Rifugiati al Silos di Trieste in condizioni drammatiche. Un convegno per fare il punto

Trieste – “Al Silos adesso – Circuiti e cortocircuiti dell’accoglienza“: questo il titolo dell’incontro svoltosi al Circolo della Stampa di Trieste mercoledì 21 febbraio. La conferenza si è focalizzata sulla criticità delle condizioni dei rifugiati al Silos di Trieste, dove vivono centinaia di persone costrette in tende di fortuna, fra pozze di acqua, rifiuti e scaldini improvvisati per ripararsi dal freddo.

Relatori erano Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà; Anita Godelli, volontaria di Linea d’Ombra; Samuele Ferrante, del Centro diurno di San Martino al Campo; Gianpaolo Sarti, giornalista de Il Piccolo da tempo impegnato a raccontare questa emergenza, ed Enrico Conte, già direttore del Dipartimento Lavori pubblici e project financing del Comune di Trieste. Quest’ultimo, in una lettera pubblicata sul quotidiano locale “Il Piccolo”, ha sottolineato la mancanza di una riflessione culturale e pubblica sui temi dell’immigrazione, della convivenza e dell’integrazione suggeriti dalla attuale situazione del Silos.

Per Schiavone quella del Silos è “un’emergenza fabbricata” dato che “il numero degli arrivi rimane modestissimo a Trieste, si tratta in media di 4 persone al giorno”. Il presidente dell’Ics ha parlato di “una disfunzione amministrativa inaccettabile da parte del governo e del ministero dell’Interno” riferendosi alle dichiarate difficoltà di accogliere i migranti. “Lo Stato italiano non può dire che non riesce a sistemare quattro persone al giorno”.

“Al momento – ha specificato Schiavone – alloggiano al Silos in capanne improvvisate circa 170 persone”, mentre “in media ci sono 300 persone, con picchi anche di 500”.

Si tratta dei migranti che percorrono la cosiddetta “rotta balcanica”, attraverso la quale transita “il 5 per cento del totale dei richiedenti asilo in Italia”. Essa, però, per Schiavone “non è conteggiata nella programmazione del ministero dell’Interno per quanto riguarda il sistema di ridistribuzione” e dunque “non è riconosciuta come un fatto strutturale”.

Nel corso dell’incontro è stata sottolineata da associazioni che assistono i migranti, la pericolosità del Silos stesso, in quanto edificio insicuro e le precarie condizioni igienico-sanitarie. Condizioni le cui responsabilità, per le stesse associazioni, sono in capo ai vertici del Comune di Trieste.

 

 

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