La chiamata diretta dei docenti, ovvero: i superpoteri dei presidi

Trieste – I momenti caldi nella scuola, da quando esiste la legge 107/15, non finiscono mai.

Si sono appena smorzati gli echi dell’invalsi e dello sciopero dei presidi che si prepara un altro momento di confronto (o scontro) tra docenti e dirigenti: l’approvazione da parte dei collegi docenti dei criteri che i dirigenti adotteranno per convocare direttamente gli insegnanti (ovvero assumerli) coerentemente con il piano triennale dell’offerta formativa e, quindi, permetterne il passaggio dall’ambito territoriale all’organico di un istituto, decretandone la sospirata fine delle peregrinazioni.

Nello specifico, si dovrà operare una scelta di 6 punti tra una serie di 18 requisiti oggettivi (8 titoli e 10 esperienze didattiche certificate) che dovranno possedere coloro che saranno ritenuti utili alla vision del dirigente e al conseguimento della sua mission, secondo i criteri aziendalistici ormai importati – non senza ripercussioni – nel mondo della scuola.

In altre parole, i docenti riuniti in collegio saranno chiamati a ratificare la proposta dei dirigenti o, se ne avranno il potere contrattuale, a modificarne priorità e gerarchia o a presentare una propria ipotesi.

Che siano criteri di difficile elusione (come dimostra la conflittualità introdotta dai test invalsi) è ormai accertato. I 18 requisiti oggettivi dimostrano la piega che i ministeri dell’istruzione hanno impresso al sistema scolastico italiano. La priorità è data al titolo e non alla persona nella sua interezza.

D’altro canto, le sollecitazioni economiche che risalgono alla metà del secolo scorso sono state recepite dai governi italiani, anche nelle linee europeiste,  che le hanno applicate ai dispositivi di legge in modo tale da legare mani e piedi della protesta.

Infatti, la decisione del passaggio agli organici degli istituti non spetterà più, in prima battuta, alle graduatorie stilate sulla base dei concorsi ma, come si è detto, alla discrezione dei dirigenti.

Di conseguenza, anche la chiamata diretta dei docenti, come d’altro canto è accaduto per il bonus docenti, ha soltanto una parvenza di democraticità partecipativa nel ruolo che i docenti  e il loro collegio dovrebbero avere nell’elaborazione e discussione dei criteri.

In sostanza, quindi potranno accadere due cose: i docenti avranno l’illusione di partecipare alla discussione e all’approvazione dei criteri, per quanto sia possibile di fronte a una scelta già effettuata e per quanto sia improbabile che riescano a modificarla. Potranno essere concordi con la vision e la mission del dirigente.

Oppure si potranno astenere, dissociandosi per protesta, dalla votazione.

In questo secondo caso, la legge prevede la solita risposta machiavellica per aggirare il dissenso: nell’eventualità in cui i docenti non si pronuncino entro 7 giorni dalla data della convocazione, il dispositivo prevede di fare come se nulla fosse accaduto. Ovvero il dirigente procede, motu proprio, all’individuazione discrezionale e alla pubblicazione dei requisiti.

In ogni caso, sarà il dirigente – in ultima istanza –  a formulare in modo autocratico la proposta al docente, pur vincolato da criteri di compatibilità di parentela o affinità.  I commi 79 e 80 della Legge 107/2015 non ammettono interpretazioni.

Quindi si verifica la medesima incoerenza del bonus docenti, per cui la legge fissa i criteri di trasparenza e partecipazione e poi prevede che il dirigente possa ignorarli – sebbene motivando – e scavalcare il parere e il lavoro del comitato per la valutazione, formato anche da alunni e genitori negli istituti superiori.

Solo nel caso di inerzia del dirigente scolastico, sarà l’ufficio scolastico competente per territorio a eseguire il conferimento degli incarichi.

In definitiva, quello che emerge dall’applicazione della legge sulla scuola e dei suoi corollari integrativi è che le norme contrattuali possono essere aggirate e all’interno delle istituzioni scolastiche chi ha l’ultima parola è sempre e soltanto il dirigente. Se gli organi collegiali ratificano la scelta che cade dall’alto, tanto meglio. In ogni caso ne sarà dimostrata, ancora una volta, l’inutilità.

Roberto Calogiuri

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