Soccorso alpino, ecco i dati degli interventi del 2025. La maggior parte riguarda escursionisti

FVG – Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), sezione nazionale del Club Alpino Italiano che da oltre 70 anni effettua soccorsi tecnici e sanitari in ambiente montano, in grotta e negli ambienti impervi del territorio nazionale con circa 7.000 tecnici altamente specializzati, presenta il report delle attività svolte nel corso del 2025.

Le attività – svolte in collaborazione con il Numero Unico Emergenza 112, il Servizio Sanitario Nazionale e il sistema di emergenza-urgenza sanitaria – sono finalizzate a garantire il soccorso e l’assistenza immediata ai soggetti infortunati, alle persone in difficoltà o in imminente pericolo di vita, alla ricerca e al recupero di dispersi e caduti.

I dati delle missioni di soccorso del Soccorso Alpino e Speleologico del Friuli Venezia Giulia nel 2025 confermano, nel complesso, quanto già emerso nel 2024.

Il trend resta in lenta ma costante crescita, con l’escursionismo in testa, anche se in lieve calo rispetto all’anno precedente (49,5% contro 50,4%). Gli interventi a favore degli escursionisti risultano i più frequenti, mentre quelli legati ad attività che richiedono maggiori competenze tecniche – come alpinismo, arrampicata su ghiaccio, parapendio, mountain bike e torrentismo – sono meno numerosi. Il dato è proporzionale al numero di praticanti: le discipline tecniche contano infatti su una platea molto più ridotta rispetto all’escursionismo.

Quest’ultimo rientra tra le attività meno tecniche e percepite come meno rischiose in ambiente montano, e proprio per questo la preparazione dell’escursione, sia dal punto di vista atletico che da quello della pianificazione, tende talvolta ad essere sottovalutata. Incide anche l’equipaggiamento: in diversi casi abbigliamento e attrezzatura non risultano adeguati alle difficoltà del percorso o alle condizioni meteo.

Tra i dati più rilevanti spicca l’aumento delle missioni con elicottero: dalle 148 del 2024 si è passati alle 223 del 2025, con un incremento di quasi il 30%.

Un altro elemento significativo riguarda la preparazione delle persone soccorse: oltre il 90% non è socio del Club Alpino Italiano. Questo suggerisce che molti non abbiano seguito corsi specifici e, in diversi casi, non dispongano delle conoscenze di base per affrontare un’escursione in sicurezza.

Sul fronte delle cause degli interventi, la perdita di orientamento (17,2%), l’incapacità o inesperienza (14,2%) e il ritardo (4,9%, in crescita) portano al 36,3% delle richieste di soccorso riconducibili a una scarsa conoscenza dell’ambiente montano. Quasi il 30% degli interventi è invece dovuto a scivolate o cadute.

In calo gli incidenti sul lavoro in montagna, segnale della progressiva scomparsa di alcune attività tradizionali. In aumento, invece, gli interventi che coinvolgono alpinisti e praticanti di mountain bike e volo libero (parapendio e deltaplano), mentre diminuiscono quelli legati alla raccolta di funghi e al torrentismo.

Resta elevato il numero dei decessi: 26 nel 2025, contro i 21 del 2024 e i 20 del 2023. In quasi la metà delle missioni (49,5%) le persone soccorse sono risultate illese; il 36% ha riportato ferite lievi, quasi il 9% ferite gravi, mentre nel 5,4% dei casi si è trattato di persone decedute.

Nel 2024 erano stati registrati 433 interventi, contro i 228 del 2014: in dieci anni il numero è quasi raddoppiato e negli ultimi cinque anni è la quarta volta che si supera la soglia delle 400 missioni. Nel 2020, in prossimità della pandemia, si era raggiunto il picco di 507 interventi.

Le persone soccorse nel 2025 sono state 454. Le “giornate uomo”, cioè il totale dell’impegno dei soccorritori, sono salite a 1.904, rispetto alle 1.522 del 2024 (il record resta quello del 2022 con 2.052). In aumento anche il numero di chiamate al NUE 112.

Per quanto riguarda il volo libero, in particolare il parapendio, il dato si attesta al 3,9% (era il 3,1% nel 2024), in linea con quello di dieci anni fa nonostante oscillazioni nel periodo. Gli interventi riguardano soprattutto piloti stranieri. Le peculiarità delle correnti nelle aree prealpine locali, difficili da ritrovare altrove, rappresentano uno dei principali fattori di rischio. Le operazioni si concentrano in particolare sul Monte Valinis e sul Monte Cuarnan.

Va comunque evidenziato che, a fronte di un numero crescente di praticanti di questo sport estremo, gli incidenti restano relativamente contenuti grazie a una preparazione teorica e pratica generalmente elevata, come avviene anche per discipline quali alpinismo e mountain bike.

In sintesi, una maggiore consapevolezza della severità dell’ambiente e dei rischi connessi è essenziale per trascorrere esperienze piacevoli sulle nostre montagne e non impegnare i tecnici del Soccorso Alpino in missioni spesso evitabili. A volte basta documentarsi con cura – manuali e guide escursionistiche si trovano anche in biblioteca oltre che su Internet -, consultare la locale sezione del Club alpino e attrezzarsi di conseguenza per affrontare in sicurezza le escursioni.

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