Demolita l’area a caldo della storica Ferriera di Trieste. Ora investimenti sostenibili sull’area

Trieste – Nella tarda serata del 18 settembre è stata demolita la storica “Ferriera” di Trieste. Viene così sancita la chiusura definitiva della produzione “a caldo” del metallo nell’impianto, vecchio di oltre 120 anni, che costituiva una minaccia per l’ambiente cittadino.

Nel dettaglio, la demolizione, con 300 kg di dinamite, 570 detonatori e più di mezzo kilometro di miccia detonante, ha fatto crollare ciò che restava della cokeria e la ciminiera.

La demolizione è iniziata nell’autunno 2020 dalle strutture metalliche dell’area a caldo. I due altoforni, la cockeria, i gasometri e i nastri trasportatori sono stati smontati con demolitori, ruspe e grandi pinze oleodinamiche.

Da ultimo, ora, l’abbattimento con dinamite delle quattro strutture in cemento armato di maggiore dimensione e della ciminiera.

I detriti verranno parzialmente riutilizzati e riciclati sul posto per realizzare i piazzali della nuova struttura intermodale.

Una volta completata la demolizione delle altre strutture di minore dimensione, verranno invece conservate le due strutture cilindriche (dette Cowper) del 1918 in cui veniva preriscaldata l’aria a circa 1.100 gradi prima di essere iniettata nell’altoforno per la produzione della colata di ghisa.

In base all’accordo di programma sottoscritto il 26 giugno del 2020 tra Arvedi, Icop e le parti pubbliche sono previsti la bonifica e lo sviluppo delle aree dell’area a caldo per una superficie pari a 25 ettari.

Nell’area della Ferriera sono previsti la creazione di un polo logistico e l’avvio di un’attività di riconversione industriale con la realizzazione di una piattaforma logistica integrata, che prevede un nuovo snodo ferroviario e l’ampliamento della banchina portuale.

Lo sviluppo, progettato e realizzato interamente da Icop, si inserisce in un più ampio piano di valorizzazione dell’area “Sud” del Porto di Trieste con interventi pubblici finanziati anche attraverso fondi del Pnrr.

Secondo l’accordo, gli anni previsti per la riconversione sono cinque, suddivisi in tre fasi. Saranno sviluppati il raccordo ferroviario della stazione di Servola, che potrà accogliere treni completi da 750 metri, e il collegamento autostradale diretto con la grande viabilità, le basi per il successivo avvio dei lavori del Molo VIII, previsto dal Piano regolatore portuale approvato nel 2016.

Si tratta di un ulteriore investimento di oltre 400 milioni di euro, che rappresenterà uno degli sbocchi di lavoro più importanti per il territorio del Friuli Venezia Giulia, dando lavoro a circa 500 addetti. Per lo sviluppo c’è grande interesse di investitori nazionali e internazionali.

I commenti

Per il presidente della Regione Massimiliano Fedriga “è stato un percorso articolato la cui conclusione positiva non era scontata e che è arrivato al termine grazie all’alleanza messa in campo tra tutte le istituzioni e i soggetti privati coinvolti nell’operazione”.

“L’obiettivo non è solo la dismissione dell’area a caldo ma la riconversione industriale compatibile con la cittadinanza e le esigenze ambientali, che garantirà occupazione, sviluppo e nuove opportunità”.

Il governatore ha ricordato come “il progetto si integri in una logica di sistema in cui è rilevante il ruolo del Friuli Venezia Giulia come piattaforma logistica integrata del centro-sud Europa, che desta grande interesse a livello internazionale”.

Secondo l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro “l’abbattimento degli ultimi edifici di quello che è stato un grande passato per Trieste, lascia spazio al futuro e allo sviluppo sostenibile. In questi due anni sono stati compiuti significativi passi nell’iter di riconversione dell’area ed è fondamentale che ora il processo possa proseguire senza soluzione di continuità. L’obiettivo è riuscire a tenere insieme produzione industriale, salvaguardia dell’occupazione e rispetto dell’ambiente”.

Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste: “Abbiamo avuto sicuramente grandi problemi, venti anni di battaglie. Ora l’ex area a caldo della Ferriera diventerà un’area strategica per la città, per cui ci sarà una crescita importante”.
”E poi basta con l’inquinamento. Per gli abitanti della zona sarà molto positivo. Mi ricordo delle famiglie che venivano da me. Magari erano in quattro e tre avevano problemi oncologici. Non dimentichiamoci di che cosa ha rappresentato la Ferriera. Dava lavoro ma ha anche creato grossi problemi di salute agli abitanti di Servola. È stata una storia lunga e dolorosa. Ora finalmente è finita, ci mettiamo una bella pietra sopra”.

Così Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico orientale:

“Questo luogo diventa il simbolo di una trasformazione. Di un’era in cui si investiva nei porti e sull’industria pesante. Oggi invece cerchiamo di trasformare quest’area non solo in logistica ma anche in attività produttive altamente sostenibili. Oggi abbiamo la possibilità di farlo”.

“Abbiamo anche gli strumenti territoriali per fare questo tipo di interventi Questo territorio ha una struttura di soggetti pubblici in grado di portare avanti investimenti di alto livello”.

“Stiamo mantenendo la promessa dell’Accordo di programma siglato due anni fa. E forse anche di più. Alcune cose che non erano previste stanno scaturendo. Nel frattempo abbiamo avuto investimenti dal Ministero dello sviluppo economico sull’idrogeno. I tempi pertanto possono essere un po’ più rilassati ma non più di tanto, abbiamo aggiunto parti e progetti importanti all’interno di quel programma”.

“È una giornata importante per Trieste. Il culmine di un percorso importante, rivoluzionario, con sinergie tra pubblico e privato. Mi è piaciuto in particolare vedere alcune interviste di persone che abitano qua che hanno detto che hanno ricominciato a vivere”.

“Qui il piano regolatore prevede la costruzione del molo VIII. Non avrei mai immaginato nel 2016 che oggi avremmo già avuto un soggetto interessato, non pensavo si sarebbe andati così veloci su queste cose”.

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi