Reati ambientali in aumento in Friuli Venezia Giulia: nel 2024 crescono del 58,2%, allarme sul ciclo dei rifiuti
Udine – Nel 2024 i reati ambientali in Friuli Venezia Giulia registrano un forte aumento, con una crescita del 58,2 per cento rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dal Rapporto Ecomafia 2025, presentato ufficialmente nella mattinata di lunedì 15 dicembre a Udine nel corso del convegno “Ecomafia – Le connessioni nascoste tra illegalità e ambiente”, promosso da Legambiente Friuli Venezia Giulia in collaborazione con l’Università degli Studi di Udine.
I dati, elaborati sulla base delle attività di controllo svolte da forze dell’ordine e Capitanerie di porto, parlano di 856 reati ambientali accertati nel corso del 2024. Un numero che fa risalire la regione dal 18° al 15° posto nella classifica nazionale. Complessivamente sono state denunciate 686 persone, effettuato un arresto e disposti 125 sequestri.
L’incremento più marcato riguarda il ciclo illegale dei rifiuti, che comprende gestione illecita, discariche abusive e traffici illegali. I reati penali in questo ambito sono stati 246, quasi raddoppiati rispetto al 2023, con un aumento dell’89,3 per cento. Le persone denunciate sono state 195, mentre i sequestri 34. In crescita anche i reati legati al ciclo del cemento, che includono edilizia, urbanistica, attività estrattive e appalti per opere pubbliche: 241 illeciti penali, pari a un +24,2 per cento, con 237 persone denunciate e un sequestro.
Rimangono invece sostanzialmente stabili i reati contro gli animali, che vanno dal bracconaggio alla pesca illegale. In questo settore sono stati accertati 163 illeciti penali, con 143 persone denunciate, un arresto e 64 sequestri.
A livello territoriale, la provincia di Udine risulta quella con il maggior numero di reati ambientali, 355 in totale, accompagnati da 201 denunce, un arresto e 64 sequestri. Udine è anche la prima provincia per il numero di illeciti nel ciclo dei rifiuti e in quello del cemento. Seguono Gorizia e Trieste, con quest’ultima particolarmente interessata dai reati legati alla pesca illegale. I dati provinciali non includono però le attività dei reparti specializzati su base regionale, come il Comando per la tutela ambientale e la sicurezza energetica, la tutela del lavoro e il patrimonio culturale.
Nel corso del convegno è stata avanzata anche una proposta operativa. Sandro Cargnelutti, per Legambiente FVG, ha suggerito l’avvio di un progetto di monitoraggio civico sulle illegalità ambientali in regione, da realizzare in collaborazione con l’Università di Udine, le forze dell’ordine, l’autorità giudiziaria, le istituzioni locali e regionali e le associazioni del territorio. «È importante leggere il fenomeno nella sua complessità – ha sottolineato – per cogliere le dinamiche che stanno alla base delle illegalità ambientali e promuovere azioni concrete e coerenti con la gravità del quadro che emerge dal Rapporto Ecomafia 2025».
L’incontro, ospitato nella Sala Convegni della Biblioteca di Udine, si è svolto nell’ambito del corso di Diritto Ambientale della laurea triennale Scienze Ambientali e Naturali e ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, delle forze dell’ordine e della magistratura. Un confronto ampio che ha messo in evidenza come il contrasto ai reati ambientali richieda strumenti di analisi sempre più integrati e una collaborazione strutturata tra tutti i soggetti coinvolti.

