Legambiente Gorizia: per la frana di Brazzano chiediamo soluzioni di carattere strutturale
Gorizia – A distanza di alcuni mesi dall’alluvione che nel novembre scorso ha colpito il territorio goriziano e in particolare Brazzano, dove ha causato una frana che ha travolto e ucciso due persone, resta al centro dell’attenzione il tema della gestione del rischio idrogeologico e della trasparenza negli interventi per la messa in sicurzza.
Legambiente Gorizia interviene con una riflessione argomentata sulle frane che hanno interessato l’area e sulle modalità con cui si sta procedendo alla messa in sicurezza, evidenziando la necessità di maggiore chiarezza nei confronti della popolazione e di un confronto più strutturato con le amministrazioni.
Di seguito il comunicato integrale:
Le conseguenze dell’alluvione che ha colpito il goriziano nel novembre scorso portano all’attenzione dei cittadini e della nostra associazione un paio di problemi di non facile ed immediata soluzione dal punto di vista della manutenzione del territorio.
Ad oggi, in particolare per quanto riguarda gli eventi franosi, non esiste un dialogo chiaro tra le amministrazioni locali e la popolazione su quali strade si intendono intraprendere per porre rimedio alla situazione e, in particolare, su quali siano le conoscenze geologiche dei siti e gli approcci geotecnici alla base degli interventi che si intendono realizzare.
Il caso delle frane che hanno investito il territorio, con risvolti anche tragici, è illuminante. Un ormai classico evento piovoso localizzato, di intensità media, ha causato degli eventi franosi importanti in un territorio evidentemente fragile ed esposto ad eventi di una certa intensità per le sue caratteristiche geomorfologiche.
Tali eventi probabilmente sono sempre accaduti in passato e con ogni probabilità continueranno a succedere in futuro, forse con maggior frequenza, rappresentando una costante per i territori ma che si portano appresso una sostanziale particolarità: nessun evento franoso, nessuno smottamento, crollo o distacco sono uguali tra loro e replicabili.
E per ciascuno di essi non esiste un intervento risolutore certo, appunto perché la composizione litostratigrafica del terreno e le dinamiche che hanno determinato l’evento sono assolutamente originali caso per caso.
Per tale ragione fa specie che davanti a molteplici eventi franosi, diversissimi tra loro anche se si manifestano nello stesso tempo e luogo, si intervenga allo stesso identico modo effettuando la scorticatura dei versanti e la posa di gabbionate, scogliere, blocchi in cemento armato e fondazioni berlinesi, non si capisce bene se per impedire o per resistere all’evoluzione franosa.
Il tentativo di fermare o impedire i movimenti evolutivi del territorio, modellato da movimenti geologici, climatici e atmosferici nel giro di migliaia di anni, cozza con la storia stessa degli insediamenti abitativi nati parecchie centinaia di anni fa in siti che, ad un certo punto, si sono dimostrati fragili.
Quanti insediamenti sono posizionati sopra o in prossimità di paleofrane definite stabili fino a che, all’improvviso, non succede qualcosa di sconvolgente? E siamo certi che gli interventi corretti siano quelli di resistenza/opposizione e non di adattamento alla nuova conformazione stabile determinata dalla frana stessa?
Se manca o è superficiale la conoscenza geomeccanica delle rocce e dei sedimenti sciolti, è possibile che l’instabilità dell’area aumenti, con nuove frane, anche di dimensioni maggiori.
Non può esistere un metodo di valutazione generalizzato tenuto conto che, prima o poi, tutto il territorio regionale potrà essere interessato da eventi meteorologici di una certa importanza che porteranno ad un nuovo equilibrio e stabilità. La questione non è di poco conto per una serie di fattori, in primis perché in una progettazione di opere di consolidamento determinata dall’incertezza è alta la possibilità di fare errori e di eccedere in quantità e dimensioni delle opere che spesso rappresentano delle vere e proprie cesure del territorio.
Ora sembra di capire che a Brazzano, dopo la gestione dell’emergenza, l’intervento di stabilizzazione che sarà realizzato dalla Protezione Civile sarà un intervento provvisorio atto a permettere il rientro delle persone nelle abitazioni e la ripresa delle attività economiche.
Da quello che è dato sapere e facendo finta di credere che una simile quantità di cemento, gabbionate e scogliere siano provvisori, viene da chiedersi in cosa possa consistere “l’intervento definitivo” e chi e quando potrà mai farlo.
E se è stato definito, almeno in linea generale, in cosa potrà consistere questo ipotetico intervento, pensando che esso debba includere delle opportune valutazioni in merito al recupero e alla ricomposizione del paesaggio?
L’area investita dai fenomeni franosi è un’area di pregio economico e paesaggistico che richiederebbe processi trasparenti e partecipati per addivenire a decisioni che devono essere prese in coerenza con la storia dei luoghi e con le prospettive che la popolazione intravvede per il proprio futuro.
Proprio per cercare di ottenere delle risposte chiare agli interrogativi di cui sopra e per ovviare alla mancanza del cartello di cantiere con le informazioni del caso, Legambiente Gorizia APS ha inviato alle autorità competenti (alla Protezione Civile, e p.c. alla Direzione Centrale Difesa dell’Ambiente, Servizio difesa del Suolo, Servizio Geologico e al Comune di Cormons) una richiesta di accesso a tutti i documenti relativi agli interventi eseguiti dopo gli eventi franosi verificatesi a Brazzano nello scorso novembre ed è ora in attesa di riscontro.

