Allarme per un barattolo davanti alla sede di Casapound. Arrivano gli artificieri ma c’era dentro un topo

Trieste – Lo scorso 4 febbraio la DIGOS della Questura di Trieste ha deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trieste A.P., 33 anni, per il reato di procurato allarme presso l’autorità in quanto, poco prima delle ore 13:00, aveva “abbandonato” un barattolo – di quelli di solito utilizzati per contenere vernici o solventi- davanti all’ingresso della neonata sede di Casapound.

I militanti di quel movimento politico, visto l’involucro abbandonato sulla sede stradale, hanno allertato le forze dell’ordine che, notando come il barattolo non fosse integro, ma in precedenza aperto e poi richiuso, hanno chiesto l’intervento di personale specializzato degli artificieri della Polizia di Stato.

Giacché l’analisi radiografica dell’oggetto ha rivelato che il contenuto non era composto da una sostanza liquida, gli artificieri hanno deciso di aprire il barattolo tramite una carica esplosiva di bassa capacità non prima di aver interdetto al traffico veicolare e messo in sicurezza il sito e le arterie adiacenti.

Si rilevava, così, che all’interno del barattolo era collocato un ratto di grandi dimensioni che era stato costretto ancora in vita all’interno del recipiente e che decedeva poco dopo l’apertura del manufatto.

L’esame delle immagini dell’impianto di videosorveglianza della sede di Casapound permetteva di rilevare la presenza di un soggetto di sesso maschile che, proveniendo da via della Ginnastica con in mano il barattolo, lasciava l’oggetto in argomento nelle immediate vicinanze della sede per poi allontanarsi.

Le immediate ricerche dell’individuo davano esito positivo, infatti, personale della DIGOS individuava l’autore del gesto in una via poco distante mentre cercava di allontanarsi dopo avere assistito, a distanza, alle operazioni del personale della Polizia di Stato, dei Vigili del Fuoco e della Polizia Locale, sul posto per quanto di competenza.

L’individuo, presso gli Uffici della Questura, ammetteva la paternità dell’atto attribuendolo a motivazioni di carattere denigratorio nei confronti del sodalizio Casapound.

La posizione del predetto è al vaglio dell’autorità giudiziaria, che è stata informata immediatamente.

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