Legambiente critica nei confronti della diaframmatura degli argini lungo l’Isonzo e il Torre

Gorizia/Udine – “Le imponenti diaframmature degli argini lungo l’Isonzo e il Torre, avviate dal Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, riaprono il dibattito sulle modalità di intervento per la riduzione del rischio idraulico. Questo rischio, che grava soprattutto sulla bassa pianura, è causato innanzitutto da una gestione fluviale errata e dai nuovi scenari climatici”.

Così Legambiente FVG in un comunicato diffuso martedì 17 febbraio.

Storicamente, la risposta alle alluvioni è stata quella di alzare e stringere gli argini verso l’alveo, “velocizzando” la corrente e spostando il pericolo sempre più a valle, dove il dislivello delle acque è minimo.

“Invece di riconoscere che proprio queste opere di regimazione così diffuse sono parte del problema, — prosegue l’associazione ambientalista — si procede oggi con un massiccio irrigidimento strutturale  (diaframmatura ovvero inserimento di un setto in cemento o acciaio all’interno di un argine esistente per renderlo solido e impedire all’acqua di filtrarci attraverso)) che impedirà qualsiasi futuro intervento di rinaturazione o gestione eco-idraulica”.

Per Legambiente “Tale tecnica è giustificabile solo in tratti specifici a protezione dei centri abitati. Applicarla indistintamente su entrambe le sponde per decine di chilometri, rinunciando a soluzioni calibrate e aperte al ripristino idro-morfologico, rappresenta un’ingessatura del territorio ingiustificabile sotto il profilo tecnico, ecologico ed economico. L’obiettivo dovrebbe essere migliorare la qualità dell’ecosistema fluviale, mitigando contemporaneamente il rischio”.

Il nuovo Regolamento UE 2024/1991 (Nature Restoration Law) — ricorda l’Associazione — prevede infatti diverse tecniche per ripristinare la connettività longitudinale (rimozione di barriere) e laterale (arretramento degli argini e creazione di “rotte arginali” controllate per far defluire le acque in eccesso in aree di espansione sicure). Prima di procedere con soluzioni invasive, dovrebbero essere verificate tutte le opzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions), evitando di agire solo sull’onda dell’emergenza post-evento”.

“In altre parole, significa che prima di immaginare gli interventi di cementificazione, devono essere verificate tutte le condizioni esposte nel nuovo Regolamento e non il processo inverso o la mera cementificazione”.

Il tema è stato discusso in un incontro richiesto dai circoli Legambiente di Gorizia, Monfalcone e dal Regionale di Legambiente al Consorzio di bonifica della Pianura Friulana. Il Consorzio ha dichiarato che il progetto inizialmente previsto era più contenuto  rispetto all’attuale ma l’interlocuzione con l’Autorità di Bacino ha ridefinito obiettivi, modalità e costi dell’intervento.

“Chiediamo alla Regione – ha precisato il Presidente di Legambiente FVG – di ripensare l’intervento quanto meno alle parti non ancora progettate, aprendo a un ventaglio di soluzioni alternative”.

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