Condanne definitive per i componenti del clan dei Casalesi arrestati nel Veneto orientale

Trieste – Un arresto per possesso di banconote false, eseguito nel 2008 in provincia di Udine dalla Guardia di finanza di Trieste, fu uno dei punti di partenza dell’indagine che avrebbe portato alla luce il radicamento di un’organizzazione riconducibile al clan dei Casalesi nel Veneto orientale.

A distanza di 18 anni, la vicenda giudiziaria è arrivata all’esecuzione delle condanne definitive: nei giorni scorsi sono stati eseguiti 24 provvedimenti restrittivi in diverse province italiane.

Otto delle ordinanze di esecuzione della pena sono state affidate al Gruppo investigazione criminalità organizzata (Gico) del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Trieste. L’operazione è stata condotta insieme alla Squadra mobile della Questura di Venezia e al Nucleo investigativo dei Carabinieri di Venezia, nell’ambito di un dispositivo che ha coinvolto oltre cento tra poliziotti, carabinieri e finanzieri.

L’inchiesta aveva preso avvio nel 2008, quando l’allora Nucleo di polizia tributaria di Trieste arrestò in provincia di Udine due persone di origine napoletana trovate in possesso di banconote false. Uno dei due manifestò la volontà di fornire informazioni su un’organizzazione criminale attiva nel Veneto orientale.

Da quella prima attività investigativa partirono gli approfondimenti delegati dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia. Le indagini, lunghe e articolate, hanno ricostruito l’operatività di un’organizzazione affiliata al clan dei Casalesi, radicata in particolare nel territorio di Eraclea, nel Veneziano. Secondo quanto emerso nel procedimento, il gruppo era riuscito a infiltrarsi nel tessuto imprenditoriale locale e nelle dinamiche politico-amministrative.

L’organizzazione puntava soprattutto al controllo o alla gestione di attività economiche, con particolare interesse per edilizia e ristorazione. Le indagini hanno inoltre ricostruito episodi di usura, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, oltre ad altri reati aggravati dal metodo o dall’agevolazione mafiosa.

Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo imponeva inoltre un aggio ad altre organizzazioni criminali attive nel territorio, comprese quelle dedite al narcotraffico e allo sfruttamento della prostituzione, destinando parte delle risorse al sostegno finanziario del clan dei Casalesi.

I 24 destinatari dei provvedimenti eseguiti fanno parte del gruppo di 27 imputati che avevano scelto il rito ordinario. Dopo le condanne pronunciate dalla Corte d’Appello di Venezia nel giugno 2025, la Corte di Cassazione ha confermato nei giorni scorsi 24 posizioni processuali, consentendo alla Procura generale di Venezia di emettere gli ordini di esecuzione per la carcerazione. Due di questi provvedimenti sono stati sospesi.

Le pene stabilite nei diversi casi vanno da tre a 30 anni di reclusione. Per altri tre imputati la Cassazione ha disposto il rinvio a una diversa sezione della Corte d’Appello di Venezia: in due casi per una nuova valutazione del quadro probatorio e nel terzo limitatamente al trattamento sanzionatorio.

L’operazione conclusiva ha interessato, oltre al Veneto, le province di Caserta, Cosenza, Napoli e Potenza.

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