Oltre 70mila visite per la patente in nero, 13 medici evadono il fisco per 1,8 milioni di euro

Pordenone – Durante i controlli sull’evasione fiscale dei lavoratori autonomi, la Guardia di Finanza di Pordenone ha posto sotto la lente di ingrandimento l’attività libero professionale, condotta da alcuni medici specialistici, relativa al rilascio di certificazioni per la patente.

Tali prestazioni sono state verificate accuratamente in quanto, oltre a prestarsi a fenomeni evasivi, coinvolgono una vasta platea di soggetti che – con cadenza variabile da due a dieci anni – deve sottoporsi a visite mediche per verificare l’idoneità psicofisica per il rinnovo dell’abilitazione alla guida.

L’attuale disciplina normativa prevede, in caso di primo conseguimento della patente, che i certificati di idoneità siano trasmessi dai professionisti del settore in formato cartaceo alla Motorizzazione Civile Provinciale, che riversa poi i dati nel sistema informatico del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.

Invece, per le visite mediche di rinnovo delle patenti di guida, la procedura impone ai medici di trasmettere per via telematica all’Ufficio Centrale Operativo dello stesso Ministero i dati dei certificati rilasciati.

È stata quindi acquisita, da parte della Guardia di Finanza di Pordenone, su supporto digitale, la documentazione di oltre 119.000 pratiche relative alle prestazioni rese in un quinquennio dai medici operanti nella Provincia di Pordenone a favore di altrettante persone che richiedevano il rilascio/rinnovo della patente di guida.

I dati sono stati poi confrontati con i redditi dichiarati dai medici ed è stato quindi rilevato che le prestazioni mediche perfezionate (dal costo medio unitario di circa 25,00 euro) erano state, in 71.564 episodi (pari al 60% delle prestazioni complessive), rese in evasione di imposta ossia senza il rilascio di alcun documento fiscale.

All’esito di tale monitoraggio sono state quindi avviate specifiche attività ispettive nei confronti dei tredici medici specialistici residenti nel pordenonese, nei confronti dei quali sono stati complessivamente constatati oltre 1,8 milioni di euro di redditi non dichiarati da sottoporre a tassazione sia ai fini IRPEF (imposta nazionale) che ai fini IRAP (imposta destinata alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia).

Tenuto conto delle inequivocabili evidenze probatorie comprovanti le condotte fiscalmente evasive, ben undici dei richiamati tredici professionisti sottoposti ad attività ispettive, accettando integralmente i rilievi formulati nel corso delle verifiche, contestualmente alla loro conclusione, hanno immediatamente richiesto all’Amministrazione Finanziaria di definire la propria posizione, versando quanto non dichiarato, consentendo all’Amministrazione Pubblica un immediato recupero delle imposte in precedenza evase.

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