Smantellata una banda di criminali che trafficava illegalmente alcolici in tutta Europa

Udine – Tre anni di indagini fiscali e commerciali a livello internazionale, partite da un’inchiesta sul traffico illecito di gasolio, hanno permesso di scoprire una vasta organizzazione criminale che trafficava bevande alcoliche in Europa evadendo il fisco.

Decine di depositi fantasma in tutta Europa, un carosello di migliaia di spedizioni incrociate di milioni di litri di vodka, whisky ed altre bevande alcoliche, partite di prodotto scaduto, finte esportazioni di bottiglie vuote ed addirittura laboratori di droga.

Gli espedienti per sottrarre gli alcolici alla gravosa imposizione fiscale vigente nel Regno Unito non avevano limiti né confini: da qui il nome in codice dell’operazione: “sine finibus”.

Nel corso delle complesse investigazioni, i Finanzieri del Comando Provinciale di Udine hanno ricostruito, passo passo, tutta la filiera della frode, dalla produzione al trasporto, sino alla distribuzione.

Le Fiamme Gialle hanno raccolto le prove del traffico illecito in 15 Paesi europei, sui 17 coinvolti, sino a ricostruirne il volume – 180 milioni di litri di alcolici “contrabbandati” e 80 milioni di euro di accise evase – ed identificarne gli operatori economici a vario titolo coinvolti, 87, e le persone responsabili, 60, tutte denunciate alla Procura della Repubblica friulana.

L’associazione criminale transnazionale è stata smantellata il 12 giugno, tra Italia e Regno Unito, dai Finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Udine sotto l’alto coordinamento di Eurojust.

In particolare sono stati identificati e catturati B.N.D.S., alias “John”, 63enne cittadino britannico, e L.D., brindisino di 46 anni, anch’egli residente nel Regno Unito, destinatari di mandato di arresto europeo emesso dal Tribunale di Udine. Nella stessa operazione sono scattate altre 18 misure cautelari: 4 arresti domiciliari e 14 obblighi di dimora.

I fatti

L’esistenza della banda criminale era emersa a fine 2016, quando, nel corso di un’articolata indagine in materia di contrabbando di gasolio, era stato individuato un personaggio, C.S., 44enne catanese, titolare di una piccola azienda di ingrosso di bevande alcoliche, il quale aveva chiesto la disponibilità di un deposito fiscale per far “transitare” un carico di gasolio.

L’operazione aveva fatto subito scattare un campanello d’allarme. Il gasolio, così come le bevande alcoliche in genere, circola scortato da un documento valido in tutta Europa, l’e-AD, munito di un codice univoco di identificazione, l’ARC, tracciabile da tutte le dogane e le polizie finanziarie dell’Unione Europea. Chiedere di far “transitare” un carico sottintendeva una presa in carico formale utile a nasconderne l’effettiva destinazione.

L’immediato approfondimento della posizione di C.S. ha rivelato che il suo deposito fiscale risultava avere una giacenza di bevande alcoliche più che quintupla rispetto alla capienza massima, segno che il prodotto entrava solo sulla carta.

Evidentemente, forte dell’esperienza accumulata con le bevande alcoliche, C.S. voleva ampliare i propri affari al traffico illecito di gasolio.

Il filone, inizialmente secondario, è ben presto divenuto quello principale. Il sistema è apparso subito estremamente diffuso ed articolato.

Il meccanismo della frode

In una prima fase, grandi società produttrici europee, in buona parte compiacenti, ricevevano ingenti ordini di alcolici da alcune società distributrici, nate da poco, senza alcuna caratura finanziaria, ma stranamente in grado di movimentare, da subito, enormi partite di merci.

Le merci, regolarmente accompagnate dal documento fiscale elettronico di scorta, erano destinate ad alcuni depositi fiscali italiani intestati a prestanome, persone prive di capacità patrimoniale e finanziaria, utili solo per rilevare la titolarità della licenza fiscale necessaria a potere entrare nella giostra delle spedizioni internazionali.

Le indagini hanno appurato che i camion transitavano realmente in Italia, almeno in gran parte: due, infatti, con circa 27.000 litri di vodka, sono stati sequestrati, tra il 2017 ed il 2018, dai Finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Udine mentre tornavano verso il Brennero dopo avere falsamente “smarcato” l’arrivo e lo scarico in Sicilia ed in Valle d’Aosta.

Dai depositi, non appena perfezionata la presa in carico con la “accettazione” e la “conferma” dell’e-AD, necessarie per chiudere contabilmente le spedizioni, le merci – con lo stesso vettore – iniziavano un vero e proprio carosello di destinazioni, sempre funzionale alla consegna finale, al momento opportuno, su suolo britannico, tramite vari espedienti illeciti.

Allo stesso tempo, due distillerie nazionali, senza grandi sbocchi commerciali, avevano ricevuto l’ordine, dagli stessi distributori, di produrre partite di vodka per il medesimo mercato, da movimentarsi spacciandole quali succhi di frutta o facendo figurare spedita all’estero la merce inviando, in realtà, bottiglie vuote.

Le verifiche in tutta Europa

Identificata la rete criminale, è stato necessario pianificare un intervento congiunto presso tutti gli operatori commerciali per comprendere la natura delle relazioni, acquisire la documentazione ed individuare i manovratori della frode.

Grazie al supporto offerto da Eurojust, l’organo europeo di coordinamento giudiziario, il 14 luglio 2017, sotto la regia di un Centro di Coordinamento internazionale, sono state eseguite, contestualmente, in 12 Paesi Europei (Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Germania, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Slovacchia, Spagna e Svizzera), dalle locali forze di polizia e doganali, affiancate dalle Fiamme Gialle friulane, oltre 50 perquisizioni presso le società mittenti, quelle intermediarie e le aziende speditrici, appurando, nella maggior parte dei casi, la fittizietà delle operazioni, l’assenza delle merci o la diversa destinazione d’uso dei locali.

In un caso, nei Paesi Bassi, anziché un deposito di vodka, la polizia olandese ed i Finanzieri hanno scoperto un laboratorio clandestino di MDMA, la droga in pillole meglio nota come “ecstasy”, attrezzato con alambicchi e barili di materia prima utili di produrre un numero elevatissimo di dosi.

In un altro, in Germania, la locale polizia ha, invece, rinvenuto 30.000 litri di alcolici scaduti, fatti più e più volte circolare per giustificare la movimentazione di quelli destinati altrove.

Nel corso del 2018, sempre con la regia sovranazionale di Eurojust, i Finanzieri friulani hanno acquisito ulteriori riscontri in altri 3 Paesi europei, a Cipro, in Francia e nel Regno Unito, ultima tappa di una maratona investigativa che ha permesso di identificare i vertici del gruppo, il 63enne britannico B.N.D.S., alias “John” – definito dal Giudice per le Indagini Preliminari la “quintessenza” del gruppo criminale per la sua pervasiva capacità di manovrare, come un burattinaio, l’intero scenario, spostandosi, all’occorrenza, anche in Italia, per risolvere situazioni di stallo in grado di compromettere gli affari od attirare l’attenzione degli investigatori – ed il 46enne italiano L.D., punto di contatto con la costola pugliese dell’organizzazione, riparato nel Regno Unito per sfuggire ad un altro Mandato di Arresto Europeo.

In quell’occasione, la perquisizione dell’abitazione del capobanda “John”, effettuata dalle Fiamme Gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria con i Funzionari dell’HM Revenue and Customs, la Dogana britannica, aveva permesso di reperire informazioni e documenti utili a confermarne il ruolo di capo.

Le misure cautelari

Accogliendo le richieste del Pubblico Ministero, D.ssa Viviana del Tedesco, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Udine, dott. Matteo Carlisi, ha emesso un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti dei 20 associati, di cui due in carcere, ai vertici residenti nel Regno Unito, 4 ai domiciliari, ai promotori pugliesi, tutti residenti nel Salento, e 14 obblighi di dimora, agli altri attivi nel meccanismo fraudolento, con ruoli variabili dalla gestione figurativa del deposito alla creazione e gestione virtuale dei documenti fiscali informatici di scorta.

L’indagine si è avvalsa del contributo dell’Ufficio delle Dogane di Cuneo e del supporto di analisi della Direzione Centrale Accertamento e Controlli, Ufficio Investigazioni, dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

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