Convegno per i 50 anni di Unindustria Pordenone. Una sedia vuota per chi è stato travolto dalla crisi

“Il nostro è un Paese che ha al proprio interno una percezione di sé peggiore di quella avvertita all’esterno; deve, quindi, compattarsi partendo dalle fabbriche e non dividersi, deve fare i conti con le proprie potenzialità e non appiattirsi sul presente: siamo la seconda manifattura d’Europa, la settima potenza del mondo, prima nell’export in tanti settori”.

È il giudizio di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, intervenuto il 28 gennaio al Teatro Verdi alle cerimonie dedicate ai 50 anni dalla fondazione di Unindustria Pordenone.

Una festa iniziata la scorsa settimana con il vérnissage della mostra sul design dei Castiglioni e proseguita con un convegno a cui, oltre a Boccia, ha partecipato anche Giuseppe Bono, presidente di Confindustria Fvg e ad di Fincantieri e conclusa in serata con il concerto dell’Orchestra da Camera di Mantova, offerto da Unindustria.

Boccia ha parlato di un patto per la fabbrica con i sindacati. “A breve – ha precisato – avremo modo di incontrare Cgil, Cisl e Uil e di continuare questo percorso sia per aprire un dibattito sull’Europa sia per andare ad affrontare i punti determinanti di un patto sociale.

“Cinquant’anni vissuti insieme con la consapevolezza che qui l’industria ha rappresentato l’elemento portante dello sviluppo economico, sociale e culturale”: è stato questo l’esordio dell’intervento del presidente di Unindustria Pordenone, Michelangelo Agrusti.

“I nostri imprenditori – ha proseguito il presidente – hanno dimostrato anche in questi anni difficili in cui uno tsunami ha colpito l’economia di buona parte del mondo, di avere forza, intelligenza e coraggio. Hanno dimostrato di voler partecipare allo sforzo collettivo per far sì che questa terra di imprese, avesse anche scuole di qualità, una sanità di eccellenza, una cultura diffusa e per tutti”.

Per il presidente di Unindustria Pordenone “la naturale vocazione dei nostri imprenditori all’esportazione di prodotti di qualità, la presenza di importanti multinazionali che hanno per decenni arricchito la nostra naturale predisposizione all’impresa ci fa sentire fieramente italiani, ma egualmente cittadini d’Europa. Di un’Europa – ha detto – che è stata il sogno di tante generazioni, che ha garantito il più lungo periodo di pace dopo centinaia di anni di guerre ininterrotte, che ha assicurato mercati aperti – opportunità, un tempo sconosciute, per le nuove generazioni. Teniamocela stretta”.

“Ed infine il nostro impegno per la crescita di questa regione, per la sua unità sia pure nel rispetto delle diversità dei nostri territori e delle specifiche vocazioni. Se sapremo valorizzarle, rispettarle e assecondarle, ne guadagneremo tutti e sapremo giocare un ruolo essenziale al di là della nostra dimensione. Questa sera, in prima fila, abbiamo lasciato una sedia vuota. Sopra, solo un fiore. L’abbiamo dedicata a chi non ce l’ha fatta, a chi non ha retto alle notti insonni per una crisi pesante che aveva scavato profondamente nella loro umanità, imprenditori o lavoratori che fossero. Anche loro sono parte della storia di questo cinquantennio. Anche loro hanno avuto successi e delusioni, nella notte più buia, magari perché non avevamo capito e sono rimasti soli, se ne sono andati, così, in silenzio. In fondo così è anche la vita, una corsa ad ostacoli dove qualcuno cade, ma qualcuno prende quel testimone e lo porta avanti”.

Per Giuseppe Bono, presidente di Confindustria Fvg, “il Paese non dispone più di grandi strutture, quelle che elaboravano politica, impresa, progetti. A questo Paese serve un cambiamento di cultura profondo, una rivoluzione culturale, occorrono classi dirigenti capaci di competere con tutto il pianeta, dobbiamo formare i nostri giovani a essere cittadini del mondo affinché l’Italia non perda terreno e non si disperda ciò che abbiamo costruito dopo la guerra. Ciò che manca oggi è la visione del futuro”.

Il direttore di Unindustria Pordenone Paolo Candotti ha rilevato che “dopo i dieci lunghi anni della grande crisi, questo territorio è pronto per le nuove sfide, è la sesta provincia italiana per il peso sul Pil con un tasso di disoccupazione intorno al 5%. Oggi, quale augurio per i prossimi 50 anni, possiamo affermare che l’unione è e sarà sempre la nostra forza”.

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