Riqualificazione dell’area industriale triestina con agricoltura verticale e orti urbani grazie ai fondi PNRR

Trieste – La rivoluzione verde arriva nel blu del porto di Trieste. Lo scorso 10 ottobre presso la Torre del Lloyd l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, il CoSELAG (Consorzio di Sviluppo Economico Locale dell’Area Giuliana) e il Comune di Muggia hanno presentato il progetto di pianificazione futura dell’area delle Noghere.

“Il futuro del porto va oltre il porto”: questo l’obiettivo dell’Autorità portuale triestina. Quindi via alla riqualificazione del lato Sud dell’area del porto, per rendere fruibili alcune zone fortemente degradate situate nel Comune di Muggia.

Lo sviluppo avverrà nel segno della sostenibilità e – come afferma il presidente dell’Authority Zeno D’Agostino – attraverso “la più innovativa delle attività economiche: l’agricoltura”, sfruttando inoltre i vantaggi del regime di punto franco.

Il tutto per dare vita ad un progetto di agricoltura verticale idroponica denominato “orto franco”, primo esempio a livello mondiale visto che – specifica ancora D’Agostino “non esistono altre free zones dedicate ad attività agricole”.

Le colture idroponiche non utilizzano il terreno, sono quindi perfettamente funzionali al recupero di aree inquinate.

Tale modalità di praticare l’agricoltura, riducendo radicalmente il consumo di suolo, avviene attraverso tecnologie innovative e sostenibili poiché le colture avvengono in una soluzione di acqua e minerali, abbattendo i consumi idrici fino al 98% rispetto allo standard tradizionale.

Il terreno del progetto, collocato tra Muggia e Aquilinia, si svilupperà su una superficie di 31,3 ettari.

Tre saranno le destinazioni d’uso principali, secondo il progetto di studio concepito in collaborazione con CRA – Carlo Ratti Associati: il parco dell’innovazione con l’area di zona franca, una vera e propria piattaforma per l’innovazione nella filiera agricola; il parco dell’energia con la produzione di energia pulita on-site attraverso la riconversione delle vecchie cisterne esistenti a batterie di energia pulita; infine la zona degli orti urbani con aree produttive ed orti utilizzabili da associazioni e privati.

Oltre a piste ciclabili e pedonali che permetteranno l’apertura ai cittadini di zone da sempre destinate a imprese industriali, dunque interdette al pubblico.

Dopo l’acquisto delle aree, costate circa 30 milioni di euro, il primo passo, con un investimento di 16,9 milioni, consisterà nella bonifica dei terreni e nella realizzazione di un piazzale e opere accessorie nel quadro degli interventi nell’area delle Noghere, complessivamente finanziati con 60 milioni di euro dal Fondo complementare al PNRR.

“In questa operazione – conclude D’Agostino – possiamo cogliere il ruolo che l’Autorità di Sistema può avere anche come grande sviluppatore immobiliare e non solo mero gestore delle attività portuali esistenti. Un motore di sviluppo e di sviluppo sostenibile”.

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