Prospettive strategiche Confcommercio: intervista a Fabio Pillon
Pordenone – Presidente Fabio Pillon, quali sono le prospettive strategiche di Confcommercio del Friuli occidentaleguardando al 2026 e oltre, anche in vista di Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027?
«Le nostre linee strategiche guardano al futuro, ma con una prospettiva che va ben oltre, soprattutto considerando il grande traguardo di Pordenone Capitale della Cultura 2027. Al di là di questo evento, l’attenzione principale di Confcommercio Pordenone resta quella di incentivare, mantenere e supportare al massimo il commercio, il turismo e i servizi su tutto il territorio provinciale.
Questi comparti rappresentano un asse portante per l’economia locale e oggi, anche grazie a strumenti normativi nuovi, possiamo affrontare i prossimi anni con un approccio diverso rispetto al passato».
La Regione Friuli Venezia Giulia ha investito molto su commercio, turismo e servizi. Quali sono i numeri?
«La Regione ha sempre dimostrato grande attenzione verso questi comparti, mettendo a disposizione risorse molto importanti: parliamo di oltre 240milioni di euro complessivi nel prossimo triennio. Questi finanziamenti passano attraverso diversi strumenti, come i numerosi Bandi a sostegno degli investimenti in innovazione, ammodernamento o in aiuto delle imprese di vicinato, oancora il Fondo di rotazione (Frie), il Fondo sviluppo, il sostegno al sistema dei Confidi – fondamentale per abbattere i costi di accesso al credito – e non ultimo i Distretti del commercio, una leva importante per il territorio. Si tratta di risorse destinate ad aziende sane, che hanno voglia di investire sul territorio e migliorare strutture e servizi, non a realtà in difficoltà irreversibile».
Un ruolo centrale sembra averlo il nuovo Codice regionale del turismo. Perché lo considera così importante?
«Il nuovo Codice è un passaggio fondamentale. Innanzitutto perché è stato approvato all’unanimità dal Consiglio regionale, e questo non è affatto scontato: una legge condivisa ha una forza e una legittimazione maggiori. In secondo luogo perché Confcommercio regionale ha contribuito in modo concreto alla sua definizione, grazie a un dialogo costante con l’assessorato, in particolare con l’assessore Sergio Emidio Bini e il suo staff diretto da Massimo Giordano.Sono stati raggiunti obiettivi importanti che rappresentano veri pilastri per il settore».
Quali sono, in concreto, i benefici introdotti dal nuovo Codice?
«Parliamo di una semplificazione senza precedenti: si è passati da 147 leggi a un unico testo normativo, con una drastica riduzione degli articoli e delle procedure. Questo non significa che “da domani mattina” tutto diventi semplice, ma finalmente abbiamo strumenti che permettono di affrontare e risolvere criticità che in passato erano bloccate proprio dalla complessità normativa. Inoltre la nuova legge si distingue per la sua organicità e per gli interventi in ambito urbanistico, sviluppati in piena sintonia con i piani regionali».
Uno dei problemi più evidenti resta la desertificazione commerciale. Quali sono le cause principali?
«La situazione è diversa tra i grandi centri, come Pordenone, e i capoluoghi di mandamento o i piccoli comuni, dove le difficoltà sono più marcate. I negozi sfitti e le vetrine vuote esistono. Dai nostri studi emerge che il 70-80 per cento dei commercianti opera in affitto: questo rende il tema dei canoni un problema centrale, insieme alla pressione fiscale, alla contrazione dei consumi degli ultimi anni e all’aumento dei costi, dall’energia al lavoro. E’ un tema che stiamo affrontando nell’ambito dei progetti dei Distretti del Commercio e con i singoli Comuni. Abbiamo avuto un ottimo risultato ad esempio con un primo bando pilota proprio sugli sfitti fatto con il Comune di Sesto al Reghena, replicato di recente dal Comune di San Vito a Tagliamento».
A proposito di lavoro: cosa è cambiato dopo il rinnovo del contratto nazionale e il periodo post-Covid?
«Il rinnovo del contratto nazionale ha dato un segnale importante sul valore del lavoro, superando una fase in cui il problema principale era il basso livello retributivo.
Oggi però il post-Covid ha cambiato il paradigma: il lavoratore non chiede solo la busta paga, ma anche qualità della vita, organizzazione del tempo, conciliazione tra lavoro e vita privata. È una sfida nuova che va affrontata con strumenti adeguati».
In questo contesto, che ruolo gioca il welfare aziendale?
Confcommercio Pordenone sta lavorando molto sulla valorizzazione del welfare aziendale, trasformandolo in un vantaggio concreto anche per i negozi di vicinato.
Attraverso la piattaforma Welfare Fvg, un progetto pilota avviato con il Consorzio NIP di Maniago, i dipendenti possono utilizzare i propri benefit non unicamente sui grandi circuiti nazionali e online, ma anche presso le attività locali. Questo crea valore per il territorio, per i lavoratori e per le imprese che investono nel welfare. Significativo il dato della importante ricaduta di circa 2 milioni di euro che abbiamo già registrato nel territorio di Maniago. Stiamo ora estendendo questo modello a livello provinciale ed è stato preso a riferimento anche dalla Regione nelle norme del nuovo Codice del Commercio e Turismo».
Quanto hanno inciso grande distribuzione ed e-commerce sulla crisi dei negozi di vicinato?
«La grande distribuzione ha inciso storicamente per uno squilibrio numerico rispetto al piccolo commercio. Su questo la Regione è intervenuta avviando un master plan che, attraverso una visione urbanistica condivisa, punta a evitare nuovi squilibri.
L’e-commerce ha poi cambiato radicalmente le abitudini di acquisto. Oggi circa il 17-18 per cento delle aziende è inserito nel commercio elettronico: è una quota significativa, ma c’è ancora molto da fare. Il nostro obiettivo è accompagnare le imprese in questa transizione, non in difesa, ma in modo proattivo e a tal proposito abbiamo potenziato i servizi di assistenza sulla digitalizzazione attraverso ad esempio il progetto EDI di Confcommercio che garantisce gratuitamente ai soci check-up, formazione e accompagnamento agli investimenti.
Ci siamo anche fatti promotori dell’introduzione della norma dell’identificazione delle aree di indebolimento commerciale che rafforzerà l’attenzione sul piccolo commercio degli esercizi di vicinato tanto più nell’ambito della strategia dei Distretti del Commercio».
E l’intelligenza artificiale? È già una realtà per le imprese locali?
«Assolutamente sì. L’intelligenza artificiale è entrata nel sistema e Confcommercio Pordenone ha attivato corsi di formazione che hanno avuto riscontri molto positivi, sia tra gli imprenditori sia tra i lavoratori. Ed è importante la consulenza sugli strumenti agevolativi. L’IA viene vista sempre più come uno strumento di supporto, capace di migliorare l’organizzazione aziendale e la competitività, soprattutto se integrata con la formazione continua».
Un tema delicato è quello della sicurezza sul lavoro. Che messaggio sente di lanciare?
«Gli episodi tragici che abbiamo visto anche recentemente in Europa ci impongono una riflessione seria. La sicurezza sul lavoro non è una formalità né una seccatura burocratica: è una tutela fondamentale. Serve attenzione da parte dei datori di lavoro, ma anche una maggiore consapevolezza da parte dei lavoratori. Ricordo che l’Associazione ha un ruolo principale riconosciuto dalla legge su questi temi per promuovere la cultura della sicurezza presso le imprese. Attraverso Enti bilaterali del Terziario e del Turismo e formazione, lavoriamo costantemente affinché la prevenzione sia vista come un valore e non come un obbligo imposto».
Pordenone sarà Capitale della Cultura nel 2027. Che ruolo avrà Confcommercio?
«Saremo pienamente coinvolti, insieme ai settori del commercio, del turismo, dei servizi, della ristorazione e dell’accoglienza. Stiamo lavorando alla creazione di un tavolo del turismo interno per prepararci alle esigenze che emergeranno e per portare proposte concrete. Il 2026 sarà un anno di test importante, ma siamo convinti che il 2027 non debba essere un punto di arrivo, bensì di partenza per uno sviluppo turistico strutturato del territorio».


