Confcommercio Fvg: imprese resilienti ma metà teme l’aumento dei costi. L’appello a Roma e Bruxelles

FVG – Il miglioramento della fiducia registrato tra le imprese del terziario nel finale del 2025 si scontra oggi con un quadro geopolitico tornato a farsi instabile. È questo il filo conduttore dell’analisi dell’Osservatorio congiunturale di Confcommercio Friuli Venezia Giulia sul quarto trimestre 2025, presentata oggi nella sede di Confcommercio Pordenone dal direttore scientifico di Format Research, Pierluigi Ascani, alla presenza del presidente regionale Gianluca Madriz e dei presidenti territoriali.

La guerra riaccende le preoccupazioni sui costi

A pochi giorni dall’avvio del nuovo conflitto, i dati raccontano un cambiamento di umore rapido e misurabile. L’indicatore di fiducia delle imprese sull’andamento della propria attività scende di due punti, da 55 a 53, restando comunque al di sopra della soglia di espansione. La quota di imprese che prevede un peggioramento della propria attività sale dal 20% del 25 febbraio al 23% del 9 marzo. Sul fronte dei ricavi, l’indicatore passa da 52 a 50, con la percentuale di chi attende un peggioramento sostanzialmente stabile al 23%.

Il dato più preoccupante riguarda però i prezzi: se a fine febbraio il 33% delle imprese temeva un aumento dei costi praticati dai fornitori, oggi quella percentuale potrebbe aver raggiunto il 50%. L’indicatore relativo ai prezzi è sceso da 35 a 25, su una scala da 0 a 100.

«In uno scenario internazionale che torna a farsi drammaticamente instabile – è il commento del presidente di Confcommercio Fvg Gianluca Madriz, con i colleghi presidenti delle Confcommercio di Pordenone Fabio Pillon, Trieste Antonio Paoletti e con il vicepresidente di Udine Antonio Dalla Mora –, con la nuova guerra e il rischio concreto di un’escalation militare e di nuove tensioni sui mercati energetici, il dato che emerge dal nostro Osservatorio è quello di un sistema imprenditoriale regionale che, pur consapevole delle incognite, non si lascia paralizzare dall’incertezza».

Credito e investimenti: il Fvg sopra la media nazionale

Su altri indicatori, il quadro regionale risulta più solido rispetto al resto d’Italia. Nel quarto trimestre 2025, il 63% delle imprese del terziario che ha chiesto credito ha visto accogliere interamente la propria richiesta, a fronte di un 49% a livello nazionale. L’indicatore sulla capacità di far fronte al fabbisogno finanziario è atteso in lieve miglioramento nei primi mesi del 2026.

Sul versante degli investimenti, il 38,5% delle imprese regionali di commercio, turismo e servizi ha chiesto credito per investire, contro il 27,8% registrato a livello nazionale. In calo anche la percentuale di chi ha fatto ricorso al credito per difficoltà finanziarie: dall’11% del trimestre precedente all’8,5%.

Giovani e terziario: un’attrattività ancora tutta da costruire

Il focus monografico dell’Osservatorio analizza il rapporto tra i giovani e il settore terziario, con risultati che fotografano un’attrattività ancora debole. Secondo le imprese interpellate, un terzo dei giovani considera il terziario un’opportunità interessante solo se inseriti in contesti capaci di valorizzarne talento e competenze. Un ulteriore 34% ritiene che il settore venga percepito come una fase lavorativa temporanea, mentre il 33% lo descrive come un ambito precario e poco motivante, soprattutto nel turismo.

Tra gli elementi di richiamo emergono un ambiente di lavoro dinamico e inclusivo, la formazione continua e le prospettive di crescita interna. A pesare negativamente sono invece le retribuzioni giudicate insufficienti e la difficoltà di conciliare lavoro e vita privata, legata a orari lunghi e poco flessibili.

Solo una minoranza di imprese ha attivato iniziative specifiche per attrarre e trattenere i giovani. Le misure ritenute più utili sono incentivi fiscali e contributivi per le assunzioni, programmi strutturati di formazione in collaborazione con scuole e università, e interventi sul welfare aziendale.

«Rendere il terziario più attrattivo per i giovani non è solo una questione occupazionale — concludono i vertici di Confcommercio FVG —, ma una scelta strategica per il futuro economico della nostra regione».

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