Andrea Illy, presidente di illycaffè, a Roma per la stampa estera. Il punto su emergenza climatica e caffè

Roma – Il cambiamento climatico rischia di ridurre drasticamente le aree del pianeta adatte alla coltivazione del caffè. A richiamare l’attenzione su questo scenario è stato Andrea Illy, presidente di illycaffè, intervenuto oggi, 29 maggio, all’Associazione della Stampa Estera in Italia, a Roma.

Nel corso dell’incontro con i corrispondenti delle principali testate internazionali, Illy ha ricordato una previsione formulata oltre dieci anni fa dagli esperti del settore: entro il 2050 potrebbe scomparire circa il 50% delle terre oggi coltivabili a caffè a causa dell’aumento delle temperature e dell’alterazione dei regimi climatici.

L’appuntamento, ospitato nella sede dell’associazione a Palazzo Grazioli, è stato moderato dal giornalista francese Bernard Bédarida, corrispondente di TF1 e segretario del Consiglio direttivo dell’Associazione della Stampa Estera in Italia.

Nel suo intervento, Illy ha evidenziato come l’emergenza climatica stia incidendo sempre più sulla produzione mondiale di caffè. Siccità prolungate, ondate di calore e fenomeni meteorologici estremi mettono sotto pressione le coltivazioni nelle aree equatoriali, dove si concentra la cosiddetta “Coffee Belt”, la fascia del pianeta tradizionalmente destinata alla produzione di caffè.

Secondo le stime richiamate dal presidente di illycaffè, entro il 2050 circa la metà delle aree oggi adatte alla coltivazione potrebbe non esserlo più. Le conseguenze riguardano soprattutto l’Arabica, varietà più pregiata ma anche più sensibile alle variazioni climatiche, che necessita di temperature stabili e altitudini elevate. Anche la Robusta, considerata più resistente, soffre però gli effetti delle siccità e degli sbalzi climatici.

Il cambiamento delle condizioni ambientali sta già modificando l’organizzazione delle coltivazioni. In molte aree i produttori cercano quote più elevate per mantenere temperature favorevoli, con il rischio di espansione agricola verso zone forestali. Allo stesso tempo aumentano i problemi legati ai parassiti e alle malattie delle piante, favoriti dall’innalzamento delle temperature.

Illy ha spiegato che il gruppo triestino sta lavorando insieme alla filiera e ai centri di ricerca per individuare strategie di adattamento. Tra le soluzioni studiate ci sono nuove tecniche agronomiche, sistemi di coltivazione con ombreggiamento naturale e varietà ibride più resistenti alle alte temperature e alle malattie.

La questione non riguarda soltanto il settore agricolo. Il mercato mondiale del caffè vale oltre 200 miliardi di dollari e coinvolge milioni di piccoli produttori, soprattutto in America Latina, Africa e Asia. L’instabilità climatica contribuisce inoltre all’aumento della volatilità dei prezzi internazionali, con effetti che arrivano fino al costo della tazzina per i consumatori.

Nel corso dell’incontro romano, Andrea Illy ha indicato la necessità di accelerare gli investimenti sulla resilienza delle coltivazioni per preservare qualità e continuità della produzione nei prossimi decenni.

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