicare alcuni esiti certi. In primis, sono emerse chiare rassicurazioni dal punto di vista dell’inquinamento ambientale, i cui valori rimarrebbero entro i limiti di legge. Un dato comunque atteso, data la competenza e la riconosciuta qualità del lavoro dell’azienda chiamata a realizzare l’impianto”.

Problemi urbanistici e infrastrutturali

Per contro, l’esponente della Giunta del Friuli Venezia Giulia ha poi spiegato che nell’area insistono problematiche di natura urbanistica e infrastrutturale: per i dragaggi e per il consolidamento dei terreni si prevede una stima economica preliminare di circa 170 milioni di euro, cui andrebbero aggiunti l’eventuale potenziamento dello scalo ferroviario con la connessione alla stazione di Torviscosa, al costo stimato di oltre 50 milioni di euro, e la realizzazione di un secondo accesso viario alla zona industriale. “Soltanto le opere di infrastrutturazione – ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga – comporterebbero un impatto per le casse della Regione ben superiore ai 250 milioni di euro e tempistiche di realizzazione dilatate nel tempo. Conseguenze a tal punto rilevanti da far prediligere altre tipologie di investimento”.

Proprio per l’infrastrutturazione dell’area la Regione ha già stanziato 20 milioni di euro, un intervento su cui l’assessore Bini si è soffermato nel dettaglio: “Si tratta di un investimento avviato a prescindere dalla manifestazione d’interesse ricevuta e coerente con la politica di sviluppo dell’agglomerato industriale dell’Aussa Corno, portata avanti dall’Amministrazione regionale già a partire dalla scorsa legislatura. Infatti con il superamento della fase liquidatoria, il consorzio Cosef (Consorzio per lo sviluppo economico del Friuli, https://www.cosef.fvg.it/) è ora nelle condizioni di attuare, nella pienezza delle proprie funzioni, tutte le azioni per il consolidamento e il rilancio dell’attrattività del tessuto produttivo locale”.

“Ad oggi, sono 86 le attività insediate, con un numero di addetti complessivo pari a circa 3.100 unità. Se il sistema della viabilità e la rete digitale risultano qualificati e ben connessi, meno efficienti sono invece le strutture ferroviarie e riguardanti la portualità. Al tempo stesso, è significativo il livello di saturazione dell’area, tale da rendere difficile il reperimento di lotti di consistenti dimensioni”.

“Alla luce di queste due criticità – ha concluso Bini – l’area denominata “Punta Sud” offre importanti potenzialità, vista anche la vicinanza con il canale navigabile. Sono queste considerazioni che hanno portato l’Amministrazione regionale a puntare sull’infrastrutturazione dell’area, per favorire nuovi insediamenti con un approccio che dovrà essere equilibrato, armonico e coerente con le valenze ambientali tipiche del luogo, così come evidenziato dagli studi”.

“Per il futuro, dunque, si prevede di prediligere tipologie di insediamento leggere, orientate ad un alto valore tecnologico e ad un basso impatto ambientale. Ciò dovrà andare di pari passo con il potenziamento delle strutture e lo sviluppo delle marine in chiave turistica, portando avanti quella virtuosa capacità di coabitazione che da sempre contraddistingue l’area”.

Gli assessori Scoccimarro e Amirante

L’assessore Fabio Scoccimarro ha voluto precisare che “nessun iter autorizzativo ambientale è iniziato” e ha rispedito al mittente alcune critiche: “Non accetto di essere descritto come succube della grande industria: il mio percorso politico ne è un esempio, rimando al mittente anche l’accusa di non voler fare progettazione di lungo termine, lavoro infatti per piantare un albero la cui ombra sarà goduta dalle future generazioni”.

L’assessore Cristina Amirante ha chiarito, invece, in merito al raccordo ferroviario che collega il binario principale linea Venezia-Trieste con la zona produttiva dell’Aussa Corno che “è oggetto di una progettazione in parte finanziata dall’Unione europea e che dovrebbe vedere un primo step alla fine dell’anno. Non appena avremo svolta l’istruttoria tecnica condivideremo, con le due commissioni, le risultanze di questa progettazione che ha il valore complessivo di circa 30 milioni di euro”, ha riferito l’assessore, informando che sono già in corso gli incontri con i portatori di interesse.

Opposizione: perplessità sul modo in cui la Regione ha gestito la vicenda

L’Opposizione in Consiglio non ha mancato di esprimere le sue perplessità sul modo in cui è stata gestita l’intera vicenda: “Siamo contrari a qualunque insediamento industriale che abbia un impatto negativo dal punto di vista ambientale sulla laguna di Grado e Marano, ma serve chiarezza sui motivi della scelta della Regione e soprattutto sul futuro industriale dell’Aussa Corno”  ha detto il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, Massimo Moretuzzo, primo firmatario della richiesta, presentata con tutti i consiglieri di Minoranza, di una seduta congiunta della II e della IV Commissione sull’acciaieria.

“Fin da luglio 2022, l’assessore Bini aveva assicurato che il Consiglio regionale sarebbe stato opportunamente informato per quanto riguardava infrastrutturazione e investimenti dell’area dell’Aussa Corno. E così non è stato” ha aggiunto Moretuzzo.

Fino a oggi, dopo che sull’acciaieria “la Giunta regionale ha detto tutto e il suo contrario: passando dalla prospettiva da cogliere e sostenere a quello che sembra essere il capitolo finale ossia la delibera di generalità con cui, poche settimane fa, l’assessore alle Attività produttive e il Presidente Fedriga hanno dichiarato di ritenere opportuno prediligere altre tipologie di investimento al progetto delle multinazionali Danieli e Metinvest”.

Se la Giunta, continua il consigliere, “ha deciso di dire no all’acciaieria nella zona industriale di San Giorgio di Nogaro per motivi ambientali, noi non possiamo che condividerla; se invece la contrarietà al progetto è legata alla sua complessità, come ha detto di recente l’assessore Bini, o al fatto che le infrastrutture necessarie sono troppo costose, come dichiarato oggi dallo stesso sulla stampa locale, allora la vicenda ha dell’incredibile”.

“Non è accettabile che una Regione come la nostra non sappia affrontare e gestire questioni complesse, né che si trovino giustificazioni nel costo eccessivo quando, soltanto a luglio, abbiamo votato un assestamento di bilancio da un miliardo e cento milioni di euro” prosegue il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, dopo aver riepilogato gli atti formali dell’Esecutivo su un progetto che “evidentemente da tempo è sui banchi della Giunta, anche se ci è stato raccontato il contrario: su cosa, se non un progetto, si sarebbero potuti portare avanti le relazioni tecniche e gli studi presentati oggi in aula?”.

“La Giunta decida cosa vuol fare di Porto Nogaro: la zona industriale necessita di un miglioramento infrastrutturale, nella logica della sicurezza e della transizione energetica ed ecologica. Intendono fare gli investimenti necessari o l’area non è più nei radar dell’Esecutivo?” si chiede Moretuzzo, che annuncia la richiesta di audizione dei Comitati che in questi mesi hanno raccolto e depositato in Consiglio più di 24mila firme contro la realizzazione dell’impianto e che sono stati esclusi dal dibattito odierno.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi