Meeting di Rimini, parla la AD di Illycaffè: tazzina al bar più cara per colpa dei costi di materie prime ed energia. Il peso della sostenibilità

Rimini – C’è anche la Trieste del caffè al Meeting di Rimini. Cristina Scocchia, amministratrice delegata di illycaffè, è intervenuta oggi, venerdì 21 agosto, nella prima giornata della manifestazione, che ha offerto il punto di vista di un’impresa triestina attiva in una filiera internazionale, alle prese con l’aumento dei costi, le nuove regole sulla sostenibilità e le tensioni geopolitiche.

Scocchia ha partecipato all’incontro “Fatto bene, tutti i giorni”, in programma all’Arena Internazionale C3 e realizzato in collaborazione con Compagnia delle Opere. Il confronto era moderato da Alessandro Bracci, vicepresidente della Compagnia delle Opere e presidente e amministratore delegato di Teddy Spa. Con l’amministratrice delegata di illycaffè sono intervenuti Denis Amadori, amministratore delegato del Gruppo Amadori, Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano, Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative e di Conserve Italia, e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Il gruppo dei relatori ha affrontato il tema del lavoro ben fatto e delle eccellenze produttive italiane, attraverso esperienze diverse, dal settore agroalimentare alla cooperazione. Il Meeting 2026, giunto alla 47ª edizione e in programma fino al 26 agosto, ha come tema generale “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, verso conclusivo del Paradiso di Dante.

Scocchia: “Nessuno chiede sconti sulla sostenibilità”

Nel suo intervento Scocchia ha messo in evidenza il rapporto tra sostenibilità e competitività delle imprese, due obiettivi che si trovano spesso in conflitto tra loro. “Nessuno chiede sconti sugli obiettivi della sostenibilità”, ha detto, sottolineando però la necessità di condizioni – economiche e non solo – che consentano alle aziende di adeguarsi senza stress alle nuove regole: prevedibilità, tempi ragionevoli, maggiore disponibilità di tecnologie industriali e un equilibrio tra incentivi e vincoli.

La sostenibilità, secondo l’amministratrice delegata di illycaffè, non può ridursi a una questione di comunicazione, ma non deve neppure diventare un ostacolo alla competitività delle imprese.

Tra gli esempi citati c’è il PPWR, il regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, la cui applicazione è entrata in vigore il 12 agosto. L’obiettivo di ridurre i rifiuti e aumentare la riciclabilità è condivisibile, ma Scocchia ha evidenziato come per l’impresa si creino attriti legati a tempi e modalità di applicazione.

Per illycaffè, ha spiegato Scocchia, l’adeguamento riguarda circa 1.800 referenze, con un aggravio stimato dall’azienda vicino al 10% sul costo degli imballaggi, oltre alle spese legate alle scorte e agli eventuali futuri adeguamenti.

Da qui la richiesta all’Europa di maggiore “realismo industriale”, soprattutto in una fase nella quale le imprese europee devono confrontarsi con costi energetici elevati e con un quadro geopolitico difficile.

Il prezzo del caffè e quello della tazzina

Una seconda parte dell’intervento ha riguardato il mercato del caffè. Secondo i dati citati da Scocchia, dal 2021 il prezzo medio della tazzina al bar è aumentato del 24%, mentre nello stesso periodo il prezzo dell’Arabica è cresciuto dell’80%, passando da circa 170 centesimi di dollaro per libbra nel 2021 a circa 305 centesimi nei primi mesi del 2026.

Le quotazioni del caffè verde, dopo i picchi raggiunti nel 2025, hanno registrato un ridimensionamento, ma restano su livelli elevati. Scocchia ha indicato in circa 368 centesimi per libbra la media del 2025 e in circa 330 centesimi la quotazione attuale.

A pesare sui costi della filiera, secondo l’amministratrice delegata di illycaffè, non sono però soltanto le materie prime. Per imprese ed esercenti sono aumentati anche i costi energetici e logistici, in conseguenza dello scenario geopolitico internazionale.

“Ogni azienda ha dovuto decidere quanto di questo aumento dei costi far gravare sul consumatore e quanto mantenere sulle proprie spalle”, ha spiegato Scocchia, sottolineando che illycaffè ha scelto di assorbirne una quota significativa.

Il caffè fuori casa, ha aggiunto, continua a rappresentare un’abitudine consolidata per gli italiani. Scocchia ha citato i dati FIPE secondo i quali nei primi cinque mesi del 2026 le visite ai bar sarebbero rimaste stabili rispetto allo stesso periodo del 2025, con circa due miliardi di accessi.

Dalla filiera del caffè alla competitività dell’Europa

L’ultima parte dell’intervento si è allargata dalla filiera del caffè alla condizione dell’industria europea. Per Scocchia, la questione non riguarda più soltanto la capacità delle imprese di competere sui mercati internazionali, ma anche l’autonomia strategica dell’Europa.

Tra le priorità indicate ci sono il completamento del mercato unico dei capitali, la riduzione dei costi energetici, una regolamentazione capace di accompagnare l’innovazione e maggiori investimenti nelle tecnologie strategiche, dall’intelligenza artificiale alle infrastrutture digitali.

Un passaggio è stato dedicato anche alla dipendenza europea dalle grandi piattaforme tecnologiche statunitensi. Secondo Scocchia, per oltre vent’anni l’Europa ha affidato alle Big Tech americane una parte importante della propria infrastruttura digitale, dai servizi cloud ai sistemi operativi, fino agli strumenti utilizzati quotidianamente dalle imprese.

Una dipendenza che, alla luce dell’attuale scenario geopolitico, viene letta come una vulnerabilità. Per l’amministratrice delegata di illycaffè, quindi, competitività economica, sicurezza e sovranità strategica sono ormai questioni strettamente collegate.

Per Scocchia si tratta di una linea di riflessione che parte dal prodotto e dalla sua filiera, ma arriva fino alle scelte industriali dell’Unione europea: fare bene il proprio lavoro, in questo contesto, significa anche poter disporre delle condizioni necessarie per continuare a farlo.

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