Parliamo di Bitcoin con Marco Amadori, fondatore di inbitcoin. Perché scegliere una valuta digitale?

Trieste – Denaro digitale, criptovaluta, smart money, altcoins: sono alcune delle definizioni di una nuova generazione di mezzi di scambio che viaggiano sul web.

Il denaro digitale è stato “inventato” già quasi un decennio fa da esperti informatici. Oggi è balzato in prima pagina per le incredibili quotazioni che sta raggiungendo sui mercati finanziari.

Il bitcoin ha superato il livello dei 2.600 dollari, segnando un nuovo massimo storico. Dall’inizio dell’anno a fine maggio la valuta digitale è salita del 180%. Anche le altre criptovalute volano su prezzi da capogiro: l’ethereum ad esempio è salito dai 8,24 dollari del 1° gennaio al massimo di 217,85 di giovedì 25 maggio. Si tratta del +2.367% su base annua. 



Le valute digitali, analogamente a quelle materiali, servono per lo scambio di merci e servizi. Hanno tuttavia delle caratteristiche che le rendono uniche.

Marco Amadori è fondatore di inbitcoin, una startup con 18 soci totalmente autofinanziata, con sede a Rovereto (Tn), nella valle dell’Adige, nata a giugno 2016 allo scopo di diffondere questo tipo di valuta. Amadori, insieme ad altri esperti, Nicola Vaccari – che ha affascinato il pubblico con il racconto della bitcoin valley – Paolo Barrai e Federica Franchi, ha tenuto venerdì 26 maggio una conferenza sul tema presso la Confcommercio di Trieste. Lo abbiamo raggiunto per un’intervista.

Qual è la definizione più precisa per le valute digitali e quante ce ne sono in circolazione?
Le definirei monete matematiche, poiché si basano su un particolare tipo di crittografia. Ce ne sono in circolazione forse un migliaio, ma le più rilevanti sono circa venti. Un grosso problema è che molte di esse sono vere e proprie truffe; altre sono puramente sperimentali e quindi molto rischiose. La fortuna che stanno conoscendo in questi ultimi mesi attira speculatori inesperti, che si fanno adescare dalle novità per il fatto che il bitcoin viene considerato un treno già partito. Perciò il primo suggerimento importante per chi volesse avvicinarsi a questo mondo è quello di scegliere il bitcoin, proprio perché ha una buona sperimentazione alle spalle.

A Berlino un intero quartiere ha adottato i bitcoin, incoraggiando le persone a spendere nei negozi del vicinato. In Italia, dove e cosa si può comprare con i bitcoin?
Si tratta in effetti di una forma di pagamento che si va affermando in diverse parti del mondo. In Italia siamo ancora piuttosto indietro. Per farla conoscere di più, con inbitcoin in Trentino stiamo portando la moneta digitale nella vita di tutti i giorni. Noi stessi, in azienda, siamo pagati in bitcoin. Abbiamo creato una rete sperimentale tra Trento e Rovereto con il coinvolgimento di circa 50 negozi, due o tre per tipologia, che accettano bitcoin. In questo modo possiamo raccogliere molto rapidamente feedback di utilizzo e suggerimenti. Chi ha aderito prima degli altri oggi è stato largamente premiato.

Puntiamo sulla diffusione graduale dei bitcoin in altri luoghi d’Italia, Milano ed ora anche Trieste, dove stiamo studiando la collaborazione con due o tre esercizi commerciali. Vorremmo scommettere sui turisti, che potrebbero trovare anche in Italia questa possibilità di pagamento

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Si tratta però di un mercato di nicchia, riservato agli esperti?
Sicuramente la tecnologia che sta dietro al bitcoin richiede una certa dose di competenza informatica. Società come la nostra contribuiscono proprio a rendere più semplice l’uso di tale valuta. Siamo ancora all’inizio di una rivoluzione valutaria che a nostro avviso avrà degli impatti importanti sul concetto stesso di uso del denaro.

Può spiegare le differenze che esistono tra valuta virtuale e moneta tradizionale?
Le monete tradizionali sono emesse da una Banca centrale che può aumentarne la quantità in circolazione per esigenze di politica economica, creando fenomeni inflazionistici; l’economia dei Paesi emittenti è pure soggetta a fallimento: si veda quello che è successo in Argentina e sta accadendo in Venezuela. Nel Bitcoin questo inconveniente non esiste. Il sottostante non è la ricchezza di un’economia ma è il lavoro informatico che occorre per produrre bitcoin. Il bitcoin costituisce l’”invenzione” della scarsità sul web.

Ci può fare un esempio?
Il web, di per sé, può moltiplicare le informazioni all’infinito. Se abbiamo un documento sul PC, possiamo potenzialmente condividerlo con miliardi di persone (sui social, via mail eccetera) generando così un numero inimmaginabile di copie di quello scritto o di quell’immagine. Invece il bitcoin è irripetibile. Una volta generato il codice, questo resta unico. Se cedo il mio bitcoin ad un altro utente, io resto senza. È il primo “bene digitale puro” non replicabile.

Come funziona la contabilità?
La scrittura contabile in partita doppia è nata in Italia con i banchieri del Rinascimento ed è valida ancora oggi. Si tratta semplicemente di stabilire chi tiene questa contabilità: nelle valute tradizionali il registro contabile è tenuto dalle banche (intermediari finanziari), nelle valute virtuali esso è condiviso in una comunità di utenti. Alla base della contabilità c’è la BlockChain (catena di blocchi): è la stessa BlockChain a costituire il libro contabile in cui sono registrati tutti i blocchi di transazioni fatte in bitcoin dall’inizio della sua storia.

La catena consiste in una serie di firme digitali – la cui generazione ha un costo preciso in termini di lavoro informatico – che tengono traccia di tutti i blocchi di transazioni avvenute in passato. L’ultimo blocco di pagamento è collegato al penultimo.

Ogni nodo della comunità ha un ruolo nella verifica delle informazioni che vengono trasmesse nella catena di blocchi; ogni blocco che si aggiunge alla catena rafforza la sicurezza dei precedenti, così che le transazioni diventano velocemente certe e irrevocabili. Più i blocchi si accumulano, maggiore è l’immutabilità delle transazioni.

Ogni anello della catena è costituito da una firma digitale che contiene un commento. Il commento permette di aggiungere delle informazioni rilevanti alla transazione, dati che in questo modo vengono certificati assieme al passaggio del valore.

Tale particolare avrà un impatto significativo sulle attività notarili e sugli uffici brevetti, tanto per citare un paio di esempi. Come ha sottolineato recentemente l’autorevole rivista finanziaria “The Economist”, si tratta di un passaggio epocale nell’ambito della sicurezza e della certificazione dei dati. Si studia l’utilizzo della BlockChain anche in ambiti diversi dal Bitcoin.

Oltre alla sicurezza, quali sono altri motivi per scegliere il Bitcoin?
Dato che non esiste un intermediario finanziario che per mantenere la sua costosa struttura deve applicare commissioni e tariffe, i pagamenti in bitcoin sono meno costosi – remunerano solamente i nodi della BlockChain.

C’è chi ha deciso di passare ai bitcoin per motivi etici: non inquina, non ha impatti negativi sulla comunità. Uno dei nostri primi clienti è stato un ristorante vegano.
 L’affermazione del bitcoin è avvenuta proprio all’indomani della crisi del debito. Molte persone hanno smesso di fidarsi delle banche. Internet ha già creato una disintermediazione delle conoscenze, con i media online, l’enciclopedia collaborativa (Wikipedia), le biblioteche virtuali. Ora è la volta del denaro. E siamo solo all’inizio.

[Tiziana Melloni]

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