Il magma in movimento delle identità politiche degli italiani in un sondaggio della SWG

Trieste – In vista delle prossime elezioni, la triestina SWG, storica e qualificata società di ricerche e sondaggi d’opinione, ha pubblicato il 12 gennaio i risultati di un complesso sondaggio sulle identificazioni politiche degli elettori italiani.

Secondo l’analisi, i modi di porsi della cittadinanza in ambito sociopolitico sono mutati in modo significativo nel corso degli ultimi 5 anni. I dati SWG mostrano che la legislatura appena conclusa ha visto un significativo cambiamento degli orientamenti politici presenti del nostro Paese.

Lo studio ha individuato e messo a confronto diverse “macro identità” politiche degli italiani tra il 2013 ed il 2017, rilevando la tendenza alla polverizzazione delle identità stesse: un processo che va avanti dalla fine della Prima Repubblica, quando con il crollo del muro di Berlino e poi con Tangentopoli è stata sancita la fine dell’epoca delle grandi ideologie e dei blocchi contrapposti.

In buona sostanza, la suddivisione destra-sinistra ormai è divenuta insufficiente per definire gli orizzonti politici, oggi molto più ondeggianti e sfumati rispetto al passato.

Il quadro delineato da SWG fa presagire un risultato elettorale in technicolor, il che probabilmente renderà assai complessa la formazione di una maggioranza.

Ecco cosa si legge nella presentazione del sondaggio:

Nel 2013 l’area più consistente era composta dal “Ceto moderato” (36%), in cui confluivano diverse identità: dai moderati ai conservatori, dai berlusconiani ai residui democratico-cristiani, dai liberisti puri ai liberali, agli anticomunisti.

Il secondo raggruppamento, per dimensione, era quello del “Magma progressista” (30%), in cui ritrovavamo i progressisti, i riformisti e i socialdemocratici, gli ambientalisti, parte degli antifascisti e dei radicali.

In affermazione, nel 2013, era il nuovo blocco socio-politico del “Rassemblement disgustato” (23%). Le sue fila erano popolate da persone che si definivano anti-casta, anti-sistema e apolitiche.

Infine, il quarto e il quinto raggruppamento: due insiemi minoritari composti, l’uno dai “Territoriali” (4%), in cui confluivano, in particolare, leghisti e frange federaliste; l’altro era quello delle “Frange radicali” (7%), tra le cui fila c’erano comunisti, anarchici, fascisti e anticapitalisti.

A fine 2017 il quadro è mutato. Le aree identitarie sono diventate sei, con la nascita di una nuova forte e marcante identità politica, quella dei “Prima gli italiani” (che a inizio 2017 valeva il 17% dell’opinione pubblica e oggi è scesa al 16%).

In essa ritroviamo leghisti, sovranisti, ma, soprattutto, un’ampia fascia di persone provenienti dal vecchio “Ceto moderato” del 2013, che ha mutato la propria identità politica, radicalizzandosi sotto la spinta della paura degli immigrati e dell’avversione all’Europa.

Lo scivolamento verso posizioni di chiusura e difesa
In netto mutamento e sfarinamento sono i due principali agglomerati del 2013: il “Ceto moderato” e il “Magma progressista”.


Il primo è passato dal 36% al 21%. Nell’universo moderato è avvenuta una forte trasformazione.
Una quota si è consolidata intorno al blocco “Liberista conservatore” (14%) staccandosi dal vecchio ceto moderato e conformando un’identità a sé. In essa ritroviamo berlusconiani, liberisti anti-tasse e i residui anticomunisti.

Un’altra parte del “Ceto moderato” è transitata, come detto, al fronte “Prima gli italiani”.

L’emorragia di questo blocco è stata compensata dal confluire in esso dal “Magma progressista” di riformisti, socialdemocratici e liberal innovatori.

Anche il “Magma progressista” si è assottigliato, scendendo dal 30% al 16%. Una parte delle sue fila sono confluite nel ceto moderato, mentre un’altra quota, minoritaria, è andata a rimpolpare le fila delle “Frange radicali” (che sono passate dal 7% all’11%, con una crescita del 2% rispetto a inizio 2017). Infine, il “Rassemblement disgustato”: cresciuto fino al 25% dell’opinione pubblica, questo blocco ha subito, nel corso dell’ultimo anno, uno stop e un ridimensionamento che lo porta al 22% (con un calo di 3 punti rispetto al 2016).

I vari raggruppamenti identitari hanno un proprio partito di riferimento, ma non sono monolitici e i flussi di voto s’indirizzano su più partiti. Così, ad esempio, il PD pesca, soprattutto, dal “ceto moderato” (26%) e dal “Magma progressista” (29%).

I grillini fanno pesca grande tra le fila del “Rassemblement disgustato” (35%), ma recuperano voti anche tra le fila di “Prima gli italiani” (17%) e dal “Magma progressista” (12%).

La Lega ha il suo bacino fondante nel blocco “Prima gli italiani” (48%), ma pesca anche dai “Liberisti conservatori” (17%) e dal “Rassemblement disgustato” (16%).

Forza Italia, infine, trova il suo blocco di riferimento tra i “Liberisti conservatori” (29%), ma dialoga anche con parti del “Ceto moderato” (27%) e di “Prima gli italiani” (20%).

Qui la pagina di SWG dedicata all’indagine: https://www.swg.it/politicapp

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