Omicidi al 118 di Trieste, rese note le motivazioni della condanna in appello per l’anestesista Campanile
Trieste – La Corte d’Assise d’Appello di Trieste ha depositato nei giorni scorsi le motivazioni della sentenza con cui, nell’ottobre 2025, ha confermato la responsabilità penale dell’anestesista Vincenzo Campanile, 53 anni, per la morte di sette pazienti, aumentando la pena a 17 anni e 3 mesi di reclusione. Ne ha dato notizia la stampa locale.
Nel documento, che supera le 300 pagine, i giudici escludono che il medico abbia agito per finalità riconducibili a valori morali o sociali condivisi. Le ragioni alla base delle condotte vengono definite personali e non in linea con i principi riconosciuti dalla comunità.
Secondo la ricostruzione accusatoria accolta in appello, Campanile avrebbe somministrato sedativi potenti a pazienti anziani, tra i 75 e i 90 anni, affetti da diverse patologie, causando il decesso. I fatti risalgono al periodo tra il 2014 e il 2018, quando il medico prestava servizio nel sistema di emergenza territoriale 118 a Trieste. In più casi, inoltre, le somministrazioni non risultavano annotate nelle schede di intervento.
La corte respinge la tesi difensiva della “sedazione palliativa caritatevole”. Nelle motivazioni si sottolinea che la pratica descritta non corrisponde ai modelli previsti dalle linee guida. Viene quindi esclusa anche l’attenuante legata a motivi di particolare valore morale o sociale.
La sentenza di secondo grado ha riformato in parte quella emessa in primo grado, che aveva portato a una condanna a 15 anni e 7 mesi per nove decessi. In appello sono state confermate sette responsabilità, mentre per due episodi è stata data l’assoluzione perché il fatto non sussiste.
Il procedimento non è definitivo. La vicenda potrà essere esaminata dalla Corte di Cassazione qualora fosse richiesto dai legali dell’imputato. Fino a una decisione irrevocabile resta valida la presunzione di innocenza, pur in presenza della condanna in appello.

