A Giovanna Botteri il “Premio di Vetro – Elca Ruzzier” delle Pari Opportunità di Trieste

Trieste – Un pubblico numeroso e partecipe, soprattutto di donne e di giornalisti, ha accolto nella Sala del Consiglio Comunale di Trieste, in piazza dell’Unità, la triestina, anche se ancor più “cittadina del mondo” per la sua professione di inviato in tutti gli angoli del globo, Giovanna Botteri, notissima giornalista RAI, figlia dell’indimenticato Guido Botteri storico direttore della sede RAI del Friuli Venezia Giulia.

Alla giornalista la Commissione Pari Opportunità del Comune ha conferito il “Premio di Vetro – Elca Ruzzier” istituito dalla stessa Commissione “per la valorizzazione della donna e in particolare delle donne triestine che si sono distinte nel mondo del lavoro, della cultura, delle arti, delle scienze, dell’economia e dello sport e per aver portato il nome della città nel mondo”.

Il “Premio di Vetro” giunto quest’anno alla XI edizione, venne assegnato per la prima volta nel 2007 e dal 2009 è dedicato alla scomparsa componente della CPO Elca Ruzzier, anche per l’opera da lei svolta a favore delle donne con il Centro Antiviolenza GOAP di cui fu cofondatrice.

Le precedenti premiate sono state la pittrice Nora Carella, la campionessa di scherma Margherita Granbassi, la pattinatrice Tania Romano, la cantante lirica Daniela Barcellona, l’ideatrice del Trieste Film Festival Annamaria Percavassi, la creatrice del concorso di moda giovane ITS Barbara Franchin. l’architetto Gigetta Tamaro Semerani, la presidente degli “Atleti Azzurri” Marcella Skabar, la ricercatrice Serena Zacchigna, l’architetto scenografo, critico d’arte e giornalista Marianna Accerboni.

Nell’albo d’oro di questo prestigioso riconoscimento femminile entra dunque ora anche Giovanna Botteri – attualmente corrispondente e responsabile RAI da Pechino per i servizi dalla Cina, dal Giappone e dal Sudest asiatico dopo aver operato per oltre 10 anni nella sede di New York e un precedente lungo impegno sugli scacchieri più difficili e drammatici del pianeta – con la motivazione, iscritta sull’artistica targa del Premio, “A una triestina nel mondo, per la professionalità dimostrata in decenni di impegno giornalistico internazionale”.

L’affollata cerimonia, dopo il saluto e il benvenuto alla premiata da parte del Presidente del Consiglio Comunale Francesco di Paola Panteca, è stata aperta dall’intervento dell’Assessore Lorenzo Giorgi che, a nome dell’Amministrazione e del Sindaco Dipiazza, ha innanzitutto voluto ringraziare la Commissione Pari Opportunità e la sua presidente Laura Di Pinto per la qualità del lavoro che sta svolgendo creando tutta una serie di occasioni d’incontro e di riflessione sulle tematiche femminili e non solo. E, nel caso specifico del “Premio di Vetro”, andando a rappresentare e a proporre come esempio per tutti alcune tra le più significative figure femminili che danno lustro, in tutti i settori e professioni, al nome e alla specificità della nostra Città.

“Come certamente è Giovanna Botteri che – ha detto Giorgi – non solo è la protagonista di una storia personale straordinaria dal punto di vista giornalistico, capace di recarci l’anima e il volto di tante vicende, da tanti Paesi, ma lei stessa è e resta in tutto un volto di Trieste, che ci racconta e ci racconterà ancora le storie del mondo, poiché – ha scherzato Giorgi – la pensione può ancora attendere…”

È toccato quindi alla presidente della CPO Laura Di Pinto, subito prima della consegna del Premio fra vivissimi applausi, dare lettura del nutrito curriculum della premiata: nata a Trieste nel 1957, Giovanna Botteri muove i primi passi della carriera giornalistica collaborando con pubblicazioni del settore letterario e filosofico (essendosi laureata in Filosofia) per iniziare poi a lavorare, nel 1983, con i quotidiani “Il Piccolo” e “Alto Adige”; entrando nel 1985 nella Radiotelevisione Italiana, passando poi dalla sede di Trieste al TG3 nazionale. Per cominciare quindi a seguire, dall’inizio degli anni Novanta, i conflitti più drammatici, anche da un punto di vista umanitario, a partire dal crollo dell’URSS e dalla guerra civile in Jugoslavia, chiamata a questo ruolo – come lei stessa spiegherà poco dopo ai presenti – dall’allora “mitico” direttore del TG3 Sandro Curzi che la interpellò dicendole più o meno: “Senti, tu che sei di Trieste, lì da quelle parti, vai un po’ a vedere questa cosa della Jugoslavia…”. E da allora furono Bosnia, Algeria, Sudafrica, Kosovo, Afghanistan e Iraq (Non possiamo dimenticare i suoi servizi in diretta da Bagdad la notte dell’inizio dell’attacco americano, n.d.r.). E ancora in Libano con il contingente di pace italiano e poi in Siria; e infine, dal 2007 al 2018, a New York (seguendo l’insediamento del primo presidente USA di origini afroamericane, Barack Obama fino a quello di Donald Trump), fino all’attuale trasferimento in Cina.

La parola infine a Giovanna Botteri che in un ampio intervento e poi rispondendo a numerose domande – secondo la formula di “cerimonia partecipata” scelta dalla Commissione per questa speciale occasione – si è innanzitutto dichiarata “contenta, emozionata e pervasa da tanti sentimenti, qui nella mia Città, “da dove tutto comincia e tutto finisce’”, per parlare poi proprio di Trieste e della sua specialità: “di città dove la storia, la posizione geografica, il mare, tutto ti predispone e ti prepara a essere ‘cittadino del mondo’, a guardare lontano; e dove un tessuto fatto di diversità, contrapposizioni e anche scontri ti conferisce un’educazione speciale, diversa da altri luoghi”.

E a proposito di questa specialità Giovanna Botteri ha voluto ricordare un film dei suoi anni giovanili, quell’emblematico “Un anno di scuola” di Franco Giraldi, raffigurante la Trieste di “prima della prima guerra” dove per la prima volta una donna, una ragazza, entra in una classe tutta maschile, fissando una conquista femminile che vide la Trieste di allora (austriaca e mitteleuropea) affermare dei principi di civiltà e uguaglianza con largo anticipo rispetto a quanto avverrà solo molto tempo dopo in Italia e in altri Paesi.
Per concludere, su questo punto, che “qui a Trieste le cose si pensano e si sviluppano prima, nella storia del movimento delle donne, così come negli scenari della politica. È questa una Città che ti dà radici e segni forti e particolari, radici e sentimenti che porti ovunque con te e che non ti lasciano mai!”

È seguito un ampio dibattito con molte domande rivolte alla reporter sugli aspetti più diversi del suo lavoro e della sua vita: dalla maggior paura che una donna può provare in situazioni di guerra e in prossimità dei combattimenti cui la Botteri risponde che “non bisogna fingere di non aver paura, anche perchè la paura è ‘sana’ e ti spinge a prestare maggiore attenzione, a non esporsi inutilmente, specialmente in un conflitto come, ad esempio, quello in Jugoslavia, dove si contarono solo in Bosnia ben 60 giornalisti uccisi.”

E poi sul ruolo e sul temperamento delle donne in teatri di guerra, che la Botteri spiega di aver voluto seguire e raccontare in modo particolare “per spostare lo sguardo da chi la guerra la fa a chi invece la subisce, e tra questi soprattutto le donne e le mamme; e poi per mostrare a tutti quello che ho constatato in tutti i Paesi coinvolti in conflitti e cioè la grande capacità di resistenza delle donne, la loro voglia di vivere il più normalmente possibile, di non rinunciare alle proprie abitudini, la tenacia nel voler continuare a curarsi, a restare belle e per quanto possibile eleganti anche sotto le bombe! Come ho potuto vedere fra le eroiche donne di Sarajevo nella durezza dell’assedio, ma anche in altri Paesi, dall’Africa all’Asia (“cos’è una donna sotto un burqa” si chiede la Botteri), o in situazioni, dalla Cina alla Corea del Sud, dove il grande sviluppo tecnologico nasconde tuttavia, per molti versi, aspetti ancora medievali, fra donne diverse, ma tutte speciali e uniche, e forti ovunque.

Non sono mancati forti messaggi su problemi pesanti del momento come la necessaria verifica delle notizie da parte dei giornalisti di fronte al proliferare delle fake news ancor più agevolmente veicolate oggi dai cosiddetti social media per dire che “la verità dell’informazione è oggi messa gravemente in discussione”; o sulla figura della donna posta in scarso scarso rilievo se non addirittura svalutata proprio sui “social”, come rimarcato dalla presidente delle donne imprenditrici dell’AIDDA FVG Lilli Samer, cui la Botteri risponde evidenziando come “per il miglior uso di questi strumenti, che potrebbero essere utili e preziosi, sarebbero opportuni una giusta regolamentazione e un dibattito sul punto.”

E ancora Giovanna Botteri spiega il “balzo” dagli USA a Pechino (rispondendo a Etta Carignani) in termini di necessaria preparazione anche perchè “loro hanno studiato e conoscono molto bene noi, noi conosciamo pochissimo loro. E questo è sbagliato ed è un vuoto che va colmato”.

E risponde ad Anna Mozzi sottolineando i cambiamenti estremi delle tecnologie dell’informazione, “per cui oggi si possono inviare messaggi immediatamente e contemporaneamente in tutto il mondo. Questo è positivo, ma vanno rispettate e valorizzate tutte le diversità e le differenze fra le diverse parti del mondo, i diversi Paesi e diversi popoli e culture che, nonostante tutto, restano vive e ben presenti”.

E infine, rivolgendosi a Giulia Bernardi, vicepresidente della Commissione Pari Opportunità e tra le ideatrici del “Premio di Vetro”, dicendo che “è possibile, anche se non facile, conciliare questo tipo di vita con una famiglia e i figli, e non è giusto per una donna dover scegliere fra maternità e professione. Si possono fare entrambe ed è anche questo un modo per costruire una maggior parità, coinvolgendo anche gli uomini, i padri”.

Concludendo in proposito con un invito a “non mollare mai. Ma poi, per le triestine in particolare, questo invito forse non serve, perchè le mule triestine, da sempre, sono forti, fortissime, non mollano mai per davvero!”

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