Liste d’attesa in sanità, Fvg sotto agli standard: l’opposizione accusa la Giunta, “si cercano i colpevoli invece delle soluzioni”

Trieste – Il Friuli Venezia Giulia continua a fare i conti con difficoltà nel garantire il rispetto dei tempi massimi previsti per visite specialistiche ed esami diagnostici, anche se il quadro mostra alcuni segnali di miglioramento. È quanto era emerso ieri dal bollettino trimestrale sulle liste d’attesa elaborato da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che monitora l’andamento delle prestazioni sanitarie nelle diverse regioni italiane.

Secondo il rapporto, lo ricordiamo, in cinque Regioni le percentuali di rispetto dei tempi risultano ancora inferiori al 70%, pur con «segnali di inversione di tendenza, come in Friuli Venezia Giulia».

Nel dettaglio, per le prestazioni con priorità B (Breve), che dovrebbero essere erogate entro dieci giorni dalla richiesta, il Fvg si colloca attorno al 70% di rispetto dei tempi massimi previsti. Per quanto riguarda gli esami diagnostici la situazione appare migliore, con una percentuale superiore all’80%, ma ancora distante dagli obiettivi fissati a livello nazionale.

Sul tema è intervenuto oggi il consigliere regionale di Open Sinistra Fvg, Furio Honsell,(nella foto) che ha criticato la gestione del problema da parte della Giunta regionale e, in particolare, la linea sostenuta in varie occasioni dall’assessore alla Salute Riccardo Riccardi.

«È apparsa oggi sulla stampa la gravissima situazione delle liste di attesa in Sanità che vede il sistema sanitario regionale del Friuli Venezia Giulia tra i peggiori in Italia, per i tempi di attesa sia per visite che per esami – afferma Honsell -. Non è una sorpresa: i cittadini protestano da anni e noi, come loro rappresentanti eletti, con loro».

Secondo il consigliere regionale, l’analisi delle cause proposta dall’assessore attribuirebbe troppe responsabilità a medici e cittadini. «La responsabilità viene fatta ricadere sui medici, accusati di prescrivere un numero eccessivo di esami ritenuti inappropriati, e sui cittadini, ai quali si imputa di non rinunciare alle cure e di continuare a richiedere analisi ed esami diagnostici».

Honsell sostiene invece che il problema possa avere un’origine diversa: «Proprio i lunghi tempi di attesa delle visite potrebbero essere i veri responsabili delle inappropriatezze negli esami, in quanto questi devono essere ripetuti perché diventati obsoleti nell’attesa delle visite».

Il riferimento è alla posizione più volte espressa da Riccardi, secondo cui uno degli elementi alla base dell’aumento delle liste d’attesa è la crescita della domanda di prestazioni e il tema dell’appropriatezza delle prescrizioni.

Durante un intervento in Consiglio regionale, ancora nel giugno 2024, l’assessore aveva evidenziato come, rispetto al periodo precedente alla pandemia, la richiesta di prestazioni fosse aumentata in modo significativo, richiamando dati Agenas su un incremento vicino al 40%. Secondo Riccardi, la risposta non può essere soltanto un aumento dell’offerta sanitaria, ma deve passare anche da una migliore gestione della domanda.

In altre occasioni l’assessore aveva richiamato il rapporto tra bisogni di salute, richieste dei cittadini e prescrizioni mediche, sottolineando anche il fenomeno della medicina difensiva, cioè la tendenza di alcuni professionisti a prescrivere ulteriori accertamenti per ridurre i rischi sul piano medico-legale.

Una lettura che Honsell contesta: «Ancora una volta appare che chi dirige il sistema Sanità non analizza queste dinamiche in modo critico ma si limita a scaricare le responsabilità sugli utenti».

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