Nuovi trasferimenti di migranti dal Porto Vecchio di Trieste, alcune famiglie accolte in struttura locale

Nuova operazione di trasferimento di perone migranti dall’area del Porto Vecchio di Trieste. Nella mattinata del 29 gennaio le operazioni hanno interessato gli edifici 7 e 10, dopo la chiusura, avvenuta a dicembre, di altri quattro magazzini in disuso. L’intervento rientra nel percorso avviato dalla Prefettura per alleggerire il sistema di accoglienza, attraverso il trasferimento di una parte dei richiedenti asilo verso altri centri presenti sul territorio nazionale, anche in vista dell’apertura dei cantieri per la riqualificazione dell’area.

L’obiettivo dichiarato è quello di prendere in carico le persone che avevano trovato riparo negli edifici fatiscenti del Porto Vecchio e di ripristinare condizioni di sicurezza e igienico-sanitarie adeguate. Tuttavia, a fronte dei trasferimenti effettuati, resta aperta la questione di chi non ha trovato una sistemazione alternativa.

Secondo quanto riferito da ICS – Consorzio italiano di solidarietà, Ufficio Rifugiati di Trieste, il trasferimento ha riguardato circa 90 persone richiedenti asilo, ma almeno un centinaio sarebbe rimasto escluso anche in questa occasione. L’organizzazione segnala come le operazioni si siano svolte senza criteri chiari e trasparenti, coinvolgendo sia persone già convocate dalla Questura sia persone appena identificate, senza il rispetto della cronologia degli arrivi e senza garantire in modo sistematico la priorità ai soggetti più fragili.

Particolare attenzione è stata richiamata sulla situazione delle famiglie. Due nuclei familiari, già segnalati alla Prefettura come casi di particolare vulnerabilità, erano inizialmente rimasti esclusi dalle operazioni di accoglienza. In una nota successiva, ICS ha comunicato che, a seguito di una segnalazione, le famiglie sono state poi accolte nella struttura di Casa Malala, a Trieste.

Preoccupazioni analoghe sono state espresse anche dai volontari dall’associazione Linea d’Ombra: “Per pochi che vengono trasferiti, che hanno diritto all’accoglienza, tutte le altre persone dove andranno?” chiedono. Secondo l’associazione, si sarebbe passati da una gestione già critica dell’accoglienza a una logica di sgombero che lascia molte persone senza alternative concrete, costrette a rimanere in strada.

Le realtà impegnate sul territorio sottolineano come gli arrivi delle ultime settimane, stimati in circa una decina di persone al giorno, siano numeri gestibili con una programmazione ordinaria.

Viene ribadita la necessità di potenziare i trasferimenti e al contempo di predisporre adeguate strutture di bassa soglia, in modo da evitare che le persone che giungono a Trieste restino senza alcuna forma di riparo. In assenza di soluzioni strutturali, avvertono le associazioni, il rischio è che gli sgomberi si traducano in interventi ripetuti che non risolvono il problema di fondo e che lasciano irrisolta la tutela dei diritti fondamentali delle persone coinvolte.

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