Osservatorio Giovani 2026, i ricercatori dell’Istituto Toniolo riferiscono in Consiglio regionale

Trieste – Giovani incerti sul valore che la comunità attribuisce loro, ma con il desiderio di avere un ruolo e, in molti casi, pronti a cercare opportunità all’estero. È il quadro emerso in Sesta Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia durante l’audizione degli esperti dell’Istituto Toniolo, alla vigilia della pubblicazione dell’Osservatorio giovani 2026.

Ad aprire i lavori è stato il presidente della Commissione, Roberto Novelli (Forza Italia), che ha richiamato l’importanza del contributo della ricerca per orientare le politiche pubbliche. L’attenzione si è concentrata su tre temi: mobilità internazionale, fake news e “mattering”, cioè il sentirsi riconosciuti nel contesto sociale.

Alessandro Rosina, docente di Demografia e statistica sociale all’Università Cattolica, ha illustrato i dati sulla mobilità. In Italia i giovani tra i 15 e i 29 anni rappresentano il 16,5% della popolazione, sotto la media europea del 18%, con una previsione al 2050 stabile attorno al 16,4%. I Neet (Not in Education, Employment or Training) – persone che non studiano né lavorano né seguono percorsi formativi – superano il 15%, contro circa il 12% dell’Unione europea. La scelta di trasferirsi all’estero, verso Paesi come Germania, Regno Unito e Spagna, non riguarda più solo esperienze personali, ma riflette una sfiducia legata alla carenza di opportunità.

Il fenomeno presenta anche una differenza di genere: le donne risultano più propense a partire, anche per le difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata e per un sistema di welfare percepito come insufficiente. Tra le richieste emerge quella di un salario adeguato, insieme a condizioni lavorative che garantiscano equilibrio e benessere. Il saldo migratorio appare negativo: per ogni giovane che arriva in Italia, nove lasciano il Paese; in Friuli Venezia Giulia il rapporto è di uno a dieci.

Sul fronte digitale, Elena Marta, docente di Psicologia sociale e di comunità, ha presentato i risultati di una ricerca su ragazzi tra i 12 e i 20 anni. Le competenze digitali non bastano a proteggere dalle fake news, che fanno leva sulle emozioni e rendono più difficile una valutazione critica delle informazioni. In un contesto che richiede risposte rapide, le reazioni online esprimono stati emotivi non sempre gestiti con facilità. Secondo Marta, tra i giovani emerge anche una forma di insoddisfazione nei confronti degli adulti, che richiede attenzione sul piano educativo.

Un altro aspetto riguarda il “mattering”. Molti giovani non percepiscono un reale riconoscimento del proprio contributo nella società, spesso limitato a un livello formale. La percezione si collega anche ai temi della giustizia sociale e delle disuguaglianze economiche. Gli esperti indicano la necessità di esperienze di partecipazione diretta, in cui le nuove generazioni possano avere un ruolo attivo nelle scelte.

Nel dibattito sono intervenuti diversi consiglieri regionali. Massimiliano Pozzo (Pd) ha richiamato la necessità di trasmettere ai giovani la possibilità di incidere nella realtà sociale. Carlo Bolzonello (Fp) ha sollevato il tema dei valori di riferimento, sottolineando la varietà interna alle nuove generazioni. Marta ha indicato come elementi guida giustizia sociale, solidarietà e identità, insieme al bisogno di confronto tra generazioni.

Serena Pellegrino (Avs) e Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) hanno parlato di un “quadro sconfortante” per quanto riguarda rispettivamente la denatalità e i Neet. “Un dato, quest’ultimo, legato anche al sommerso, che dimostra il fallimento dell’intero sistema lavoro”, ha evidenziato l’esponente di Open. “In Fvg il numero dei Neet è lontano da quello nazionale”, ha replicato l’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen, che si è soffermata su un altro tema, quello della salute psichica e della crescita psicologica dei giovani, citando un dato diffuso dal professor Silvio Brusaferro, docente di Igiene generale e applicata presso l’ateneo udinese: “Un ragazzo su due con meno di 18 anni, negli ultimi 30 giorni ha assunto benzodiazepine; la situazione è preoccupante, su questo dobbiamo concentrarci di più”.

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