Electrolux, nessuna svolta dal tavolo tecnico al ministero: resta il noto del piano industriale
Roma – Si è concluso con un nulla di fatto il primo tavolo tecnico dedicato al futuro di Electrolux, riunito oggi, 25 giugno, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). L’incontro, convocato per approfondire i contenuti del piano industriale dopo il vertice politico del 15 giugno, ha evidenziato il permanere di forti distanze tra azienda, sindacati e istituzioni.
Nonostante la conferma della tregua di 50 giorni concordata nelle scorse settimane, durante la quale Electrolux ha sospeso iniziative unilaterali, il confronto si è chiuso con una sostanziale fumata nera sul nodo centrale del piano che prevede circa 1.700 esuberi a livello nazionale.
I sindacati hanno espresso forte insoddisfazione per l’esito dell’incontro. Secondo i rappresentanti di Fim Cisl e Fiom Cgil non sarebbero emerse aperture significative da parte dell’azienda e resterebbe immutata l’impostazione del piano di ridimensionamento. Le organizzazioni dei lavoratori continuano a chiedere il ritiro dell’ipotesi di licenziamenti e maggiori garanzie sui volumi produttivi destinati agli stabilimenti italiani.
Particolare attenzione resta concentrata sullo stabilimento di Porcia, così come sugli altri siti produttivi del gruppo a Susegana, Forlì, Solaro e Cerreto d’Esi. Se il Governo ha ribadito la necessità di garantire continuità occupazionale e produttiva, dal fronte sindacale si sottolinea come manchino ancora certezze sul futuro delle produzioni e sull’assegnazione di nuovi modelli.
Tra le principali preoccupazioni c’è anche il destino dei centri italiani di Ricerca, Sviluppo e Qualità, considerati strategici per la competitività del gruppo. I sindacati temono che una riduzione degli investimenti in questi settori possa compromettere il ruolo dell’Italia all’interno della multinazionale.
Parallelamente, le Regioni coinvolte stanno lavorando a possibili strumenti di sostegno. In Veneto l’assessore allo Sviluppo economico Massimo Bitonci ha confermato la disponibilità a valutare interventi regionali per sostenere la competitività della filiera dell’elettrodomestico e dell’indotto. Anche il Friuli Venezia Giulia e le altre amministrazioni interessate continuano a sostenere la necessità di mantenere produzioni e occupazione nei siti italiani.
L’unico risultato condiviso emerso dal confronto riguarda la prosecuzione del dialogo. Nelle prossime settimane saranno avviati approfondimenti tecnici stabilimento per stabilimento, con l’obiettivo di analizzare costi, investimenti, processi produttivi e possibili strumenti di supporto pubblico che possano favorire una revisione del piano industriale.
Sul confronto è intervenuta anche la deputata del Partito Democratico Debora Serracchiani insieme alla responsabile Lavoro del Pd Friuli Venezia Giulia Valentina Francescon e al segretario provinciale del Pd di Pordenone Fausto Tomasello. Secondo gli esponenti dem, dal tavolo devono arrivare rapidamente risultati concreti per evitare che il confronto si prolunghi senza progressi.
“Qualcosa di concreto deve emergere al più presto, bisogna evitare che questi tavoli tecnici comincino a trascinarsi da un appuntamento all’altro senza registrare nessun progresso, sia pur minimo. Da parte dell’azienda serve a poco continuare a precisare le ragioni del piano di disimpegno, mentre da parte del Governo non basta ribadire una doverosa posizione difensiva. Se non si individuano punti d’incontro o almeno linee d’avvicinamento, è difficile ragionare su quali siano gli strumenti ordinari e straordinari che il Mimit ha detto di essere pronto a utilizzare. In questo stallo l’orizzonte non si rischiara”, affermano.
Il prossimo obiettivo indicato dal Ministero è quello di arrivare entro l’inizio di agosto a una soluzione condivisa che consenta di salvaguardare occupazione, produzione e filiera industriale.

