Valanghe sulle nostre montagne, ancora una vittima. Resta alto il rischio dopo le forti nevicate

FVG – Un inverno che ha visto nevicate con accumuli importanti concentrati in poche ore ha fatto aumentare in modo eccezionale il rischio valanghe sulle montagne del Friuli Venezia Giulia e dell’intero arco alpino nordorientale. Già si registrano una serie di episodi gravi, per un totale, da novembre 2025 ad oggi, di 9 vittime e numerosi feriti sui monti del Nordest. Alcuni interventi di soccorso sono stati condotti in condizioni estreme, con un manto nevoso instabile e pericolo elevato di nuovi distacchi.

In regione il rischio valanghe, nelle ultime settimane, è stato più volte classificato tra il grado 3 “marcato” e il grado 4 “forte” dai servizi di monitoraggio. Nevicate abbondanti e venti sostenuti hanno creato accumuli irregolari e strati deboli in quota, soprattutto oltre i 1.400-1.800 metri. Un contesto che ha favorito sia distacchi provocati dal passaggio di persone sia valanghe spontanee di grandi dimensioni.

Il 31 gennaio due episodi distinti hanno richiesto l’intervento dei soccorritori in condizioni molto complesse. A Casera Razzo, sul Monte Tiarfin, una valanga a quota 1.800 metri ha travolto un escursionista, inizialmente dato per disperso e poi ritrovato senza vita. Nello stesso giorno, a Sella Nevea, un’altra slavina ha coinvolto più persone, con alcuni feriti per ipotermia. In entrambi i casi le operazioni si sono svolte con l’ausilio di elicotteri e squadre alpine, spesso in assenza di copertura telefonica e con meteo sfavorevole.

Il 4 febbraio in Friuli Venezia Giulia c’è stata ancora una vittima, sul Monte Lussari, nel Tarvisiano. Simone De Cillia, 33 anni, snowboarder esperto e profondo conoscitore della montagna, è morto dopo essere stato travolto da una valanga durante una discesa fuoripista a circa 1.600 metri di quota, in un canale boschivo tra il Monte Prasnig e Malga Lussari. In quel giorno l’allerta era di grado 4, con escursioni fortemente sconsigliate. Gli amici sono riusciti a estrarlo rapidamente dalla neve e a dare l’allarme, ma i soccorsi si sono protratti per ore in difficili condizioni meteo. Il giovane è deceduto in serata all’ospedale di Udine per i gravissimi traumi riportati.

Anche l’ultimo bollettino della Protezione civile regionale indica per il Tarvisiano un pericolo “4” (forte), con la possibilità di grandi valanghe spontanee. Una situazione legata a un manto nevoso stratificato in modo irregolare, caricato da recenti precipitazioni intense e dal vento, capace di trasportare e ammassare grosse quantità di neve creando pericolosi lastroni soprattutto nei canaloni e sui pendii più esposti. Segnali come i caratteristici “whumph”, i cedimenti improvvisi e le fessurazioni del manto sono stati più volte segnalati in questi giorni, confermando una notevole fragilità strutturale degli accumuli.

Anche in Trentino Alto Adige e in Veneto si registrano episodi analoghi, nello stesso contesto meteorologico. Il 4 febbraio una valanga sopra Solda, in zona rifugio Madriccio sull’Ortles, ha causato la morte di due scialpinisti, mentre una terza persona è stata estratta viva e i soccorritori hanno dovuto operare con il rischio di ulteriori distacchi. Pochi mesi prima, a novembre 2025, una slavina su Cima Vertana aveva provocato cinque vittime, tra cui una ragazza di 17 anni.

La prudenza è d’obbligo. Le attività in ambiente innevato, soprattutto fuori pista o lontano dai tracciati controllati, comportano rischi che aumentano drasticamente in presenza di allerta elevata. Ogni scelta individuale, in condizioni così critiche, non mette in pericolo solo chi affronta la montagna, ma espone anche i soccorritori a interventi estremamente pericolosi. Uomini e donne del soccorso alpino, del Suem e dell’elisoccorso continuano a prodigarsi fino al limite delle possibilità per salvare vite umane, spesso operando su pendii instabili e con condizioni meteo proibitive.

 

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