Una nuova centrale idroelettrica sul Vajont, progetto in valutazione ma restano dubbi su opportunità
Pordenone – La società Welly Red srl di Sacile (Pn), lo scorso 10 febbraio ha presentato istanza di verifica di assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del Progetto di una centrale idroelettrica sul torrente Vajont, con presa allo scarico del lago residuo del Vajont, subito a valle della diga, in territorio comunale di Erto e Casso (Pn).
Il progetto non ha mancato di riportare l’attenzione su un luogo legato alla memoria storica dell’immane disastro avvenuto il 9 ottobre del 1963 quando una colossale frana dal Monte Toc precipitò nel lago artificiale, provocando un’onda che superò la diga e distrusse Longarone e i paesi vicini, causando oltre 1.900 vittime.
Come evidenziato dalle numerose reazioni di amministrazioni, associazioni del territorio e cittadinanza, il progetto pone potenziali conflitti tra esigenze energetiche, tutela ambientale e rispetto per le vittime.
L’iniziativa è attualmente nella fase preliminare di verifica per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) da parte della Regione Friuli Venezia Giulia. Non ci sono decisioni definitive. I cittadini – si legge nel sito della Regione – possono inviare osservazioni entro 30 giorni dall’avvio della procedura.
Il progetto prevede la captazione delle acque allo scarico della galleria del lago residuo, formatosi dopo la frana del Monte Toc. L’impianto sfrutterebbe un salto di circa 120 metri. L’acqua verrebbe raccolta in apposite vasche e convogliata attraverso una condotta forzata verso turbine collocate in una centrale scavata nella roccia. La potenza stimata è di 1,8 megawatt, con una produzione annua di circa 13,3 gigawattora.
Secondo i proponenti, si tratta di un impianto senza nuovi invasi e con restituzione delle acque verso il Piave. Le opere principali sarebbero interne alla montagna e quindi poco visibili dall’esterno. L’investimento previsto è di circa 12 milioni di euro.
L’area interessata resta però legata al ricordo della tragedia del 9 ottobre 1963, quando il disastro causò quasi duemila vittime tra il Friuli e il Veneto. Proprio questo elemento alimenta un confronto che va oltre gli aspetti tecnici.
Il sindaco di Erto e Casso, Antonio Carrara, vede nell’opera una possibile forma di ritorno economico per il territorio, rimasto escluso in passato da altre concessioni idroelettriche. Di segno opposto la posizione del Comune di Longarone, che considera inopportuno intervenire in un luogo ritenuto di forte valore memoriale per la comunità locale e non solo.
Nel dibattito è intervenuto anche il consigliere regionale Furio Honsell (Open Sinistra FVG), che ha presentato un’interrogazione in Consiglio. Honsell ha criticato la gestione della discussione, definendo insufficiente una risposta meramente di carattere burocratico e chiedendo un confronto pubblico con le comunità coinvolte prima di qualsiasi scelta.
Sul piano ambientale, il progetto adotta uno schema “run-of-river”, senza bacini artificiali. Tuttavia, restano alcune preoccupazioni legate alla possibile riduzione delle portate nel torrente, soprattutto nei periodi più secchi, e agli effetti sugli ecosistemi locali. I lavori di cantiere potrebbero inoltre comportare disturbi temporanei legati a rumore, polveri e vibrazioni.
La fase di valutazione ambientale servirà a chiarire questi aspetti e a definire eventuali misure di mitigazione. Intanto il confronto resta aperto tra chi guarda alla produzione di energia rinnovabile e chi richiama il valore storico e memoriale di un luogo segnato in modo indelebile dall’immane tragedia.

