Ferriera, i sindacati proclamano lo stato di agitazione. Incontro con la Giunta regionale

Trieste Un “tavolo regionale” attorno al quale sedersi “per discutere sul futuro della Ferriera di Servola e trovare una soluzione per le centinaia di lavoratori che rischiano di perdere il posto” in caso di dismissione dell’area a caldo.

È quanto chiedono sindacati confederali e lavoratori dello stabilimento triestino, di proprietà del Gruppo Arvedi, scesi in piazza a Trieste l’11 settembre davanti alla sede della Regione Friuli Venezia Giulia.

In diverse decine, con bandiere e fischietti, hanno atteso in presidio gli esiti dell’incontro tra una delegazione di Fiom, Fim, Fim, Cgil, Cisl e Uil e il presidente del Fvg, Massimiliano Fedriga. Presenti anche gli assessori regionali Alessia Rosolen (Lavoro), Sergio Emidio Bini (Attività produttive) e Fabio Scoccimarro (Ambiente).

Gli esiti dell’incontro in Regione

“La richiesta al Governo della convocazione, già accordata e prevista per la prossima settimana, di un tavolo interministeriale sulla Ferriera di Trieste con il coinvolgimento, oltre delle rappresentanze sindacali territoriali e della proprietà, anche del Comune e dell’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico Orientale. Non un tavolo di crisi, ma la costituzione di una regia per governare un processo di riconversione occupazionale fondato sullo sviluppo economico dell’area”.

Questo quanto comunicato dal governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, alle sigle sindacali nel corso dell’incontro dedicato alla situazione della Ferriera di Servola alla luce dell’intenzione, manifestata pubblicamente dai vertici dell’azienda, di chiusura dell’area a caldo.

Come sottolineato dal governatore, l’Amministrazione regionale “tiene con fermezza” sia il punto della sicurezza sul lavoro che “in primis l’azienda deve continuare a garantire” sia quello relativo al fatto che “i tempi del processo di ricollocazione occupazionale debbono essere dettati dalle Istituzioni pubbliche”.

“A tal fine – come ha rimarcato Fedriga – abbiamo chiesto la costituzione di una regia nazionale in grado di governare il percorso di riconversione che comprende, oltre all’azienda, le competenze di quattro ministeri (Sviluppo economico, Ambiente, Lavoro e Trasporti), delle istituzioni locali (Comune e Authority) e delle rappresentanze sindacali territoriali”. Al contempo, come spiegato dal governatore, sarà operativo il tavolo regionale che entrerà più dettagliatamente su quanto condiviso a livello romano”.

Infine, per quel che riguarda il rapporto con la proprietà, Fedriga ha dichiarato di essere convinto della volontà collaborativa dell’azienda nella presentazione del piano industriale per chiarire in particolar modo quali siano i programmi di sviluppo del laminatoio.

Le ragioni dei sindacati

“La cosa positiva – ha detto Franco Palman (Uilm) – è che avremo un incontro al Mise, tutto il resto è da costruire. Sulla situazione occupazionale non c’è niente di concreto”

“La nostra organizzazione – si legge nel comunicato diffuso dalle Unioni Sindacali di Base della Ferriera – osservando quanto sta avvenendo nelle ultime ore, in merito al futuro dell’area a caldo di Acciaieria Arvedi, ritiene sia necessario che la società chiarisca da subito alle organizzazioni sindacali ed alle istituzioni quali sono le prospettive industriali e occupazionali per tutto il gruppo presente nel sito di Trieste”.

“Oltre alla necessità di aver chiarezza delle scelte del Cavalier Giovanni Arvedi, un percorso di dismissione dell’area a caldo non può prescindere dall’impegno istituzionale a garantire da una parte gli impegni occupazionali derivanti dal piano organico del porto (in cui Siderurgica Triestina è direttamente coinvolta) e dall’altra va esplicitato quali sono oggi gli scenari di possibile nuovo insediamento industriale basato sugli impegni assunti da istituzioni ed Autorità Portuale (che le rappresentanze incontrano lo stesso giorno 11 settembre, ndr) in merito allo sfruttamento dell’extraterritorialità doganale prevista per tutte le aree ricomprese nel porto franco internazionale di Trieste”.

“La lettera inviata dalla direzione di Arvedi e che apre al percorso di dismissione dell’area a caldo rischia di essere l’ennesimo strumento aziendale per far pagare (nuovamente) ai lavoratori ed alla città di Trieste il costo di un’operazione di cassa che nulla a che fare con la progettualità industriale in cui i posti di lavoro dovrebbe garantirli qualcun altro. Che i soldi vadano dati ancora all’azienda che si sta sganciando dai suoi stessi impegni non possiamo accettarlo”.

“Come non possiamo più accettare, in questa situazione, le scaramucce sindacali “divisive” in cui da una parte si stanno producendo tavoli importanti (come quello ottenuto a Cremona da FIM FIOM UILM in Acciaieria Arvedi) ma dall’altra si indebolisce volutamente il quadro della rappresentanza di gruppo”.

“Su questo, diciamo molto chiaramente all’azienda che non permetteremo di coltivare le divisioni accordando tavoli separati ed impedendo che tutte le organizzazioni siano coinvolte, ed è per questo che USB proclama da subito lo stato di agitazione di tutte le maestranze”.

“Siamo pronti alla protesta ad oltranza nel caso in cui l’azienda decida di impedire il coinvolgimento delle rappresentanze di Siderurgica Triestina ad un tavolo che deve essere di gruppo e rivolto a tutte le organizzazioni sindacali”.

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