A Barcis la cerimonia di consegna del premio poetico “Giuseppe Malattia della Vallata”

Barcis (Pn) – “In tutti questi anni – ha sottolineato all’apertura della cerimonia di premiazione Maurizio Salvador, presidente del Comitato organizzatore – non è aumentata solo la quantità dei partecipanti, ma soprattutto la qualità delle poesie presentate al premio Malattia, facendo di Barcis un ‘luogo di poesia’ e coniugando la cultura con la valorizzazione turistica della Valcellina”.

Gli ha fatto eco Roberto Malattia: “il Premio è cresciuto e si è rafforzato grazie alle sinergie messe in atto – ovvero per l’apertura alle collaborazioni – e alla specializzazione scelta nel rivolgersi alla poesia non in lingua italiana”.

“Il poeta lavora con le parole come il muratore usa i mattoni per costruire una casa. Se i mattoni sono rovinati o già usati la casa non viene così bella come potrebbe essere. Non basta quindi possedere il lessico, ovvero i mattoni, ma bisogna trovare la strada verso la poesia. E in questo senso il dialetto è perfetto perché ti trasporta direttamente in una dimensione fono-simbolica”.

Con queste parole Giacomo Vit, in rappresentanza della giuria, ha introdotto la premiazione dei vincitori della trentatreesima edizione del premio letterario nazionale “Giuseppe Malattia della Vallata” che è un vero e proprio osservatorio poetico dal quale è possibile capire quali siano le tendenze espressive dei componimenti scritti dai poeti in lingua minoritaria o dialetto.

Dura è stata per la giuria ridurre il lotto dei partecipanti (214, provenienti da tutta Italia, con il piacevole inserimento di un poeta catalano) agli 11 finalisti che hanno potuto leggere ieri i loro versi sulle sponde del Lago Aprilis di Barcis.

“Al popolo si può togliere tutto, ma non la propria lingua – ha detto nel suo intervento Liviana Covre in rappresentanza della Fondazione Friuli, che sostiene la manifestazione al pari della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia presente con i consiglieri regionali Zanon e Bolzonello, Comune di Barcis presente con il sindaco Claudio Traina e le assessore Daniela Paulon e Lorena Gasparini, Fondazione Pordenonelegge.it, Circolo Culturale Menocchio e Gialean, citando il poeta siciliano Buttitta – e la lingua italiana – ha concluso la professoressa – trae sempre nuova linfa dai dialetti”.

Per dimostrare in pratica questo assunto si sono alternati al leggìo alcuni dei finalisti e sono risuonati nell’aria il friulano di Emanuele Bertuzzi da Rauscedo e quello di Precenicco di Stefano Lombardi.

Poi si è scesi lungo lo stivale ed è risuonato il ferrarese di Edoardo Penoncini per concludere col maceratese del giovane Jacopo Curi.

Si è quindi giunti ai primi tre classificati che in realtà erano quattro, a causa di un ex aequo. Sul gradino più basso del podio è salito Giovanni Laera da Polignano a Mare (Bari) con il suo accorato “Latuerne de figghie” (Lamento di figlio).

Particolari le storie dei due secondi classificati, peraltro habitué della manifestazione, uniti dalla poesia e anche dal periodo di pandemia. Il siciliano trapiantato a Firenze Rino Cavasino ha letto al telefono la sua “Maludormiri” a causa di un isolamento fiduciario in compagnia della moglie giapponese, appena rientrata dal paese del Sol Levante. Discorso differente per Maurizio Noris che si è trovato a stretto contatto con gli effetti del virus, visto che vive ad Albino (BG) in Val Seriana. Nonostante tutto la sua “I girani d’avril – Gerani d’aprile” è una poesia ricca di ottimismo e speranza.

A vincere l’edizione 2020 del “Malattia” è Daria De Pellegrini da Borgo Valbelluna (BL). Anche per lei il lockdown si è rivelato un’opportunità poetica. La sua “Strukakor – Pena” racconta la riscoperta della casa dei propri genitori nel doloroso aprile. Il rallentamento dei ritmi lavorativi ha permesso all’autrice di prendersi cura delle proprie radici e anche il premio “Malattia” è servito a questo scopo, venendo utilizzato per costruire un muro a secco che abbellisce la casa ed è un muro “positivo”, di sostegno, non di quelli usati per dividere.

A concludere piacevolmente la manifestazione l’intervento musicale della famiglia Fassetta (Gianni alla fisarmonica, Elisa al violoncello ed Erica al violino) che ha eseguito un omaggio al maestro Ennio Morricone proponendo il tema tratto da “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore. Un’emozionante sipario di note che ha degnamente chiuso la piacevole mattinata barciana.

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