Il punto sulla fauna locale: sciacallo dorato e lontra, focus sulla diffusione nel Nordest
Forgaria (Ud) – Un approfondimento dedicato alla fauna selvatica del Nordest e alla presenza di due specie che negli ultimi decenni hanno attirato l’attenzione di studiosi e appassionati. Nei giorni scorsi la Riserva naturale regionale del lago di Cornino ha ospitato il secondo appuntamento di cultura ambientale della stagione 2026 con una serata divulgativa incentrata sullo sciacallo dorato e sulla lontra europea.
L’iniziativa, promossa dalla Coop Pavees, che cura la gestione dell’area protetta, ha proposto un incontro aperto al pubblico nel Centro visite della riserva. A intervenire è stato Tiziano Fiorenza, che ha illustrato caratteristiche, diffusione e comportamento delle due specie, entrambe tornate a popolare aree del Nordest italiano.
Lo Sciacallo dorato è un canide di medie dimensioni, più piccolo del lupo e leggermente più grande di una volpe. Ha mantello chiaro, zampe relativamente lunghe e un comportamento molto adattabile. Originario dell’Europa sud-orientale e dell’Asia, ha raggiunto spontaneamente il Nordest italiano dalla penisola balcanica a partire dagli anni Settanta. Da allora ha progressivamente ampliato la sua presenza, soprattutto in Friuli Venezia Giulia, Veneto e parte del Trentino-Alto Adige.

La specie si adatta a zone boschive, aree agricole, margini dei centri abitati e territori di pianura. Si nutre di piccoli mammiferi, uccelli, insetti e carcasse, svolgendo anche una funzione di equilibrio naturale nell’ecosistema.
La sua diffusione ha sorpreso molti zoologi, perché avvenuta senza reintroduzioni artificiali. Secondo gli esperti, il cambiamento climatico e la trasformazione degli ambienti hanno favorito questo processo. Attorno allo sciacallo, però, restano timori e convinzioni spesso non supportate da dati scientifici, in particolare rispetto ai possibili danni agli allevamenti.
La Lontra europea, invece, appartiene alla famiglia dei mustelidi ed è strettamente legata agli ambienti fluviali. È considerata uno degli indicatori della qualità ecologica dei corsi d’acqua, perché necessita di habitat ben conservati, ricchi di vegetazione e di pesce. In passato era diffusa lungo molti fiumi italiani, compresi quelli del Friuli Venezia Giulia, ma nel secondo dopoguerra la specie è andata incontro a un forte declino.
Tra le cause della scomparsa vi furono la caccia, la riduzione degli habitat naturali e l’inquinamento dei corsi d’acqua. Per anni si è ritenuto che la lontra fosse sparita dalla regione. Negli ultimi tempi, invece, alcune osservazioni e monitoraggi hanno confermato il ritorno di esemplari in diversi ambienti fluviali del Friuli Venezia Giulia. La popolazione resta limitata, ma la sua presenza è considerata un segnale positivo per la biodiversità e per lo stato di salute degli ecosistemi acquatici.
L’appuntamento alla Riserva di Cornino ha offerto così l’occasione per approfondire non solo la biologia di due predatori poco conosciuti dal grande pubblico, ma anche i cambiamenti che stanno interessando la fauna del Nordest, con nuove espansioni naturali e ritorni inattesi di specie che si pensavano scomparse dal territorio.

