Truffe porta a porta a oltre 1.200 anziane, vittime anche in Friuli Venezia Giulia
Padova – Un’organizzazione accusata di aver messo in atto un sistema di truffe ed estorsioni ai danni di oltre 1.200 donne anziane in diverse province italiane è finita al centro di un’inchiesta della Guardia di Finanza di Padova. La Procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone ritenute responsabili di un’associazione a delinquere attiva nel settore delle vendite porta a porta.
Tra le persone raggirate figurano anche residenti in Friuli Venezia Giulia. Le indagini hanno individuato vittime nelle province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine, oltre che in numerosi altri territori italiani.
Gli indagati, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero agito attraverso una rete di sedicenti venditori incaricati di contattare soprattutto donne ultrasessantenni, spesso persone sole o in condizioni di fragilità, proponendo la vendita di prodotti per la casa come pentole, materassi, cuscini, poltrone reclinabili, dispositivi elettromedicali e altri articoli.
L’indagine è partita dai controlli economici del territorio condotti dalle Fiamme Gialle, che avevano rilevato alcune incongruenze tra il tenore di vita di alcuni soggetti e quanto dichiarato al Fisco. Gli investigatori avevano inoltre notato una clientela composta quasi esclusivamente da donne anziane.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i venditori si sarebbero presentati nelle abitazioni sostenendo che le vittime fossero ancora vincolate da precedenti contratti stipulati anni prima con altre aziende e che avessero quindi l’obbligo di effettuare nuovi acquisti.
Gli articoli venivano proposti a prezzi molto elevati, tra i 5 mila e i 7 mila euro, spesso attraverso finanziamenti al consumo. In caso di rifiuto, gli anziani sarebbero stati sottoposti a pressioni e minacce di azioni legali, fino a convincerli a sottoscrivere nuovi ordini.
In alcuni casi, gli stessi venditori sarebbero tornati nelle abitazioni delle persone già contattate per proporre ulteriori acquisti e modificare i finanziamenti già attivati, aumentando importi e durata delle rate.
A gennaio scorso il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Padova aveva disposto cinque misure cautelari personali nei confronti dei presunti promotori dell’organizzazione, oltre al sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro.
Nel corso degli accertamenti sono stati sequestrati beni di lusso, tra cui orologi, gioielli, capi di abbigliamento, disponibilità finanziarie e altri beni mobili e immobili.
Secondo la Guardia di Finanza, i profitti sarebbero derivati da ricarichi sui prodotti venduti fino all’800% e dalle provvigioni riconosciute dalle società finanziarie per i contratti di credito al consumo. Con i proventi ottenuti, gli indagati avrebbero sostenuto uno stile di vita caratterizzato da vacanze, ristoranti di lusso e noleggio di auto di alta gamma.
L’indagine ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per sei persone. Come precisato dalla Guardia di Finanza, gli imputati devono essere considerati non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

