Electrolux, svoltosi il tavolo al Ministero. L’azienda riduce gli esuberi ma restano incognite sui singoli stabilimenti
Un piano rivisto, il superamento dei licenziamenti collettivi unilaterali e un percorso di tre anni per gestire le uscite attraverso incentivi e ammortizzatori sociali. È la nuova proposta presentata da Electrolux al tavolo convocato oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), alla presenza del ministro Adolfo Urso. Si tratta di una modifica rispetto all’impostazione iniziale della vertenza, ma non chiude la trattativa: restano infatti 1.250 uscite previste in Italia, oltre alla questione dello stabilimento di Cerreto d’Esi e ai nodi relativi all’organizzazione del lavoro e alle attività di staff.
Il nuovo piano prevede 650 uscite tra gli operai e 600 tra gli impiegati nell’arco di tre anni. L’azienda mette in conto circa 90 milioni di euro di investimenti e rinuncia alla prospettiva dei licenziamenti unilaterali, puntando su uscite volontarie e incentivate e sul ricorso agli ammortizzatori sociali.
Per il Governo si tratta di una base sulla quale proseguire il confronto. Il ministro Urso si pone l’obiettivo di arrivare a un’intesa entro la fine di ottobre, prima delle prossime decisioni del gruppo, e ha annunciato la disponibilità a sostenere il nuovo piano anche attraverso strumenti straordinari che potrebbero essere inseriti nella prossima legge di bilancio.
Il prossimo incontro al Mimit è stato fissato per il 29 ottobre.
Situazione incerta a Porcia
Per lo stabilimento di Porcia, che nel piano iniziale era interessato da 463 esuberi, il nuovo quadro lascia ancora da definire l’esatta distribuzione degli interventi. Non è stata infatti resa pubblica una nuova ripartizione degli esuberi tra i diversi siti italiani.
La prospettiva di una riduzione degli organici resta comunque al centro delle preoccupazioni sindacali. USB Lavoro Privato considera il superamento dei licenziamenti unilaterali un primo passo, ma giudica ancora insufficiente il piano. «Nessun licenziamento unilaterale non significa nessuna perdita occupazionale», sostiene il sindacato, sottolineando che 1.250 uscite rappresentano comunque una riduzione consistente della presenza industriale di Electrolux in Italia.
USB chiede inoltre chiarimenti sulle funzioni di staff e sull’IT di Pordenone, in quanto sostiene che siano in corso processi di trasferimento di attività verso altre sedi del gruppo. Per il sindacato restano da verificare anche gli aumenti di produttività e delle cadenze produttive discussi nei tavoli di settembre.
Sul futuro di Porcia si pronuncia anche Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Lavoro della Camera. Per Rizzetto la nuova proposta aziendale «crea le condizioni per proseguire il confronto su basi diverse, salvaguardando occupazione e continuità produttiva». Rizzetto ha definito positivo il superamento del piano iniziale ma rimarca che l’attenzione resterà alta «su tutti i siti produttivi a cominciare da quello di Porcia».
Cerreto d’Esi a rischio chiusura
Più definita, e negativa, resta invece la situazione dello stabilimento di Cerreto d’Esi. Electrolux continua a escludere la prosecuzione della produzione delle cappe e prospetta un percorso di reindustrializzazione affidato a un altro soggetto industriale. Per individuare un possibile acquirente o investitore dovrebbe essere nominato un advisor.
Anche su questo punto le posizioni politiche sono differenti. I parlamentari del Partito democratico Susanna Camusso, Debora Serracchiani, Arturo Scotto e Tatiana Rojc hanno riconosciuto nei passaggi emersi al Mimit una discontinuità rispetto all’impostazione iniziale, attribuendola anche alla mobilitazione dei lavoratori e all’iniziativa sindacale e istituzionale, ma hanno avvertito che «le dichiarazioni d’intenti e i riposizionamenti dell’azienda non bastano» e chiesto garanzie vincolanti su tempi, contenuti e modalità di attuazione del piano.
Il Pd richiama inoltre l’effetto delle uscite volontarie sul patrimonio professionale dell’azienda e quello degli ammortizzatori sociali sul processo di riduzione della base industriale. L’obiettivo dei parlamentari Pd è arrivare a un nuovo corso di politiche industriali europee, anche alla luce della concorrenza internazionale che pesa sul settore.
Il confronto prosegue
Sul tavolo restano questioni che il nuovo piano non ha ancora risolto: la quantità complessiva degli esuberi, la distribuzione degli interventi nei singoli stabilimenti, il futuro di Cerreto d’Esi, l’organizzazione del lavoro e la permanenza in Italia di funzioni e competenze.
Il Governo ha affiancato alla trattativa nazionale anche un’iniziativa in sede europea sui costi dell’energia, sul meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (Cbam) e sulla concorrenza dei produttori asiatici. L’obiettivo è intervenire sulle condizioni di competitività del settore degli elettrodomestici.
Il passaggio del 29 ottobre dovrebbe chiarire se la revisione presentata da Electrolux potrà tradursi in un accordo oppure se resteranno distanze sostanziali.

