Friuli Venezia Giulia: economia in crescita, occupazione record ma salari da migliorare

FVG – Negli ultimi giorni sono stati resi noti alcuni dati economici rilevanti per il Friuli Venezia Giulia.

Produzione

Il secondo Osservatorio sull’economia Fvg, curato dalla Cciaa Pn-Ud, che monitora i cambiamenti dell’economia regionale, evidenzia che nell’ultimo anno in Friuli Venezia Giulia è aumentato il numero di imprese attive, confermando un tendenza di crescita iniziato dopo la pandemia (+654 nel 2021, +294 nel 2022, +331 nel 2023), in particolare nel settore dei servizi (+2,1%) e delle costruzioni (+1,8%).

Le esportazioni sono diminuite nel 2023 dopo il picco registrato nel 2022, ma negli ultimi 10 anni hanno mantenuto una importante tendenza di crescita. Sono infatti cresciute del 23,2% rispetto al periodo pre-Covid (2019).

Politiche di incentivi della Regione

Questi risultati sono stati possibili anche grazie alle politiche di spinta all’economia realizzate dall’amministrazione regionale.

Negli ultimi 12 mesi la Regione ha messo a disposizione del tessuto produttivo circa 250 milioni di euro tra finanziamenti e canali contributivi, puntando sul rilancio del commercio locale, sullo sviluppo delle aree industriali e sull’innovazione digitale e sostenibile.

Inoltre, per sostenere l’accesso al credito, negli ultimi sei mesi la Regione ha stanziato 135 milioni di euro.

In questi anni si è pure realizzata un certa ricapitalizzazione delle imprese regionali grazie a misure che permettono, con risorse pubbliche a fondo perduto, di intervenire per gli aumenti di capitale.

La Giunta regionale – è stato annunciato – presenterà un piano di sviluppo di ampio respiro per l’economia della nostra regione, elaborato in collaborazione con le categorie produttive.

Lavoro

I dati 2023 dell’Osservatorio regionale sul mercato e le politiche del lavoro riferiscono che lo scorso anno si è chiuso con uno dei più alti tassi di occupazione mai registrati in Friuli Venezia Giulia. Si tratta del secondo numero di occupati più alto degli ultimi 20 anni.

Secondo le analisi dell’Osservatorio, sono ancora in calo i disoccupati, in tutto sono 24.800 (-14.8%). Si osserva invece un aumento degli inattivi fra i 15 e i 64 anni rispetto al 2022 (+0.6%), mentre rispetto il 2021 sono diminuiti (-2.6%).

Il tasso di occupazione è pari al 68.7 (+0.2% rispetto al 2022), fra i più alti fra le regioni italiane. Al tempo stesso quello di disoccupazione è ad un livello piuttosto basso: 4.6%, in flessione tanto rispetto all’anno scorso (-0.7%) quanto al valore del 2021 (-0.4%). Inoltre anche il tasso di inattività (27.9%) è fra i più bassi a livello nazionale.

La lievissima contrazione dello 0,1% dell’occupazione registrata lo scorso anno non scalfisce minimamente la crescita registrata tra il 2021 e il 2022, periodo in cui c’è stato un aumento di ben 10.217 occupati.

Il quasi impercettibile calo degli occupati nel 2023 – in termini assoluti 601 unità -, frutto di una congiuntura economica non favorevole che ha portato a una contrazione della produzione industriale e a una diminuzione dell’export (-9%), è compensato però dalla crescita considerevole dei dipendenti a tempo determinato che salgono tanto nel confronto con il 2022 (+ 1%) quanto nel periodo 2021-2022 (+2,8%). Allo stesso tempo diminuiscono sensibilmente (-10,1%) i contratti a termine.

Il 2023 presenta dati particolarmente positivi per quanto concerne l’occupazione femminile e quella a tempo indeterminato. I dipendenti a tempo indeterminato aumentano infatti tanto nel confronto con il 2022 (+1%) quanto nel periodo 2021-2022 (+2.8%), viceversa il lavoro a termine è in calo.

Salari e precarietà

Un tema da monitorare con attenzione è quello riguardante i salari che sono ancora troppo bassi.

“Siamo il Paese che in Europa è cresciuto meno da questo punto di vista negli ultimi venti anni – ha ricordato il governatore Massimiliano Fedriga -. Insieme alle categorie economiche, le associazioni datoriali, i rappresentanti dei lavoratori e tutte le istituzioni interessate dobbiamo redigere un libro bianco sui compensi per migliorare nel tempo questa situazione”.

“Le principali criticità del mercato del lavoro non riguardano tanto la quantità dell’occupazione in Friuli Venezia Giulia, il cui livello – ha rimarcato l’assessore al Lavoro Alessia Rosolen – resta decisamente alto, considerando l’invecchiamento della forza lavoro e la riduzione della popolazione giovanile: -50mila giovani dai 15 ai 34 anni in meno negli ultimi 20 anni e -218mila persone in età attiva dal 2004 al 2022”.

“Occorre piuttosto porre l’accento sulla qualità del lavoro e su due temi urgenti – ha detto l’assessore -. Innanzitutto il calo demografico, che porta all’aumento del divario tra domanda e offerta di lavoro, diminuendo di fatto l’offerta complessiva di lavoro, soprattutto giovanile. E poi al fatto che con l’invecchiamento della forza lavoro andiamo incontro a una potenziale perdita di competitività delle nostre imprese”.

“Oltre a questo – ha concluso Rosolen – dobbiamo continuare a intervenire per arginare la precarietà del lavoro dei giovani, le cui percentuali di assunzioni a tempo indeterminato sono basse – intorno al 5% – rispetto alle altre classi di età”.

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