Ecco i finalisti della prima edizione del Premio Rotta Balcanica della Fondazione Luchetta

Trieste – La tecnologia finanziata dall’Unione Europea per il controllo dei confini e il contrasto all’immigrazione irregolare, i lutti negati e le battaglie legali delle famiglie delle persone scomparse lungo la Rotta: sono alcuni dei temi dei servizi finalisti della prima edizione del Premio Rotta Balcanica, il nuovo riconoscimento istituito dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin rivolto a quanti, giornalisti, giornaliste e fotoreporter, si sono dedicati al dramma delle persone migranti e richiedenti asilo.

Nel trentennale delle stragi di Mostar e di Mogadisco, la Fondazione rinnova il suo impegno di denuncia e concentra l’attenzione su un fenomeno che vede Trieste come porta di accesso all’Europa per migliaia di persone, la maggior parte delle quali provenienti da Siria, Afghanistan, Iran, Iraq e Pakistan, che lungo la Rotta sono spesso vittime di violenze, torture, respingimenti e restrizioni arbitrarie.

Il Premio Rotta Balcanica è nato dalla sensibilità del giornalista della Testata Giornalistica Regionale della Rai Ludovico Fontana e il suo suggerimento è stato prontamente accolto dalla Fondazione.

Fontana, trasferitosi nel 2023 dalla sede di Trieste a quella di Torino, ha così desiderato lasciare un segno tangibile del suo rapporto con il territorio, guardando alla città di confine come a un luogo di passaggio sul quale non si indaga mai abbastanza e spesso cala un velo di silenzio.

«Sono felice che il Premio illumini la Rotta Balcanica, dichiara la Presidente della Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, Daniela Schifani Corfini –. La migrazione di tante persone è resa ancora più drammatica dalle condizioni in cui avviene e il desiderio di molti, oggi, sarebbe di non vedere e di ignorare il problema, come se la sofferenza degli “altri” non ci riguardasse. Lodovico Fontana ha avuto un’intuizione che gli fa onore come giornalista ma soprattutto come uomo».

La prima edizione segna già un record di candidature: trenta quelle pervenute da giornalisti, giornaliste e reporter, la maggior parte dei quali freelance e sotto i quarant’anni. Due le sezioni previste dal bando, dedicate alla Stampa (italiana e internazionale) e alle Immagini.

I finalisti

Sezione stampa

Linda Caglioni (Altreconomia) ha raccolto la testimonianza di Noureddine, padre marocchino che ha perso il figlio Yasser sulla Rotta balcanica nel maggio del 2020. La famiglia, tuttavia, ha potuto celebrare il suo funerale solo nel novembre del 2022, dopo un complicato e costoso iter burocratico per il rimpatrio della salma dalla Croazia. Ancora oggi, Noureddine si batte per conoscere le precise circostanze che hanno portato alla morte di suo figlio.

Francesca Ghirardelli (Avvenire) ha affrontato il tema dei respingimenti indiscriminati e dei pestaggi: la Bulgaria blocca i migranti provenienti dalla Turchia dirottandoli sui Balcani o verso le coste, da cui poi partono i barconi della morte. L’imbocco di questa Rotta è come una porta girevole. Si entra dagli squarci aperti nella recinzione di confine o scavalcando di nascosto, ma poi da altri buchi della barriera si viene rispediti indietro, ugualmente in segreto.

Arianna Egle Ventre (Left) ha testimoniato il ricordo indelebile dell’esperienza di confine, che si imprime con violenza nella memoria e sul corpo di chi ha vissuto la frontiera. Il racconto di chi vive ancora in Italia i traumi della violenza subita lungo la Rotta Balcanica si intrecciano in questo reportage all’attualità dei respingimenti illegali che si ripetono sistematicamente ai confini esterni europei. In un dialogo tra passato e presente emerge nelle interviste e nelle testimonianze la continuità di una Rotta che cambia costantemente ma che al tempo stesso mantiene la violenza, nella sua multidimensionalità, come struttura cardine che sembra dare senso e significato ai confini dell’Unione Europea.

Sezione immagini

Giulia Bosetti ed Eleonora Tundo (Presadiretta, Rai 3) hanno realizzato un viaggio-inchiesta al confine tra Bosnia e Croazia per vedere come funzionano le tecnologie per il controllo delle frontiere finanziate dall’Unione Europea e testimoniare qual è il loro impatto sulle vite dei migranti in fuga sulla Rotta balcanica. Elicotteri con termocamere che rintracciano le persone fino a 10 chilometri di distanza, apparecchiature che individuano perfino i battiti cardiaci, rilevatori di respirazione: milioni di euro di investimenti per trasformare l’Europa in una fortezza impenetrabile.

Giuseppe Ciulla (Il Cavallo e la Torre, Rai 3) è andato alla ricerca dell’origine della Rotta balcanica, chiedendosi cosa spinga molti profughi siriani a lasciare la Turchia, il paese che da anni incassa miliardi di euro dall’Europa per trattenerli dentro i propri confini. “Chiusi” è un reportage che racconta le loro condizioni di vita, le storie di chi rimane e di chi, come Halal, un ragazzino siriano di 14 anni che attraverso la Rotta balcanica è arrivato in Olanda, ce l’ha fatta. La sua famiglia vive in un campo profughi nel sud della Turchia, il padre sogna di far partire a uno a uno tutti i suoi dieci figli.

Simone Modugno e Linda Caglioni (Rainews 24) con il servizio “Lutti negati. La battaglia legale delle famiglie dei migranti scomparsi” si sono occupati dei familiari di chi perde la vita sulla Rotta mediterranea e balcanica e che si trovano spesso ad affrontare molti ostacoli per riavere la salma, per ottenere un certificato di morte o per sapere le cause del decesso. Nell’Unione europea non esistono protocolli uniformati per gestire le fasi successive a queste scomparse, né programmi che forniscano una valida assistenza alle famiglie, che in molti casi sono aiutate da semplici volontari, sia sul piano burocratico che su quello economico.

 

(Foto: Simone Modugno)

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