WWF: il 2025 è il terzo anno più caldo mai registrato, la crisi climatica accelera

FVG – Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale. A certificarlo sono i nuovi dati diffusi da Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’Unione europea, che confermano un aumento medio della temperatura globale di circa 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale. Un valore che colloca l’anno appena concluso in una tendenza ormai consolidata: gli ultimi undici anni sono stati, uno dopo l’altro, i più caldi mai osservati.

Secondo il WWF, questi numeri dimostrano che il riscaldamento globale non è più una previsione, ma una realtà in rapido peggioramento, legata all’aumento continuo dei gas serra in atmosfera. La concentrazione di anidride carbonica ha raggiunto livelli senza precedenti: circa 425 parti per milione, contro le 280 dell’epoca preindustriale. Nel solo arco di un anno, tra dicembre 2024 e dicembre 2025, la CO₂ è passata da 425,40 a 427,49 ppm, a conferma di un ritmo di crescita che non accenna a rallentare. Le principali cause restano l’uso dei combustibili fossili e la deforestazione.

I segnali di allarme arrivano anche da altri fronti. Un recente studio firmato da 50 scienziati di 31 istituti di ricerca internazionali ha evidenziato come mari e oceani abbiano assorbito nel 2025 una quantità record di calore, con conseguenze dirette sull’innalzamento del livello del mare, sull’intensificazione delle tempeste e sulla sopravvivenza degli ecosistemi marini, a partire dalle barriere coralline.

Particolarmente preoccupanti sono anche i dati sugli incendi boschivi. Secondo il World Resources Institute, nel 2024 le superfici forestali distrutte dal fuoco sono raddoppiate rispetto a vent’anni fa. Ogni giorno sono andati in fumo oltre 360 chilometri quadrati di foresta, un’area più grande di Malta. A fine anno il totale superava i 134 mila chilometri quadrati, più dell’intera superficie dell’Inghilterra, mentre incendi di vaste proporzioni continuano a colpire aree come il Sud Africa e la Patagonia.

La crisi climatica sta già producendo effetti pesantissimi anche sul piano economico e sociale. La compagnia di riassicurazione Munich Re ha stimato per il 2025 danni da eventi meteorologici estremi pari a circa 224 miliardi di dollari. Le catastrofi legate al clima hanno rappresentato il 92% delle perdite economiche globali e il 97% di quelle assicurate. Nel corso dell’anno, circa 17.200 persone hanno perso la vita a causa di disastri naturali.

In questo quadro, il WWF esprime forte preoccupazione anche per alcune scelte politiche a livello internazionale, come l’annunciata uscita degli Stati Uniti dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e dal Panel scientifico dell’ONU sul clima, decisioni che rischiano di indebolire la cooperazione globale su un problema che non conosce confini.

Accanto a questi elementi critici emergono tuttavia anche segnali incoraggianti. Nel 2024, per la prima volta dagli anni Settanta, la produzione di energia elettrica da carbone è diminuita sia in Cina sia in India, i due maggiori consumatori mondiali. Secondo il Centre for Research on Energy and Clean Air, l’elettricità generata dal carbone è calata dell’1,6% in Cina e del 3% in India, un dato che non si verificava simultaneamente dal 1973.

«La crisi climatica provocata dalle attività umane è giunta a livelli preoccupanti – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia –. Il limite di 1,5 gradi di aumento medio della temperatura globale è stato quasi raggiunto, mettendo a rischio ecosistemi, vite umane e attività economiche. La transizione energetica è in corso, ma non bastano più esitazioni o passi indietro: la fisica non si negozia e le emissioni vanno abbattute al più presto».

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