Servizi di bassa soglia a Trieste: secondo le associazioni, sono insufficienti per fronteggiare emergenza migranti e freddo

Trieste – La tragica morte di Sunil Tamang, il cittadino nepalese di 43 anni trovato in gravi condizioni il 10 gennaio nell’area del Porto Vecchio di Trieste e poi deceduto in ospedale, ha riaperto il dibattito sulla tutela dei diritti delle persone più vulnerabili e sull’effettiva efficacia dell’assistenza pubblica, in particolare dei cosiddetti servizi di “bassa soglia”.

A fare il punto della situazione in un video diffuso oggi è Gianfranco Schiavone, direttore di ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà, realtà attiva da anni nell’accoglienza e nel supporto a richiedenti asilo e persone migranti. Nel suo intervento, Schiavone si riferisce in particolare ad una pagina del quotidiano locale “Il Piccolo” di qualche giorno fa, in cui si parla in generale di emergenza abitativa.

ICS ha voluto invitare a un confronto aperto e civile basato sui fatti, spiegando cosa si intende con il termine “bassa soglia” nel contesto dei servizi sociali.

Si tratta di interventi immediati di emergenza rivolti a persone in condizioni estreme, senza richiedere documenti, identificazione o la definizione preventiva di un progetto sociale. L’obiettivo è agganciare chi si trova in una situazione di difficoltà totale e indifferibile fornendo un supporto immediato, prima ancora di ogni percorso più strutturato di accoglienza o integrazione. Nelle strutture di “bassa soglia” non si chiede chi è la persona, dove va, da dove viene, se e quali documenti ha.

Nell’articolo de “Il Piccolo” citato da Schiavone, il concetto appare confuso ed associato impropriamente all’insieme delle politiche abitative e sociali del Comune di Trieste, che includono anche progetti di medio e lungo periodo per persone senza casa attraverso i servizi sociali ordinari.

Il presidente di ICS ha sottolineato proprio questa distinzione: i servizi di bassa soglia sono solo una piccola parte del quadro complessivo, ma sono indispensabili per chi si trova improvvisamente in strada senza alcun supporto.

Secondo le informazioni diffuse dal video, nella città di Trieste, che conta circa 200 mila abitanti, è attiva una sola struttura di bassa soglia del Comune di Trieste, convenzionata proprio con ICS, con una limitata disponibilità di posti letto (circa 20) che possono accogliere persone in emergenza.

In giornate di pieno inverno questi posti diventano rapidamente saturi e risultano insufficienti rispetto alla domanda reale.

Per comprendere meglio cosa significhi e quando si attivano questi servizi, possono essere utili un paio di esempi:

  • Persona senza fissa dimora (clochard) sorpresa dal freddo intenso durante la notte: se un soggetto che vive abitualmente in strada si presenta senza documenti e ha bisogno di un posto riparato e di una prima assistenza per proteggersi dalle temperature sotto zero, può rivolgersi alla struttura di bassa soglia che non richiede requisiti burocratici.
  • Migrante in transito dopo aver percorso la rotta balcanica: chi arriva a Trieste dopo giorni di viaggio, senza alloggio né accesso ai sistemi di accoglienza ordinari, può accedere immediatamente a un posto di bassa soglia per ricevere un letto e servizi minimi, indipendentemente dallo stato della sua pratica di permesso o richiesta d’asilo.

Questi servizi sono pensati per offrire una prima risposta immediata. L’intervento video del presidente di ICS solleva dubbi sulla loro capacità effettiva di coprire i bisogni di una realtà complessa come quella di Trieste, dove negli ultimi mesi le associazioni che operano sul territorio hanno documentato la presenza di numerose persone (tra richiedenti asilo e migranti in transito) costrette a dormire all’addiaccio in condizioni precarie, proprio come il signor Sunil Tamang.

A quanto si apprende, l’uomo aveva tentato senza successo di completare le procedure per l’accesso alla richiesta di asilo presso gli uffici della Questura, restando in una situazione di grande vulnerabilità per svariati giorni prima del collasso.

Secondo ICS, il ritardo all’accesso alla procedura di asilo e alle relative misure di accoglienza strutturate avrebbe contribuito alle condizioni che hanno portato al decesso.

È innegabile dunque la necessità di garantire un numero adeguato di servizi di accoglienza dedicati, rapidi e privi di burocrazia, per evitare che soggetti totalmente vulnerabili restino in situazioni di pericolo. Per ICS, così come per altre associazioni che si occupano di fragilità estrema, la mancata implementazione efficace di tali strutture emergenziali può delinearsi come una forma di abbandono reale delle persone più indifese.

Di seguito il video:

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