Clima e rinnovabili, il FVG è tra le regioni più virtuose d’Italia ma cresce il rischio eventi estremi
FVG – Il Friuli Venezia Giulia si colloca tra le regioni più avanzate d’Italia nella transizione energetica e climatica, ma affronta al tempo stesso una vulnerabilità territoriale in rapida crescita. È questo il quadro che emerge da CIRO (Climate Indicators for Italian RegiOns), la piattaforma realizzata da Italy for Climate in collaborazione con ISPRA, che monitora le performance ambientali delle regioni italiane attraverso 27 indicatori distribuiti su otto aree tematiche.
Rinnovabili: il FVG corre più degli altri
Il dato più positivo riguarda le energie rinnovabili. Il Friuli Venezia Giulia ha già raggiunto il 46% del proprio target al 2030, posizionandosi al secondo posto in Italia, contro una media nazionale ferma al 31%. Anche i nuovi impianti installati nel 2025 e la diffusione delle Comunità Energetiche Rinnovabili mostrano segnali incoraggianti: nel 2024 le CER attive in regione hanno raggiunto quota 28. La quota complessiva di energia da fonti rinnovabili si attesta al 22,5%, superiore alla media italiana del 19%.
Sul fronte dei consumi, il FVG ha ridotto il proprio fabbisogno di energia finale del 8,6% negli ultimi cinque anni, un risultato ben al di sopra della media nazionale, pari a -3,5%. Un segnale positivo, anche se i consumi pro capite restano tra i più alti d’Italia, in parte a causa del forte fabbisogno di riscaldamento degli edifici.
Industria e trasporti: performance nella media, con qualche eccellenza
Nel settore industriale, la quota di consumi elettrici raggiunge il 43%, superiore alla media nazionale del 39%, e le emissioni in rapporto al valore aggiunto risultano inferiori rispetto al dato medio italiano. Meno brillante, invece, la performance sui consumi energetici per valore aggiunto, che si collocano tra i più elevati del Paese.
Nei trasporti, il FVG si allinea sostanzialmente alla media nazionale. Spicca in positivo l’utilizzo del trasporto pubblico, con un numero di passeggeri superiore alla media, mentre tasso di motorizzazione, quota di auto elettriche e emissioni pro capite del settore rimangono su livelli analoghi al resto d’Italia.
Il nodo del mix energetico
Permangono alcune fragilità strutturali. Il mix energetico regionale vede ancora la presenza del carbone, che copre il 4% del fabbisogno, e una dipendenza molto accentuata dal gas naturale, che soddisfa il 48% del consumo energetico complessivo. Sul fronte degli edifici, la quota di consumi elettrici (25%) resta inferiore alla media nazionale (31%) e le emissioni pro capite del settore rimangono elevate, nonostante l’11% degli edifici risulti in classe energetica A.
Vulnerabilità: il FVG è il territorio più esposto d’Italia
Il dato che desta maggiore attenzione riguarda la vulnerabilità. Nel 2024, il Friuli Venezia Giulia è stata la regione italiana con il più alto numero di eventi meteo-climatici estremi in rapporto alla superficie. Un’indicazione che impone una riflessione più approfondita sulle politiche di adattamento. Il consumo di suolo, pari all’8%, è superiore alla media nazionale, mentre la quota di popolazione in area a rischio alluvione e il tasso di perdite della rete idrica (42%) si allineano alla media del Paese.
Uno strumento per le politiche locali
CIRO si propone non come una classifica, ma come un sistema di lettura delle peculiarità territoriali. «L’obiettivo è far emergere punti di forza e punti di debolezza dei singoli territori, per aiutare le amministrazioni a individuare le proprie priorità di azione», spiega Andrea Barbabella, responsabile scientifico di Italy for Climate. La piattaforma punta anche a promuovere un dibattito pubblico sulla transizione energetica basato su dati scientificamente fondati, frutto del confronto con i tecnici di ISPRA e altre istituzioni di rilievo nazionale.
Il quadro complessivo che emerge per il FVG è dunque quello di una regione in movimento, con risultati apprezzabili sulla produzione rinnovabile e sulla riduzione dei consumi, ma che deve ancora affrontare la dipendenza dai combustibili fossili e rafforzare le proprie capacità di risposta agli effetti del cambiamento climatico già in atto sul territorio.

