Morte del volontario in Carnia, condannati sindaco e coordinatore della Protezione civile
Udine – Il Tribunale di Udine ha condannato il sindaco di Preone Andrea Martinis e il coordinatore comunale della Protezione civile Renato Valent a un anno di reclusione per omicidio colposo, con pena sospesa e una provvisionale di 50mila euro alle parti civili.
La sentenza riguarda la morte di Giuseppe De Paoli, 74 anni, ex vigile del fuoco e volontario, deceduto il 29 luglio 2023 nei boschi di Verzegnis durante un intervento successivo a un violento fortunale che aveva colpito la Carnia.
Secondo quanto ricostruito in sede processuale, De Paoli fu travolto da una ceppaia mentre partecipava alle operazioni di monitoraggio e rimozione degli alberi abbattuti. L’accusa ha sostenuto che i volontari coinvolti non disponessero di una formazione adeguata, né di informazioni sufficienti o di dispositivi di protezione idonei per affrontare un’attività ritenuta a rischio.
Il pubblico ministero Andrea Gondolo aveva chiesto una condanna a un anno e quattro mesi, indicando criticità nella gestione dell’emergenza maltempo. Il procedimento aveva preso avvio con il rinvio a giudizio disposto nell’aprile 2025 dal Gup del Tribunale di Udine. La sentenza, pronunciata tra il 30 e il 31 marzo 2026 dal giudice Daniele Faleschini Barnaba, ha accolto l’impostazione accusatoria.
All’udienza erano presenti anche diversi sindaci della Carnia, che hanno espresso vicinanza all’amministrazione di Preone. La difesa aveva già definito la possibilità di una condanna come un esito non inatteso. Nei prossimi giorni la questione sarà affrontata anche in sede istituzionale, con un’assemblea convocata nella Comunità montana di Tolmezzo per valutare eventuali ricorsi o iniziative.
Il caso riporta al centro il tema delle responsabilità operative e delle tutele per i volontari impegnati nelle attività di protezione civile.
Sul punto è intervenuto anche il segretario provinciale del Partito democratico, Luca Braidotti, che ha richiamato l’attenzione sulle ricadute della sentenza: “Sgomento e delusione sono i sentimenti dominanti. Dopo una sentenza nel cui merito non entriamo ma di cui ci preoccupano molto le conseguenze sull’attività della Protezione civile, torniamo a chiedere chiarezza per i sindaci lasciati ancora soli a fare il loro dovere. Non vogliamo nemmeno sentir evocare la scomparsa della Protezione civile”.
Braidotti ha poi sollecitato un intervento normativo: “A chi ricopre cariche di governo non chiediamo di segnalare i problemi ma il massimo impegno per uscire da questo incubo che da anni ormai pesa sui nostri amministratori locali. Da alcuni nostri amministratori erano già stati formulati dubbi sull’efficacia della nuova legislazione, oggi probabilmente abbiamo la conferma che si deve rimettere mano alle norme: chi governa lo faccia”.
L’epilogo della vicenda giudiziaria riapre il confronto sul quadro normativo e organizzativo in cui operano sindaci e volontari, soprattutto in contesti emergenziali come quelli legati agli eventi meteorologici estremi.

