Cambiamento climatico e fondali del Mediterraneo, ricerca di OGS Trieste: fino al 60% delle specie a rischio

Trieste – Il cambiamento climatico sta ridisegnando la geografia della vita sui fondali del Mediterraneo. A essere coinvolte sono centinaia di specie bentoniche, gli organismi che vivono a stretto contatto con il fondale marino e che svolgono un ruolo chiave negli equilibri ecosistemici.

A evidenziarlo è una ricerca italo-svizzera guidata dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS di Trieste, pubblicata lo scorso 29 gennaio sulla rivista scientifica Global Change Biology con il titolo “The Geography of Mediterranean Benthic Communities Under Climate Change”.

Lo studio analizza come temperatura, disponibilità di ossigeno nei pressi del fondale e mutamenti delle correnti possano modificare nei prossimi decenni distribuzione, composizione e diversità delle comunità marine.

I ricercatori hanno utilizzato modelli di distribuzione delle specie, proiezioni climatiche e biogeochimiche e un database di oltre 100 mila segnalazioni per valutare lo stato attuale e futuro di circa 350 specie bentoniche del Mediterraneo. Sono state escluse specie invasive, commercialmente sfruttate e cefalopodi, concentrando l’analisi su organismi fondamentali come bivalvi, spugne e coralli.

I risultati indicano cambiamenti rilevanti. Fino al 60% delle specie potrebbe andare incontro a una contrazione del proprio areale di distribuzione, mentre il 77% è destinato a spostarsi progressivamente verso nord. Circa il 30% migrerà verso acque più profonde e un 20% potrebbe subire una crescente frammentazione dell’habitat.

«La maggior parte delle specie bentoniche è destinata a spostarsi verso nord, principalmente in risposta all’aumento della temperatura dell’acqua e alla diminuzione dei livelli di ossigeno disciolto in prossimità del fondale», spiega Damiano Baldan, primo autore dello studio e ricercatore della Sezione di Oceanografia dell’OGS. Le specie adattate a condizioni più fredde mostrano una maggiore tendenza alla contrazione e allo spostamento in profondità, con un rischio più elevato di frammentazione o estinzione locale. Al contrario, le specie più tolleranti al caldo potrebbero espandere il proprio areale e colonizzare aree meno profonde.

Le conseguenze non sono omogenee all’interno del bacino. Nel Mediterraneo settentrionale è prevista una possibile crescita della ricchezza di specie, mentre le regioni meridionali potrebbero registrare una perdita. In alcune aree il numero complessivo potrebbe restare stabile, ma con un forte ricambio di specie, scenario che comporta comunque alterazioni nelle reti trofiche e nei processi chiave come la bioturbazione e il ciclo dei nutrienti.

Le variazioni nella composizione delle comunità risultano particolarmente marcate nelle proiezioni relative al Mar Egeo, al Tirreno, alle zone profonde dello Ionio e alle coste dell’Adriatico, un dato che interessa direttamente anche il contesto dell’Alto Adriatico e quindi il Nordest.

Lo studio richiama la necessità di ripensare la pianificazione dello spazio marittimo in chiave ecosistemica e tenendo conto degli effetti del cambiamento climatico. Le strategie di conservazione basate sulle distribuzioni attuali della biodiversità rischiano di diventare rapidamente superate in uno scenario di trasformazioni accelerate.

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